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2 Settembre 2022
13:21

MeowTalk, l’app che “fa parlare” i gatti. Gli esperti: «La comunicazione non è fatta solo di miagolii»

L'app MeoTalk promette di tradurre i miagolii dei gatti in un inglese semplice. Ma gli esperti mettono in guardia: «Mai delegare a uno strumento informatico il compito di tradurre quello che un gatto sta provando a comunicare».

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gatto

«Miao». «Miao, cosa?». Chi ha un gatto potrà confermare che questo è il dialogo più diffuso tra mici di casa e umani: «Cosa vuoi? Da mangiare, da bere, entrare, uscire, rientrare, le coccole?». I pet mate di un gatto passano le giornate a cercare d'interpretare le sue necessità e i suoi desideri, semplicemente perché è il padrone indiscusso della casa. Parole ad alta voce che non hanno ancora ricevuto risposta, se non in forma miagolii. Ma ora un'app, realizzata da Javier Sanchez, chiamata MeowTalk potrebbe aprire a nuovi orizzonti.

Secondo gli sviluppatori, l'applicazione mobile promette di convertire i miagolii in un inglese semplice. «Vogliamo usarlo per aiutare le persone a costruire relazioni migliori e più forti con i loro gatti», ha dichiarato Sanchez. «I dati e la scienza dietro le "parole" dei gatti esistono da molto tempo – spiega il ceo di Meow Talk Sanchez – Nel 2018 ho ascoltato uno speciale della Npe intitolato "The Secret Language of Cats" in cui Susanne Schotz discuteva del suo libro con lo stesso nome. Di recente avevo lasciato il team di Machine Learning di Alexa e in quel momento e mi sono subito reso conto che le stesse tecnologie di riconoscimento vocale potevano essere applicate alle vocalizzazioni dei gatti per tradurre ciò che stanno dicendo. L'idea in quel momento era un collare intelligente».

Come funziona l'appMeow Talk

L'app ha 9 setting interni che può rilevare immediatamente e che sono generali per tutti i gatti: difesa, aggressività, caccia, accoppiamento, richiamo al pet mate, dolore, riposo.

Queste caratteristiche sono generali per tutti i gatti e si allineano con l'umore o lo stato d'animo del gatto, ma ovviamente non sono le uniche. Le ricerche condotte dal team di Sanchez ci sta dimostrando che potenzialmente ce ne sono molti di più.

In più, si può "educare" l'app a imparare parole specifiche che il proprio gatto conosce. Ad esempio, si può chiedere all'app di riconoscere quando il gatto miagola per chiedere del cibo. Per farlo quando MeowTalk riconosce un miagolio e fornisce una traduzione che non corrisponde allo scenario, può contrassegnare la traduzione come errata e quindi scegliere la parola/frase corretta da un elenco che il tuo gatto ha "pronunciato" (ad esempio: "Dammi da mangiare!").

Un gioco o  un vero e proprio traduttore?

MeoTalk si propone di capire i nostri gatti attraverso i loro miagolii. Dalla traduzione di semplici richieste come "Nutrimi!" a intenzioni più complicate come "Fammi le coccole!", ma è scientificamente possibile? Lo abbiamo chiesto a Antonio Sgorbissa direttore centro interuniversitario di ricerca su robotics and autonomous systems all'Università di Genova. «La domanda da porsi è "chi mi dice che l’app stia davvero funzionando e non spari frasi a caso"? Bisogna dunque verificare che davvero i miagolii siano sufficientemente diversi e che il sistema sia in grado di distinguerli».

Per rispondere occorre leggere gli articoli scientifici che hanno tenuto conto dei test effettuati dai ricercatori: «Nell'articolo che si trova in rete si mostrano due griglie – continua Sgorbissa – i valori sulla diagonale ci dicono la capacità di riconoscimento di diversi stati, ad esempio la paura viene riconosciuta il 58% delle volte, e apparentemente è possibile conoscere (con una certa percentuale di errore) il significato di diversi vocalizzi».

MeowTalk, contatta da Kodami, ha risposto che: «La ricerca ha preso come base set dei dati di vocalizzazioni di gatti registrate in condizioni specifiche (ad esempio in attesa di cibo). La ricerca dimostra anche che le vocalizzazioni del gatto possono essere distinte anche in condizioni non ottimali. MeowTalk ha arruolato il dottor Ntalampiras dopo che la ricerca è stata pubblicata. Questo studio e i successivi esperimenti con altri set di dati registrati in condizioni note hanno dimostrato che, sebbene il repertorio/vocabolario del gatto possa non essere universale, mostra caratteristiche coerenti su base individuale. Abbiamo sviluppato un algoritmo di apprendimento automatico e utilizzato più set di dati per addestrarlo e rilevare e analizzare automaticamente i miagolii con tecniche di riconoscimento dei modelli e di elaborazione del segnale».

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La percentuale di riconoscimento per emozione (Stavros Ntalampiras, Danylo Kosmin and Javier Sanchez)

Come detto per addestrare il software, ci sono dei database disponibili in cui i suoni registrati sono associati a emozioni (paura, dolore, etc): «Usano una rete neurale per imparare l’associazione suono-emozione basandosi sugli esempi nel database e quando la rete neurale ha imparato, può classificare nuovi suoni prodotti da un gatto non presenti nel database dell’utente. Con una probabilità di errore che é mostrata per ogni caso». Alcuni stati sono più facili di altri da riconoscere: manco a dirlo, per i nostri amici amanti dell'ozio, quello del riposo è quello che viene meglio interpretato, al momento, dall'app.

L'esperta: «Non delegherei la comunicazione ad una app»

Ma abbiamo davvero bisogno di tradurre in parole umane quello che il gatto vuole dirci? O forse sarebbe meglio imparare ad osservare, ascoltare e capire il micio, imparare cioè a relazionarsi e farsi capire usando un linguaggio un po' più "felino", dando anche delle regole a livello sociale, come per qualsiasi altro membro della famiglia; conoscere e soddisfare i suoi bisogni, sia quelli più felini, dunque di specie, che quelli relativi alla sua singola personalità (ogni gatto è diverso dagli altri, anche da quelli della sua stessa razza, seppur con più caratteristiche in comune). In sintesi: lasciargli la possibilità di esprimersi e cercare di osservalo a 360 gradi, posando il telefonino.

«Mai delegherei a uno strumento informatico il compito di tradurre quello che un mio gatto sta provando a comunicare», è il parere di Sonia Campa del comitato scientifico di Kodami, esperta in comportamento dei gatti. «Dopodiché, la installerei per puro divertimento, per confrontare le mie valutazioni personali con quelle della app. E questo perché la comunicazione non è fatta solo di un messaggio (vocale, in questo caso) ma anche di contesto, di situazione, di fisicità, di intenzioni e di un insieme di ritualità che sono specifiche della diade gatto-pet mate. Una delle cose che mi ha sempre affascinato nel mio lavoro di consulente è vedere quante volte le persone mi dicono di capire cosa il loro gatto intende dire dal "modo in cui miagola": ecco, non rinuncerei mai a questa forma di conoscenza reciproca che passa solo dall'osservazione diretta dell'altro e dal contatto attento, senza intermediari».

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Annissa Defilippi
Giornalista
Racconto storie di umani e animali perché ogni individuo possa sentirsi compreso e inserito nella società di cui fa parte a pieno diritto. Scrivo articoli e realizzo video mettendomi in ascolto dei protagonisti; nascono così relazioni che, grazie a Kodami, possono continuare a vivere.
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