Orsi Casteller

Le condizioni in cui sono tenuti gli orsi nella struttura di Casteller, in Trentino, non ledono il benessere degli animali. Con queste motivazioni la Procura della Repubblica di Trento ha chiesto l'archiviazione del procedimento sorto con la denuncia della Provincia di Trento da parte della Lega anti-vivisezione (Lav).

La notizia dell'archiviazione è stata recepita dalla Lav «con grande stupore, misto a delusione. Siamo molto amareggiati da questa decisione ma allo stesso tempo siamo ancora più convinti che non possiamo lasciare gli orsi al loro destino». «Entro i termini previsti – annuncia la Lav – depositeremo una dettagliata opposizione alle conclusioni a cui è giunta la Procura della Repubblica di Trento perché finalmente si possa aprire il processo contro coloro che risulteranno i responsabili delle indecenti condizioni di vita a cui hanno costretto gli orsi rinchiusi nel Casteller».

Anche l’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) ha fatto sapere che si opporrà alla richiesta d’archiviazione della Procura di Trento. L'Oipa nell’ottobre 2020 aveva presentato un'istanza alla Procura trentina analogo a quello della Lav per chiedere il sequestro preventivo del Centro faunistico Casteller per inidoneità della struttura a ospitare gli orsi attualmente detenuti, e gli altri che si prevede di catturare.

Dei tre orsi bruni inizialmente imprigionati a Casteller resta solo M49, meglio noto come “Papillon”. Gli altri due, l'orsa Dj3 e il maschio M57, sono stati trasferite in strutture in Ungheria. Non prima di aver vissuto per molti mesi nelle strette gabbie del centro faunistico dove, secondo il rapporto del CITES, si trovavano «in una condizione di stress psico-fisico molto severa, dovuta in primis alla forzata e stretta convivenza».

Addirittura, gli operatori del Centro faunistico di Casteller sono arrivati a castrare gli orsi proprio allo scopo di tenere sotto controllo le conseguenze dell'isolamento.

Tutte le premesse su cui le associazioni nel corso degli anni hanno basato il loro lavoro di denuncia sono state però smontate dai procuratori di Trento, secondo i quali la detenzione può essere considerata «legittima» in base a quanto previsto dall'accordo stipulato tra Provincia-Governo con il Piano d'Azione interregionale per la conservazione dell'Orso bruno sulle Alpi centro-orientali (Pacobace).

Nel Pacobace, documento di riferimento per la gestione dell'Orso bruno nelle Regioni e le Provincie autonome delle Alpi centro-orientali, sono presenti precise indicazioni sulle azioni che devono essere adottate nel caso di orsi considerati «pericolosi» per la popolazione umana, come appunto quelli detenuti a Casteller. I procuratori negano quindi che vi sia una compromissione del benessere degli animali perché seguiti costantemente da un veterinario, il quale ne avrebbe monitorato lo stato di salute e il comportamento.

A prescindere dalle carte, gli animalisti di #Stopcasteller con numerose manifestazioni e un video realizzato infiltrandosi nella struttura, hanno mostrato le condizioni di vita dei platigradi: rinchiusi in isolamento all'interno gabbie piccolissime. Una condizione che, a prescindere dalle richieste della Procura Trentina, mal si accorda con le necessità degli animali selvatici.