Settanta giorni senza mangiare. Solo acqua e succhi. Integratori, ovviamente. E tanta forza per sconfiggere l’enorme debolezza e la stanchezza continua che «ti fa arrivare a sera come morta». Daniela Musocco settanta giorni fa, due mesi e dieci giorni, ha scelto lo sciopero della fame come unica arma che sentiva di avere a disposizione per combattere un’enorme ingiustizia: la prigionia nel centro faunistico di Casteller, in Trentino, dei tre orsi DJ3, M57 e Papillon considerati pericolosi dalla Provincia di Trento.

«In Italia non ci possono, non ci devono essere lager per orsi. Non ci si può arrendere. Noi vogliamo essere i loro avvocati». Così Daniela ha smesso di mangiare, semplicemente. Proprio come sembra stia facendo M49, l’orso di cui tutta Italia ha seguito le fughe rocambolesche. Papillon, infatti, secondo quanto scritto dagli uffici specializzati Cites dell’Arma dei Carabinieri  nel rapporto del 1 ottobre 2020, dopo l’ispezione effettuata il 14 settembre: «ha smesso di alimentarsi e scarica tutte le sue energie sulla saracinesca della tana».

Daniela lo aveva sognato e da quel sogno è nata l’idea che digiunare potesse essere l’unico modo per cercare di aiutarlo a ritrovare la libertà. «L’obiettivo – spiega la sessantunenne vicentina animalista convinta, vegana e per lungo tempo responsabile LAV di Vicenza – è che i tre orsi imprigionati nel recinto di Casteller, di competenza della Provincia di Trento guidata da Maurizio Fugatti, tornino liberi. Che vengano restituiti alla natura. E che grazie ai radiocollari possano essere seguiti nei loro spostamenti».

DJ3, M57 e Papillon: i tre orsi che la Provincia di Trento tiene prigionieri 

Rendering a cura di Alessandro Ghezzer
in foto: Rendering a cura di Alessandro Ghezzer

I tre orsi si trovano a Casteller da tempi diversi. La prima ad arrivare in quella che gli animalisti considerano una prigione mentre il sito Trentino.it presenta come “centro recupero fauna alpina, vero e proprio luogo di pace per gli animali feriti”, è stata DJ3, undici anni fa. A lei, che aveva compiuto il delitto di sbranare una pecora, si aggiunse M49, soprannominato Papillon dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, in ricordo del famoso ergastolano cinematografico sempre in cerca di libertà. Papillon, colpevole di essersi avvicinato troppo ai centri abitati, venne catturato la sera del 14 luglio 2019 a Malga Rosa. Fuggito il giorno successivo, dopo aver scavalcato una rete elettrificata alta 4 metri, l’orso iniziò una lunghissima “fuga verso la libertà”. Tra avvistamenti, ordini di sparare a vista da parte di Fugatti, diffide da parte del ministro, periodi di quarantena invernale, incursioni in località abitate senza mai arrecare danni e l’incitazione alla fuga del mondo dei social, Papillon riuscì a restare libero  fino al 30 aprile 2020, quando venne catturato da una trappola nella Val Rendena. Imprigionato di nuovo, fu ricondotto al Casteller e lì castrato. Ma il 27 luglio Papillon scappò di nuovo. Quell'ultima volta, però, secondo i tecnici dell’Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, «sono stati divelti o piegati alcuni dei tondini della rete della recinzione, di diametro di 12 mm».

L’orso diventa da allora un mito, un inno alla libertà, un simbolo del bene contro il male, della lotta tra quanto è libero, selvaggio, indomabile e quanto è invece costretto dalle catene, imprigionato, in gabbia senza colpe e senza delitti. Ma alla fine anche Papillon è costretto a capitolare alla furia del presidente della Provincia e, circa un mese e mezzo più tardi, all’inizio di settembre viene di nuovo individuato dalle Guardie della Forestale, imprigionato grazie a una trappola e ricondotto a Casteller.

A lui e a DJ3 si aggiunse infine M57 che, durante l’estate, si era reso colpevole di essersi avvicinato troppo ad un Carabiniere, ferendolo. I tre orsi “problematici” erano stati dunque sistemati all’interno dell’area faunistica a pochi minuti di macchina da Trento, che ancora sul sito ufficiale viene pure definita come: “un vero e proprio ospedale per animali selvatici feriti, nato negli anni ’60 e gestito dall'Associazione Cacciatori Trentini”.

