7 Dicembre 2021
9:00

Come parlare con un gatto?

Alcuni nostri comportamenti assumono per il gatto dei significati precisi perché sono universali. Conoscerli ed esprimerli nella comunicazione con il gatto può non solo migliorare la nostra relazione con loro ma può permetterci di anche di sviluppare un vero e proprio linguaggio felino condiviso. Vediamo allora come parlare con i gatti e comunicare con loro nel modo corretto.

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Come parlare al gatto

Alcuni nostri comportamenti assumono per il gatto dei significati peculiari perché sono universali. Conoscerli ed esprimerli nella comunicazione con il gatto può non solo migliorare la nostra relazione con loro ma può permetterci di sviluppare un vero e proprio linguaggio felino.

La comunicazione uomo-animale viaggia sul canale non-verbale che alla nostra specie non è particolarmente familiare ma che, con un po' di auto-osservazione e di pratica, può sicuramente essere reso accessibile e funzionale.

I gatti, infatti, sono in grado di interpretare le nostre intenzioni e le nostre disposizioni nei loro confronti analizzando dettagli delle nostre posture, del nostro tono di voce, della distanza tra i nostri corpi che, al di là della nostra consapevolezza, convogliano “significati” universali.

Già Charles Darwin, nel suo “Le espressioni delle emozioni negli uomini e negli animali” aveva intuito come esistano dei segnali comunicativi che in qualche modo condividiamo con le altre specie e che tra specie sono perfettamente percepibili: se vediamo un gatto che inarca la schiena, soffia e mostra i denti, comprendiamo che sta manifestando un atteggiamento di tensione, anche se nessuno ce lo ha insegnato. Questo accade proprio perché esistono delle omologìe (cioè delle radici comuni) nel modo di comunicare le emozioni, almeno tra mammiferi.

Inginocchiarsi per invitare

Uno dei segnali che indicano assenza di minaccia è la riduzione delle dimensioni corporee. In questi casi, se avremo la premura di inginocchiarci davanti ad un gatto prima di avvicinarci, otterremo di comunicargli che non abbiamo intenzioni minacciose e che, se vuole, siamo disponibili a interagire

Offrire la mano

Offrire la mano (ma senza toccarlo e senza allungarla sopra la sua testa) è un modo gentile per dire al gatto che, se vuole, può annusarci, ovvero siamo disponibili a ricevere la prima forma di interazione che il gatto, generalmente propone.

Ricambiare l'ammiccamento

Quando i gatti socchiudono gli occhi guardandoci, stanno comunicando la loro disposizione tranquilla e fiduciosa nei nostri confronti. Questo non significa che siano disponibili a farsi avvicinare né a farsi toccare ma, semplicemente, che si sentono a loro agio nei nostri confronti. Possiamo ricambiare la cortesia socchiudendo gli occhi a nostra volta: sarà un modo di rispondere: «ti ringrazio, anche io sono sereno in tua presenza».

Evitare lo sguardo diretto

In maniera assolutamente speculare, quando siamo in presenza di un gatto timido o preoccupato per la nostra presenza, possiamo rassicurarlo evitando di fissarlo negli occhi e di avvicinarci. Tenere la distanza ed evitare lo sguardo diretto è un modo estremamente cortese di dire «ho capito che sei a disagio e lo rispetto».

Usare un tono di voce basso

Indipendentemente da quello che le vostre parole esprimono, la cosa importante è come le pronunciate. I gatti detestano i toni alti e acuti mentre trovano rassicuranti le voci che parlano loro con toni pacati e senza picchi emotivi.

Accogliere i "basta"

Un altro aspetto importante della relazione con il gatto riguarda il contenimento, il tenerlo in braccio o abbracciarlo. Indispensabile durante manovre mediche o di soccorso, a volte diventa un autentico tormento per il gatto quando è legato ad effusioni non richieste o non gradite. Allora, la capacità di lasciar andare, di sciogliere o interrompere il contatto al primo segnale di diniego da parte del gatto, è un altro modo estremamente valido di dire al nostro amico «ok, ho colto il tuo “basta” e lo rispetto».

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Sonia Campa
Consulente per la relazione uomo-gatto
Sono diplomata al Master in Etologia degli Animali d'Affezione dell'Università di Pisa, educatrice ed istruttrice cinofila formata in SIUA. Lavoro come consulente della relazione uomo-gatto e uomo-cane con un approccio relazionale e sono autrice del libro "L'insostenibile tenerezza del gatto".
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