La strada per la felicità è spesso tortuosa. Per anni crediamo di percorrerla nel modo giusto confondendo i nostri desideri e le nostre esigenze interiori. Se siamo fortunati però come Massimo, improvvisamente abbiamo un'illuminazione, un'intuizione, che dirada le nebbie e ci mostra con semplicità cosa fare per trovare l'armonia tra noi e il mondo.

L'intuizione di Massimo Manni è arrivata una sera e aveva il triste suono di un pianto di pecore, di mamme a cui erano da poche ore stati portati via i figli. Ed era proprio lui ad averglieli portati via. «I primi animali ospiti del santuario li ho salvati da me stesso».

Nella sua "precedente vita", prima di fondare il Santuario Capra Libera Tutti, Massimo era infatti un allevatore di capi di bestiame. Fin da piccolo, l'amore per gli animali lo aveva portato a lavorare prima in un negozio di animali e addirittura in un circo: «Il mio sogno era lavorare in uno zoo e poi invece ho detto "vabbè, mi metto in proprio"», aprendo un allevamento sulle montagne di Nerola, in provincia di Roma. «Credevo che allevare gli animali volesse dire amarli – racconta – Ovviamente però un allevatore deve campare e così venne anche per me il momento di vendere i capi. Il commerciante portò via le piccole pecore in una notte di pioggia. Vedevo questi fari che se ne andavano nel buio, con gli agnelli che piangevano all'interno. Mi sono ritrovato con pochi soldi in mano pensando: "ma possono mai valere delle vite?"».

E così avvenne la svolta: «Le mamme hanno pianto per una settimana davanti alla mia finestra – ricorda Massimo e per un attimo il suo sguardo si perde – Separare una madre dal proprio figlio è la cosa più brutta che si possa fare a qualsiasi genitore, di qualsiasi specie animale». Nei giorni seguenti, girando per un mercato locale, Massimo ritrova alcuni degli agnelli: «Non ci ho pensato due volte: li ho ricomprati al doppio del prezzo e li ho riportati dalle loro mamme».

Da quel momento diventa chiara la sua missione, la sua strada per la felicità: donare la libertà, salvare chi è destinato ad una vita breve e sofferta, vittima degli allevamenti intensivi e dello sfruttamento umano.

Vivere al Santuario: gli ospiti, le esigenze di ognuno e la routine quotidiana

capra libera tutti
in foto: La "transumanza" quotidiana verso la mangiatoia

«Ci sono momenti difficili e momenti felici, ma sicuramente i momenti belli sovrastano di gran lunga quelli duri. Ovviamente ho dovuto scardinare dentro di me anni di una cultura, appunto, che ti porta a vedere gli animali in una certa maniera». È così che inizia la riflessione di Massimo sulla vita quotidiana al Santuario Capra Libera tutti. L'animale non deve essere finalizzato a un reddito, a una carenza affettiva o a un’alimentazione, ma «deve essere rispettato e protetto, perché nel mondo in cui viviamo, nella società in cui viviamo, nel sistema in cui viviamo è necessario che qualcuno li protegga».

Ma Massimo sa bene di star portando avanti un messaggio grande e che si scontra con la realtà: «Purtroppo non possiamo salvarli tutti perché sono miliardi gli animali che avrebbero bisogno di essere salvati. A noi arrivano centinaia di richieste, dal pulcino fino al toro. E ovviamente c'è una rete che si occupa dei tanti aspetti che vanno gestiti nei santuari, anche e soprattutto quello delle collocazioni. Una cosa però è certa: accogliamo quegli animali che in vari modi hanno lottato e si sono guadagnati la libertà».

Ma quanti sono attualmente gli ospiti del santuario? «Non li ho contati bene perché ho paura – scherza, riferendosi alla mole di impegno che richiedono – Io sono rimasto a tre, come ai primi tempi, ma in realtà siamo arrivati quasi a 400 soggetti».

Ogni ospite ha la sua personalità e le sue esigenze ed ovviamente Massimo deve provvedere al benessere di tutti ogni giorno, tenendo in considerazione le loro individualità.

