Non solo Livorno. Anche Torre del Lago, Firenze, Pavia e Padova. Sono queste le città dove tutti gli indizi propendono verso la presenza di un “serial killer di gatti”. Sì, un assassino di felini. Il caso della città portuale toscana è il più eclatante perché balzato agli onori della cronaca mesi fa, con alcuni mici decapitati e trovati a poca distanza uno dall’altro.

L’ordine dei veterinari di Livorno è il primo nella Penisola ad aver affidato un incarico a Giovanna Bellini, una criminologa, medico specializzato in neurologia, per contribuire a identificare il serial killer. Sulle sue tracce ci sono anche i Carabinieri Forestali della città che hanno aperto un’inchiesta.

«Questa situazione si sta verificando in altre parti d’Italia, ma non c’è una"‘strana rete" tra loro –  spiega a Kodami la dottoressa Bellini –  A Livorno tutto inizia ad aprile, quando sono spariti i due gatti (con microchip) della veterinaria che ha dato poi il via a tutta la ricerca. Lei è diventata consulente, prima di me, dell’ordine dei medici veterinari. Alcune persone hanno fatto denuncia e altre no. Noi stimiamo una cinquantina di gatti scomparsi tra giugno, luglio e agosto».

A fine ottobre il macabro ritrovamento delle teste mozzate di due mici, la seconda a dieci giorni di distanza dalla prima e a pochissima distanza. A novembre la terza scoperta, in un altro quartiere, in mezzo a un vialetto. I musi sono stati portati dai Forestali alla Medicina veterinaria di Pisa per le analisi, con la speranza di avere qualche dettaglio che possa aiutare a identificare l'autore del crimine.

«È una sorta di firma – dice la criminologa – O è collegata in senso stretto a ciò che cerchiamo oppure qualcuno si è esaltato per queste ricerche e ha messo in atto un gesto eclatante». Per Bellini la dinamica è la stessa di un serial killer umano, con «serialità, preparazione, ritualità e magnificenza. Questa persona vuole fare clamore e il serial killer rivive questi momenti con piacere».

Nella storia di Livorno si intrecciano gli episodi di gatti scomparsi con quelli decapitati. Potrebbero esserci dietro dinamiche diverse, ancora tutte da chiarire. Diverse sono le teorie che la criminologa ha ipotizzato e che potrebbero essere all'origine delle sparizioni. Persino quelle che lei stessa definisce «semitruffe», con le quali i gatti vengono presi e «fatti passare come randagi per avere sovvenzioni». «Oppure – aggiunge – c'è dietro una sorta di "fuoco salvifico". Ci sono persone che fanno parte di associazioni e che li prelevano, li portano in altri Comuni e li fanno adottare. In questi casi i reati sono due: sottrazione di animale e maltrattamento. Da una parte ci può essere uno scopo remunerativo, dall’altra un disturbo comportamentale».