L'Università di Copenhagen ha condotto uno studio volto ad analizzare la frequenza dei disturbi comportamentali nei cani provenienti dagli allevamenti nazionali rispetto ai cani adottati attraverso le associazioni ("Street dog organizations") che si occupano di adozioni di ex randagi provenienti dal Sud Europa verso il paese baltico. I ricercatori hanno analizzato le esperienze di 3351 adottanti e 173 veterinari danesi attraverso specifici questionari pubblicati tra il 17 novembre 2019 e il 14 marzo 2020, rilevando maggiori problematiche legate alla paura e allo stress dei cani di strada rispetto a quelli provenienti dagli allevamenti. I veterinari, poi, riconoscono anche una forte incidenza di problemi legati alla solitudine, mentre questo disagio non viene riportato dai pet mate.

Le dimensioni del fenomeno a livello europeo

Lo studio, pubblicato su Animals il 17 maggio 2021, parte da un'analisi del fenomeno che, secondo quanto riportato dai ricercatori, ha riguardato oltre 5000 cani a partire dal 2001 e 29 associazioni attive (nel 2019) nell'ambito delle adozioni internazionali con destinazione la sola Danimarca. Secondo i dati raccolti dai questionari consegnati ai veterinari, nel periodo dal giugno 2018 al giugno 2019 in Danimarca sono stati visitati 4500 cani provenienti dalle strade dei paesi europei in cui il randagismo è un fenomeno ancora molto diffuso. I cani presi in esame provengono principalmente da Grecia e Bosnia-Herzegovina e, in numero minore, da Bulgaria, Polonia, Portogallo, Romania, Serbia, Spagna e Turchia. Lo studio non ha rilevato una presenza significativa di cani provenienti dall'Italia, dove i cani randagi sembrano quindi venire adottati maggiormente a livello nazionale, come abbiamo approfondito nell'inchiesta di Kodami "Dall'amore al business delle adozioni".

Più paura e stress nei cani ex randagi, ma veterinari e proprietari non sono d'accordo

Ai veterinari partecipanti allo studio, i quali rappresentato il 16% del totale dei veterinari danesi, è stato chiesto di determinare quali, tra i 15 problemi comportamentali elencati, vengano più spesso evidenziati nei cani adottati attraverso le "Street dog organizations". I risultati dimostrano che le problematiche più comuni risultano: la paura degli esseri umani (82%), lo stress (69%) e la difficoltà nel passare del tempo a casa senza la presenza dell'umano di riferimento (65%).

I risultati dei questionari consegnati ai pet mate dei cani, però, rivelano una percezione diversa dei problemi comportamentali rispetto a quella dei veterinari. Sebbene anche chi ha adottato soggetti provenienti dalle adozioni internazionali rilevino problemi legati allo stress e alla paura, non risulta rilevante la differenza tra la paura osservata nei cani di allevamento rispetto a quella manifestata dai cani ex-randagi. Inoltre, le persone non hanno manifestato in quantità importante le problematiche legate al distacco e al tempo passato da soli per i cani che vivono con loro.

Il perché della differenza nella percezione dei problemi comportamentali

La differenza nella percezione dei due campioni, secondo i ricercatori, può essere causata dall'impossibilità di riconoscere alcuni disagi da parte degli umani che vivono con loro, ma anche dal fatto che i veterinari che hanno scelto di rispondere alle domande probabilmente sono i più interessati alla questione dei rischi e delle problematiche legate alle adozioni internazionali. Secondo quanto riportato nello studio danese infatti, i veterinari sono maggiormente spinti a proteggere i cani danesi dalle malattie esotiche, mentre le associazioni e gli adottanti di cani provenienti dal Sud Europa danno meno importanza a questo fattore e preferiscono dare attenzione alla necessità di trovare casa ai cani che vivono altrove.

Questo dibattito non è nuovo in Scandinavia, dove già nel 2018 la Norvegia ha vietato l'importazione e il commercio internazionale di cani di cui non fossero tracciabili gli ultimi sei mesi, nell'ottica di diminuire il rischio della diffusione di zoonosi causato dal transito di animali provenienti da territori in cui sono presenti malattie esotiche.

L'opinione dei veterinari scandinavi è supportata anche dai risultati di uno studio inglese pubblicato su VetRecord nel 2020, che viene citato anche dai ricercatori danesi, secondo il quale è indispensabile sensibilizzare i veterinari a condurre i test per le malattie esotiche negli animali provenienti dal sud Europa. Gli esperti ritengono inoltre fondamentale un aumento delle leggi e dei controlli riguardo i viaggi degli animali attraverso l'Europa, in modo da  garantire la protezione contro l'importazione di malattie che rappresentano un rischio per la salute animale e umana nel Regno Unito e non solo.

Staffette: dall'amore al business delle adozioni