Il Centro faunistico di Casteller

Daniela Musocco anche se è di Vicenza, conosce molto bene il Casteller. «Non è possibile che in Italia esistano carceri per orsi – dice – Non sono orsi assassini e non possono stare in gabbie di due metri per sei. Assurdo che ad un centro così siano stati destinati un milione e 200 mila euro». Secondo la LAV «il recinto del Casteller delimita un’area di meno di 8.000 metri quadrati a sud di Trento, a sua volta suddivisa in tre sotto-recinti delle dimensioni di circa 2.500 metri quadrati l’uno. In questi spazi sono rinchiusi DJ3, M57 e Papillon, animali che in libertà occupano un areale compreso tra i 58.000 e i 550.000 ettari, costretti a trascorrere la loro vita in un quarto di ettaro soltanto». A luglio 2020, nel video a seguire pubblicato su YouTube, l’associazione mostra, con riprese esclusive realizzate con un drone, l’area destinata agli orsi. Un’ampia zona verde ma visibilmente circoscritta, più un recinto che una zona adatta alla vita dei plantigradi abituati a quei 20 chilometri che, liberi, percorrono ogni giorno, spinti soltanto dal loro istinto. E all’interno del piccolo parco, altri tre recinti coperti, pochi metri quadrati ognuno, destinati a riparare gli orsi dalle intemperie. Praticamente tre gabbie.

Daniela Musocco, già in campo contro Green Hill

Attivista e animalista della prima ora, Daniela partecipò nel luglio 2012 alla famosissima liberazione dei 2.638 Beagle allevati privatamente nell’azienda Green Hill e destinati ai laboratori di ricerca di tutta Europa. «Un’emozione indimenticabile. Alcune fattrici non avevano mai toccato l’erba. Nel farlo erano spaventate e intimorite. Non dimenticherò mai quei momenti».

Daniela non ha dubbi che in Trentino non sia stato fatto abbastanza per garantire una convivenza possibile tra l’uomo e l’orso. «Vogliono utilizzarlo come logo del parco naturalistico, ma non vogliono utilizzare seriamente i metodi di dissuasione come i cassonetti anti orso. Il progetto Life Ursus  (programma di reinserimento dell’orso bruno nelle Alpi finanziato con fondi della Comunità Europea) ha portato molti soldi ma non si riesce a capire come siano stati spesi. Certamente non per fare una formazione nelle scuole che ormai avrebbe già prodotto una nuova generazione sensibilizzata e informata sui metodi di convivenza».

Stop allo sciopero della fame il 25 dicembre 2020

Il 25 dicembre Daniela ha interrotto lo sciopero della fame. «Ho pianto di rabbia – dice – all’inizio è difficilissimo stare senza il cibo. Poi ti abitui e ti scatta qualcosa nella testa che ti spinge ad andare avanti. Ti senti sempre più forte. Non avrei voluto smettere ma leggevo la preoccupazione negli occhi dei miei familiari». Ha perso 8 chili e mezzo, e in questo percorso di rinuncia l’ha accompagnata Riccardo Trespidi, medico animalista e vegano, proprio come lei. «Ora sto ricominciando a nutrirmi, prima con i liquidi, poi piano piano ricomincerò a mangiare. Alla mia età quasi due mesi e mezzo di digiuno non sono uno scherzo. Finisce che li paghi». Non si è sentita sola, anzi. «Quando ho cominciato il digiuno ho aperto una pagina su Facebook, Fratello Orso, che in pochissimo tempo ha raggiunto 2193 follower, ed è stata fondamentale per sensibilizzare sull’argomento».

Il sostegno del mondo dello spettacolo e l’appoggio di Brigitte Bardot

Attraverso la pagina Facebook Daniela lancia un appello a chiunque voglia sostenere il suo sforzo realizzando e postando un video. Hanno riposto moltissimi cantanti e persone dello spettacolo, a partire da Donatella Rettore, seguita poi da Sabrina Salerno, Marcella Bella, Paola Turci, Maria Giovanna Elmi, Vladimir Luxuria e tanti altri. «Sono venuta in contatto con persone fantastiche che si stanno dando davvero da fare per liberare questi tre orsi» spiega ancora Daniela che ci tiene a sottolineare che al suo fianco, in questa avventura, ci sono altre due scioperanti Barbara Nosari e Stefania Barra.

La lettera di Brigitte Bardot al Presidente della Regione
in foto: La lettera di Brigitte Bardot al Presidente della Regione

L’ultima, ma prestigiosa voce, che si è unita al coro è quella di Brigitte Bardot che ha ha scritto una lettera direttamente al Presidente della Provincia Fugatti. Che l’ha liquidata con ironica semplicità: «Brigitte Bardot ama gli orsi? Bene, la invitiamo a venirci a trovare in Trentino: qui ne abbiamo tanti…». Kodami ha provato a raggiungere Fugatti per chiedergli un commento in generale, se fosse a conoscenza che c'erano tre persone in sciopero della fame e cosa ne pensasse. Ad oggi non abbiamo avuto risposta.

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