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27 Aprile 2022
16:12

L’Eremo di Persefone, un’oasi per uomini e animali in provincia di Asti

L'Eremo di Persefone è un'oasi di pace per uomini e animali scampati dalla cattività ed il macello, in provincia di Asti. Una dei due fondatori, Elisa, ci racconta com'è vivere in questo luogo speciale.

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L'Eremo di Persefone è un piccolo rifugio per animali da produzione situato tra le colline di Passerano Marmorito, in provincia di Asti. Un luogo particolare, dove animali e uomini condividono spazio e tempo in tranquillità ed armonia.

Nella mitologia greca, Persefone, la sposa del dio Ade, era la dea minore degli Inferi e regina dell'oltretomba. Rapita dal suo futuro marito mentre coglieva fiori di narciso su un prato primaverile fu portata nell'aldilà prematuramente.

La Persefone di cui vi parliamo oggi però, invece di essere rapita dalla morte è stata strappata da essa, grazie alle mani amorevoli di due umani, Elisa Ponzone e Roberto Dughera. Da molti anni i due amici gestiscono l'Eremo di Persefone, che hanno chiamato così in onore della prima ospite animale della struttura.

Persefone ora è una mucca allegra e curiosa, che da poco ha spento la sua quindicesima candelina: «Lecca tutti ed è molto affettuosa. Qui all'Eremo di Persefone viviamo tutti rilassati e tranquilli, uomini e animali, ma Persefone è speciale…», racconta Elisa a Kodami, una dei due fondatori del rifugio che così ci presenta la loro ospite più illustre, la prima di tanti animali scampati al macello.

Elisa è un'attivista che da sempre si batte per il benessere degli animali, mentre «Roberto è un mio caro amico a cui "appioppavo" gli animali salvati quando non sapevo a chi darli». Roberto, al contrario dell'amica, è nato in un contesto tutt'altro che animal friendly, una famiglia di allevatori da generazioni:  «Ha ereditato tutta la "faccenda" dal nonno che anticamente allevava tori alla catena – spiega Elisa – poi ha avuto un allevamento di mucche da carne. Roberto è giovane, ha 36 anni. Non appena è riuscito ad avere voce in capitolo in famiglia ha deciso di salvare Persefone, all'epoca una vitella. Vederla ora giocare e leccare tutti dopo 15 anni riempie il cuore di gioia».

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Il paesino dista fisicamente solo trecento metri

Varcare il cancello dell'Eremo è davvero come entrare in un'altra dimensione. «Noi siamo a trecento metri dal centro, in pratica il paese è piccolissimo. Ma ideologicamente siamo distanti mille miglia dalla civiltà». Passerano Marmorito, in provincia di Asti, conta poco più di 400 anime, ed è famoso per essere il paese natale di Carlino, iconico personaggio di Giorgio Faletti in Drive In: “paese piccolo dove la gente mormora”.

Il luogo è incastonato tra boschi e colline, otto ettari di terreno in cui gli animali possono scorrazzare liberi. «Noi abbiamo fatto un lockdown meraviglioso. Vedere per televisione le persone che erano purtroppo isolate in un appartamento mentre noi avevamo gli uccellini che svolazzavano intorno faceva un certo effetto».

Ma quanti animali ospita attualmente l'area? «Noi non siamo un santuario, nel senso che ufficialmente non facciamo parte della rete dei santuari come ad esempio Massimo, il fondatore di Capra Libera Tutti. Siamo "super autodidatti" e preferiamo definirci un rifugio. I santuari hanno tutta una serie di regole ma lavoriamo tutti nella stessa direzione: sensibilizzare la gente e salvare più animali possibili». Gli ospiti attuali di Elisa e Roberto sono tanti: «In questo momento abbiamo una quarantina tra mucche e vitelli, nove cavalli, otto asini, un dromedario, due lama, un alpaca, venticinque capre e pecore e anche oche, galline, tacchini e cavie», tutti scampati dalla cattività e dalla macellazione.

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Roberto in compagnia di Plutone

Gli ultimi arrivati, un gruppetto di undici vitelli incroci frisone belga «riscattati da un allevamento da latte. Come la madre partorisce, i maschietti vengono mandati al macello o venduti. Una signora toscana, Dianora, ha fatto una raccolta fondi su gofound e ne ha salvati undici». E Questo aspetto, ad esempio, rappresenta nel modus operandi una differenza cruciale con un santuario. I santuari, infatti, sono contrari al riscatto perché significa "alimentare il mercato". «Anche noi cerchiamo di non farlo ma certe volte la volontà di salvare delle creature è più grande di qualsiasi calcolo», precisa Elisa.

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Alcuni degli undici vitelli salvati questo inverno

«Gli undici maschietti sono arrivati qui a fine ottobre e per tutto l'inverno li abbiamo dovuti tenere al sicuro in stalla. La scorsa settimana li abbiamo finalmente liberati. L'inverno qui è un periodo molto duro per dei cuccioli, sia per le temperature, sia per la presenza dei lupi», continua la fondatrice.

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Inverno all’Eremo

E com'è vederli finalmente liberi? «Fanno una tenerezza infinita. Stando in stalla non hanno il modo di correre, sono rigidi, non hanno idea di cosa vuol dire zompettare, correre e giocare. Sembrava che avessero le gambe ingessate ma dopo un minuto saltavano come caprioli, erano bellissimi da vedere. Le altre mucche sono venute su a vedere in processione chi e cosa c'era in quel recinto». Ora ad occuparsi della loro sicurezza ci penseranno i sei cani del rifugio.

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I cani proteggeranno i vitelli tenendo lontani i lupi

E come va la convivenza con gli altri abitanti della zona? «Abbiamo due vicini che stavano pensando di andare via. Invece, appena siamo arrivati noi hanno deciso di non andarsene più! Siamo circondati da persone piacevoli, ma non sono molte le famiglie nei paraggi». Mentre racconta le storie dell'Eremo, Elisa emana felicità ed entusiasmo: «Niente smog e niente rumori: si vive proprio bene, la scelta migliore che potessi fare dopo quella di diventare mamma».

Come sarà il futuro del rifugio? «Ci piacerebbe riuscire a vedere un cambiamento legislativo riguardo gli animali da consumo. Al momento in Italia non possono essere convertiti a "non macellabili". Vorremmo in qualche modo essere poi riconosciuti ufficialmente, magari diventando un Centro Recupero Animali Selvatici. Nel nostro piccolo però questa è la strada giusta: rendere sempre di più l'Eremo di Persefone un'oasi di pace per tutti».

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