Un cane procione in uno degli allevamenti indagati da HSI tra novembre e dicembre 2020 in Cina (credits:HSI)
in foto: Un cane procione in uno degli allevamenti indagati da HSI tra novembre e dicembre 2020 in Cina (credits:HSI)

Immagini insostenibili arrivano da nuova investigazione realizzata, alla fine del 2020, da HSI (Humane Society International) in 13 allevamenti di animali da pelliccia in Cina. Foto e video davvero impressionanti e che su Kodami abbiamo deciso di non pubblicare integralmente selezionando giusto tre scatti tra tutto il materiale raccolto.

Uno scannatoio a cielo aperto. Centinaia di minuscole gabbie, larghe qualche decina di centimetri, dove cani procioni e volpi si agitano concitati, ruotando su loro stessi come in un girotondo impazzito. Quando l’allevatore infila nella gabbia il lungo bastone appuntito dell’elettrocuzione (il metodo utilizzato per stordire e uccidere gli animali) le sfortunate vittime li fissano già consapevoli della fine che li attende. Alcuni si rannicchiano in fondo alla gabbia in un’inutile tentativo di autodifesa. Altri piangono, semplicemente. Il sottile confine con la tortura è abbondantemente superato. Poi, sarà tutto un susseguirsi convulso di colpi di scariche elettriche che, se arrivassero dritte al cervello, ucciderebbero il piccolo animale da pelliccia all’istante. Ma i colpi, purtroppo, sono brutali quanto imprecisi. Sul corpo, sul muso, sulla coda. L’animale stramazza a terra, incapace di muoversi. Completamente paralizzato. Gli occhi terrorizzati. A brevissimo ci sarà solo l’uccisione definitiva, dopo alcuni interminabili minuti di agonia. Poi lo scuoiamento, le pellicce strappate via con un gesto deciso, le pelli che si ammassano a terra in mucchi accanto a mucchi di carcasse sanguinolente che, subito dopo, saranno fatte a pezzi e inviate ai ristoranti dove l’avventore sarà ben felice di assaggiare le prelibatezze della cucina tradizionale cinese.

L'indagine investigativa di HSI alla fine del 2020: nessun controllo, stessa crudeltà

Gli animali vengono storditi e uccisi con il metodo dell’elettrocuzione, ma l’agonia è lunga e dolorosa e può durare diversi minuti (frame dal video di HSI)
in foto: Gli animali vengono storditi e uccisi con il metodo dell’elettrocuzione, ma l’agonia è lunga e dolorosa e può durare diversi minuti (frame dal video di HSI)

É questo l’angosciante resoconto visivo dell’ultima indagine di Humane Society International. Un’investigazione condotta in Cina in 13 allevamenti di animali da pelliccia, tra novembre e dicembre 2020, da attivisti sotto copertura. Siamo in piena era covid, ma per il mercato da milioni di dollari della pelliccia molte delle norme cinesi sul benessere animale, sull'allevamento, la macellazione e la sorveglianza epidemiologica continuano ad essere eluse. Situazione insostenibile anche alla luce delle dichiarazioni di un allevatore che ammette che la carne degli animali uccisi viene venduta ai ristoranti locali, per il consumo umano da parte di ignari commensali. «Gli animali in questo video sono stati sottoposti a un'elettrocuzione violenta sul corpo e non nel cervello – spiega Alastair MacMillan, consulente veterinario di HSI – Il che significa che è molto probabile che abbiano sperimentato diversi minuti di estremo dolore fisico e sofferenza, simile ai sintomi dell'infarto. Invece della morte istantanea, è probabile che siano stati immobilizzati dalle scosse elettriche, rimanendo coscienti e provando l'intenso dolore dell'elettrocuzione».

Un mercato smisurato dove anche l'Italia fa la sua parte

Le carcasse degli animali da pelliccia vengono separate dai mucchi di pelli. La carne va in vendita ai ristoranti (credits:HSI)
in foto: Le carcasse degli animali da pelliccia vengono separate dai mucchi di pelli. La carne va in vendita ai ristoranti (credits:HSI)

L’indagine è l’ultimo tassello del lavoro che impegna ormai da tempo Humane Society International nell’ambito della propria azione globale per porre fine all’industria delle pellicce e per denunciare la crudeltà verso gli animali negli allevamenti di tutto il mondo. Difficile però pensare che il comparto rinuncerà a guadagni così sostanziosi.  L’industria cinese delle pellicce è la più grande al mondo: nel 2019 la Cina ha allevato 14 milioni di volpi, 13,5 milioni di cani procione e 11,6 milioni di visoni, destinati anche all'esportazione oltreoceano in paesi come l’Italia dove, sebbene non ci siano allevamenti di volpi o cani procione, quelli di visoni sono invece ancora operativi (anche se sospesi per tutto il 2021). E dove comunque vengono importate pellicce da diversi paesi, tra cui Germania, Francia, Spagna, Paesi Bassi, Belgio, Stati Uniti e Russia oltre che, appunto, dalla Cina. Sempre nel 2019, il valore delle pellicce grezze e conciate, nonché degli articoli di pellicceria importati è stato di 478 miliardi di dollari, di cui il 7,34% (35,1 miliardi di dollari) dalla Cina. «Gli italiani rimarranno scioccati dalla triste e crudele realtà che le abili strategie di marketing dell’industria riescono a nascondere – commenta Martina Pluda direttrice per l’Italia di Humane Society International – Oltre alla sofferenza, l’investigazione di HSI negli allevamenti cinesi, rivela una quasi totale mancanza di misure per il controllo epidemiologico. Questo è estremamente preoccupante, considerando che visoni, cani procione e volpi sono suscettibili ai coronavirus.»

La crudeltà degli allevamenti e delle uccisioni per elettrocuzione

L’angosciante estensione di uno degli allevamenti indagati da HSI alla fine del 2020 in Cina (credits:HSI)
in foto: L’angosciante estensione di uno degli allevamenti indagati da HSI alla fine del 2020 in Cina (credits:HSI)

Le pellicce, gli allevamenti di animali da cui si ottengono, la crudeltà insita nella loro produzione che risulta ancora più insensata se messa in relazione con la possibilità di essere sostituite con materiali di provenienza non animale, si mescolano quindi ormai in modo incontrovertibile con l’attentato alla salute pubblica che costituiscono gli allevamenti. «Anche se questa indagine ha avuto luogo in Cina, scene altrettanto angoscianti di animali stressati, tenuti in piccole gabbie metalliche, si riscontrano negli allevamenti sia in Nord America sia in Europa, Italia compresa – aggiunge la Pluda – L’allevamento intensivo di animali da pelliccia comporta sempre enormi sofferenze e un rischio inaccettabile per la salute pubblica. Mentre il Governo italiano non ha autorità sugli allevamenti di animali da pelliccia all'estero, dovrà decidere sul futuro di questa industria in Italia. Un divieto permanente è l'unica soluzione accettabile». Nel frattempo si può aderire alla campagna globale di raccolta firme condotta da Fur Free Alliance e sostenuta da HSI.