Nel corso del Pleistocene, il periodo che va da 2,5 milioni a circa 12.000 anni fa, molte specie animali di grosse dimensioni sono scomparse quasi contemporaneamente dalla faccia della Terra. È l'estinzione della cosiddetta megafauna del Pleistocene, termine collettivo per descrivere animali davvero enormi, come mammut, cervi e rinoceronti giganti che prosperavano proprio durante quell'epoca. Gli scienziati tentano da anni di comprendere i motivi di questa estinzione, attribuendola prevalentemente ai cambiamenti climatici o alla caccia eccessiva dei primi uomini.

Tuttavia, secondo un nuovo studio condotto da ricercatori dell'Università di Tel Aviv, sono stati proprio i primi esseri umani a cacciare ininterrottamente i grandi animali fino all'estinzione, passando di volta in volta a specie di dimensioni più piccole. I risultati di questo nuovo studio sono stati pubblicati sulla rivista Quaternary Science Reviews.

Dal più grande al più piccolo per circa 1,5 milioni di anni

Per dimostrarlo gli scienziati hanno effettuato un'analisi completa e senza precedenti di tutti i resti di ossa animali scoperti in numerosi siti preistorici del Levante meridionale, regione storica che comprendeva buona parte dell'attuale Medio Oriente. I dati a disposizione provenivano da un totale di 133 strati in 58 siti, in cui sono stati identificate migliaia di ossa appartenenti a 83 specie animali differenti.

I risultati mostrano un continuo e lineare calo delle dimensioni della fauna cacciata dagli umani come principale fonte di cibo, a partire dagli elefanti giganti di 1-1,5 milioni di anni fa, fino alle piccole e agili gazzelle di 10.000 anni fa.

Secondo i ricercatori, questi risultati mostrano un quadro piuttosto chiaro dell'interazione tra gli esseri umani e gli animali che vivevano con loro negli ultimi 1,5 milioni di anni. Le masse corporee medie della fauna cacciata 10.500 anni fa erano infatti solo l'1,7% di quella di un milione e mezzo di anni prima.

Inoltre, secondo le analisi, né le dimensioni del corpo né il cambiamento nel tempo di queste dimensioni erano correlati alla temperatura o ai cambiamenti climatici avvenuti in quel periodo. Questo significa che per tutto il Pleistocene le varie specie umane hanno cacciato una dopo l'altra prede sempre più piccole rispetto a quelle precedenti man mano che si estinguevano.

Il declino della megafauna e l'evoluzione culturale

In base a quanto emerso da questo studio i ricercatori hanno provato ad avanzare alcune teorie sull'evoluzione della cultura umana decisamente affascinanti. Le prime specie umane preferivano cacciare gli animali più grandi disponibili fino a quando questi non sono diventati molto rari o estinti completamente. Questo ha costretto i loro successori a cercare prede via via sempre più piccole.

Di conseguenza, per ottenere la stessa quantità di cibo ogni specie umana è stata costretta a sviluppare tecnologie sempre più avanzate ed efficaci. Mentre le lance erano sufficienti all'Homo erectus per uccidere gli elefanti a distanza ravvicinata, gli umani moderni hanno dovuto ingegnarsi con arco e frecce per uccidere gli animali più piccoli e agili, come le gazzelle.

Secondo gli autori quindi il costante miglioramento della tecnologia umana sarebbe correlato alla scomparsa dei grandi animali proprio per mano dell'uomo. Questo potrebbe addirittura aver spinto in qualche modo verso l'avvento della rivoluzione agricola, iniziata nel Levante proprio in quel momento.

Gli esseri umani avrebbero perciò iniziato ad addomesticare piante e animali per soddisfare i propri bisogni alimentari quando cervi, elefanti e altri animali giganti sono stati estirpati, intorno ai 10mila anni fa.