Vegetariano dal 1975 e vegano dal 2013, la sua voce non si fa mai attendere quando c’è di mezzo una battaglia animalista. E anche questa volta Paul McCartney è sceso in campo per lottare contro gli esperimenti sugli animali per testare i cosmetici.

Anche il mitico Beatles si unisce alle diverse associazioni animaliste, ai parlamentari, alle persone comuni dei 27 paesi Ue e ai marchi come The Body Shop e Dove, per chiedere a Bruxelles di non cancellare una legge che era diventata l’orgoglio di una generazione.

«Eravamo convinti che ormai non ci saremmo più dovuti preoccupare dei test sugli animali per produrre cosmetici, che fosse ormai cosa archiviata e, invece, ci siamo sbagliati» ha dichiarato il padre della stilista (Stella Mc Cartney, ndr) più animalista e ambientalista dell’universo moda.

E, allora, visto che la lotta per dire no a questa scellerata presa di posizione che porta la firma delle principali autorità Ue è tutt’altro che vinta, Mc Cartney, da molti anni testimonial della Peta, invita tutti ad andare su savecrueltyfree.eu e firmare l'appello ai cittadini europei per mantenere il divieto di sperimentare sugli animali.

Se la legge del 2013 vieta i test sugli animali, perché si fanno ancora?

Nel 2009 gli esperimenti sugli animali per i prodotti cosmetici e i loro ingredienti furono vietati in Europa e dal 2013 entrò in vigore il divieto di vendita di qualunque cosmetico testato sugli animali.

Migliaia di attivisti quel giorno scesero in piazza in tutta Europa per festeggiare ciò che da oltre un decennio inseguivano: in profumeria, in farmacia e sugli scaffali dei supermercati da quel momento in poi i consumatori avrebbero trovato solo creme e rossetti cruelty-free, risparmiando atroci torture a milioni di esistenze inermi.

In quel Regolamento Cosmetici pareva esserci tutto quel che serviva. Ma il "business è business" e una società capitalistica difficilmente accetta di buon grado minori guadagni. Cosa che infatti è stata: tra un sottinteso da una parte e un “ma in quel punto non è chiara” quella legge del 2013 è stata troppo fragile per non essere aggirata.

Il problema però, è che adesso non sono solo le aziende produttrici a volere i test, ma sempre più spesso è l’Echa, l’Agenzia europea che coordina lo studio delle sostanze chimiche in commercio, a richiedere che, per ogni sostanza analizzata, vengano eseguiti test sugli animali. E per “ogni sostanza”, l’Agenzia intende anche alcuni ingredienti usati esclusivamente nei cosmetici già comprovatamene sicuri e innocui. 

Ma per l’Echa non basta e, rifacendosi a un altro Regolamento europeo, il Reach, l’Agenzia richiede praticamente di utilizzare il solito modo cruento di analisi, comprendente il tipico ventaglio di pratiche orribili. Pratiche, oltretutto, ormai totalmente obsolete, che potrebbero essere sostituite tranquillamente dalle tecnologie moderne esistenti che i ricercatori hanno sviluppato e stanno utilizzando da decenni.

McCartney, Peta e tanti cittadini lanciano l’ICE, di cosa si tratta

La PETA, quindi, con un gruppo di associazioni impegnate per la protezione degli animali, insieme ad alcuni produttori di cosmetici, ha lanciato un’Iniziativa dei cittadini europei (ICE): un meccanismo attraverso il quale le persone, raggiungendo il numero minimo di un milione, hanno la facoltà di chiedere alla Commissione Europea una nuova legislazione su un argomento specifico.

La richiesta è ancora una volta il divieto in Unione europea dei test sugli animali per produrre prodotti cosmetici poiché, nonostante il divieto di vendere e commercializzare cosmetici testati sugli animali, questi ultimi soffrono ancora a migliaia nei laboratori in tutta l’Unione europea mentre i consumatori credono di acquistare prodotti senza crudeltà.

«Abbiamo bisogno di tutti affinché tutta questa sofferenza per gli animali finisca davvero» scrive la Peta nell’appello che invita le istituzioni anche a servirsi di una migliore medicina e di una scienza che sia rilevante per l’uomo, ma che non debba mai più coinvolgere gli animali.

E per raggiungere questo fine sono tre le azioni che l’ICE chiede alla Commissione Europea: proteggere e rafforzare il divieto dei test sugli animali per i cosmetici, trasformare il regolamento UE sulle sostanze chimiche e impegnarsi a sviluppare un piano concreto per la transizione alla scienza non animale.

I test sugli animali, un crudeltà senza fine

I test prevedono che l’animale venga forzato ad ingerire o respirare la sostanza da analizzare, avviandolo così verso una morte lenta e dolorosa che può durare da poche ore, se fortunato, a giorni o mesi. I risultati ottenuti, saranno costati la vita all'incirca a 3.200 topi.

Secondo Costanza Rovida, scienziata al Centro per le alternative alla sperimentazione animale della Johns Hopkins University di Baltimora, che in Europa ha sede a Costanza, in Germania, ciò che si poteva scoprire studiando gli animali è già stato scoperto, continuare non ha più senso. D’accordo con lei, anche un numero sempre maggiore di ricercatori in tutto il mondo per i quali per scoprire se le sostanze chimiche sul mercato sono pericolose è molto meglio affidarsi, anziché agli esperimenti sugli animali, alla tecnologie più moderne già esistenti.

Le aziende italiane ed europee che non testano i propri prodotti finiti e nemmeno gli ingredienti, sugli animali, aderiscono allo Standard Cruelty Free. La lista completa si può trovare sul sito della LAV, Lega antivivisezione onlus per quanto riguarda le aziende in Italia, e sul sito internazionale CrueltyFree International . Per conoscere, invece, tutti i brand certificati cruelty-free  si può consultare il sito di PETA, People for the Ethical Treatment of Animals.

Il significato delle diverse diciture "testato" sulle confezioni dei prodotti

“Clinicamente testato”

Questa dicitura significa che il prodotto è stato oggetto di test su volontari, ma questo non garantisce che non siano stati effettuati anche test su animali.

“Dermatologicamente testato”

Questa dicitura non dà alcuna garanzia né indicazione precisa sulla politica dell’azienda in merito ai test su animali. Indica soltanto che il prodotto è stato oggetto di test dermatologici, per valutarne gli effetti sulla pelle.

“Microbiologicamente testato”

Anche questa dicitura indica soltanto che il prodotto ha subito i controlli obbligatori in fase di produzione per accertare la non contaminazione da parte di funghi e batteri potenzialmente pericolose per la pelle. Non indica in nessun modo però, che non siano stati effettuati anche test su animali.

“Non testato su animali”, “Cruelty free”, ecc.

Queste diciture sono adottate volontariamente dalle aziende ma non sono ufficiali. Infatti, si riferiscono esclusivamente al prodotto finito. Ma l’attuale legislazione europea prevede la possibilità di apporre simili diciture sui prodotti cosmetici solo se in nessun momento della filiera produttiva si è fatto ricorso a test su animali.

Ma ciò può essere verificato solo monitorando tutti i fornitori di materie prime, come prevede lo Standard. Questo significa che si tratta di una dicitura che confonde il consumatore che pensa di acquistare un prodotto per il quale gli animali non hanno dovuto subire torture, ma non è affatto detto che sia così.