Vengono circondati dai motoscafi che li costringono a muoversi in massa verso la riva. E, una volta qui, vengono uccisi con arpioni e trapani elettrici dai pescatori, davanti a un folto pubblico che li osserva dalla spiaggia.

Ma se per la maggior parte dei cittadini delle Isole Faroe il Grindadràp, come viene definita la caccia ai delfini che da secoli si svolge, è una “tradizione” assolutamente normale, per le associazioni animaliste si tratta invece di una vera e propria mattanza, una barbarie da fermare al più presto.

Una battaglia, però, molto difficile perché i sostenitori di questa indegna pratica la difendono, sostenendo come l’attività abbia garantito la sussistenza alimentare della popolazione locale per secoli. Forse un po' debole come motivazione, ma di fatto, evidentemente, molto convincente, anche se viviamo nel 2021 e adesso l’essere umano non ha più motivo di andare a caccia per nutrirsi.

Fermare questo scempio è esattamente ciò che chiede la petizione lanciata su change. org. a settembre, dopo  «il più grande massacro della storia» come Sea Shepherd, la onlus che da oltre quarant’anni si batte per la la salvaguardia della fauna ittica e degli ambienti marini, descrisse la caccia nel fiordo di Skala, in cui sono furono quasi 1.500 delfini.

Questa volta, però, l’iniziativa popolare, che ha raggiunto 1 milione e 300mila firme, ha avuto maggiore eco e ha spinto il Governo a riconsiderare la caccia annuale di delfini e balene nel paese e chissà mai, a decidere di archiviarla come “un'usanza” del passato.

La buona notizia, però, finisce qui. Nel senso che nessuna decisione è stata ancora presa. Sapere però che quantomeno la questione ha trovato spazio per essere almeno discussa, è già molto di più rispetto a ciò che è accaduto finora.

Un massacro crudele e obsoleto nel nome della “tradizione”

Sea Shepherd, la onlus che da oltre quarant’anni si batte per la salvaguardia della fauna ittica e degli ambienti marini, combatte contro la mattanza dei delfini alle Faroe sin dagli anni ’80, salvando la vita di centinaia di globicefali, ma soprattutto portando l’attenzione globale, su quegli orribili massacri.

“Operation Bloody Fjords” è l’azione portata avanti dall'organizzazione contro il “grindadráp”, il nome preciso di questa pratica crudele e cruenta che le istituzioni faroese e danese continuano a promuovere, in aperto conflitto, spiega l’associazione, con gli obblighi giuridici internazionali della Danimarca nei confronti della Direttiva Habitat dell’Unione Europea.

I principi contenuti nella direttiva hanno lo scopo di promuovere il mantenimento della biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali nel territorio europeo e vieta agli stati membri tutte le forme di disturbo, cattura o uccisione deliberata di cetacei.

L’organizzazione ha presentato ufficialmente una richiesta alla Commissione europea per avviare le procedure di infrazione contro la Danimarca, portando prove che dimostrano come i funzionari danesi della polizia, della marina e delle dogane, abbiano facilitato e persino partecipato attivamente alle Grind.

Durante questi anni, anche la sensibilità degli abitanti delle Faroe è cambiata e in molti hanno cominciato a chiedere che la Grind venga cancellata per sempre. Purtroppo, però, la paura di ritorsioni, ha reso più conveniente ai politici non esprimersi pubblicamente contro questa mattanza legale. Almeno fino a questo momento.

La strage di delfini avvenuta a settembre 2021, sia per il numero delle uccisioni che per la crudeltà con cui sono state portate a termine hanno però acceso un faro sulla Grind, molto più ampio rispetto a quello puntato dalle associazioni animaliste e ambientaliste.