La routine della giornata al Santuario Capra Libera Tutti è dettata esclusivamente dal volere degli animali. «Mi svegliano loro, decidono loro. Però possiamo dire che abbiamo degli appuntamenti fissi». Come il buongiorno mattutino, ovvero la "colazione" insieme davanti alla finestra. «Poi, durante la giornata ci stanno ovviamente le pulizie, le riparazioni, le commissioni da fare, cercare di accogliere nuovi animali, cercare i fondi. E finalmente arriva il pomeriggio in cui questo posto si anima perché durante il giorno stanno tutti sparpagliati».

finestrella capra libera tutti
in foto: Il buongiorno alla finestra è uno degli appuntamenti fissi del Santuario

Il santuario si estende ufficialmente per 5 ettari ma «gli animali si muovono in 70 ettari di terra almeno. A un certo momento della giornata arrivano tutti a valle perché sanno che io  scendo col pick up carico di una leccornia di cui loro vanno matti, il fioccato. E un appuntamento per me fondamentale perché è il momento in cui posso capire ognuno di loro come sta, vedere chi è rientrato e chi no». Infine di sera «non abbiamo orari perché se mi va bene posso andare a letto alle otto oppure non andarci mai se c'è un'emergenza».

Uno dei progetti del Santuario Capra libera tutti è di far riavvicinare gli animali selvatici che vivevano in questi luoghi, per quanto possibile. «L'unico vicino che avevamo era proprio un cacciatore e per la sua presenza tanti animali se ne sono andati. Invece noi vogliamo che tornino qui con noi. Ci aspettiamo di rivedere i fagiani, le volpi e qualsiasi altro tipo di animale. E potrebbero arrivare anche i lupi, che sarebbero i benvenuti se non ospitassimo delle loro prede».

Uno dei "guardiani" durante un meritato riposo
in foto: Uno dei "guardiani" durante un meritato riposo

Per proteggere il santuario Massimo può contare su "collaboratori" molto efficaci: un gruppo di Pastori Maremmani, «a cui io non ho insegnato proprio niente, non ne sarei assolutamente in grado. Ma loro sanno come proteggere gli animali qui al santuario, senza neanche avere uno scontro diretto con il predatore: sia i cani che i predatori sanno che lottare sarebbe problematico per entrambi, perché un predatore ferito è un predatore che poi non riesce a procurarsi da mangiare. Quindi diciamo che si è creato un equilibrio in cui i cani riescono a tenere lontani senza aggressività i lupi. Quindi ormai i cani li vedo veramente come dei volontari del santuario. Se arriva un cucciolo di vitello o un agnello loro lo proteggono giorno e notte, con una calma e con una sapienza che io non saprei nemmeno imitare».

Il lama Kruzco e gli altri ospiti "illustri" della struttura

Un gallo sotto il porticato di casa di Massimo
in foto: Un gallo sotto il porticato di casa di Massimo

Passeggiando per il Santuario si è circondati da animali incuriositi e giocherelloni: mucche, cavalli, cani, caprette, tacchini, maiali. Improvvisamente un fulmine bianco sfreccia tra le gambe: È Mina, un agnellino di pochi mesi di vita, felicissima di incontrare chi viene in visita a trovare lei e gli altri ospiti umani e non.

Massimo allatta Mina
in foto: Massimo allatta Mina

Mina è subito pronta per la "pappa": «Sembra una cosa carina questa del biberon, però nasconde dietro una crudeltà:  l’allontanamento dalle madri. Lei non ha mai visto la mamma e mi sono sostituito a lei perché Mina è stata salvata in extremis. Le ho dovuto trovare anche il colostro perché appena nascono, come i bambini umani, hanno bisogno del siero che produce la genitrice a poche ore dal parto. Il colostro prepara lo stomaco del piccolo a ricevere il latte, gli passa gli anticorpi. Senza quello l’aspettativa di vita è molto bassa. Ma spesso arrivano qua neonati a cui devo dare il latte perché appunto sono stati salvati dagli attivisti o ritrovati vaganti».

Ora Mina ha più di 2 mesi e sta bene. Massimo da buon genitore cerca di non farle mancare niente, anche a livello affettivo. «Poi come sempre succede che quando avverrà lo svezzamento seguirà seguirà le altre pecore. Chissà se ti dimenticherai di me!», conclude guardando la piccola.

Signori e signore, ecco a voi Kruzco, la star del santuario
in foto: Signori e signore, ecco a voi Kruzco, la star del santuario

Il Santuario non ospita solamente specie nostrane: una delle "star", seguitissima sui social, è infatti un animale esotico e dal carattere stravagante. Si chiama Kruzco ed è un maschio di lama adulto, altezzoso e gagliardo. «La sua fortuna e sfortuna allo stesso tempo era che aveva un po' di acciacchi e quindi non era vendibile. Di solito questi animali finiscono nei circhi. Io me lo sono trovato tanti anni fa legato al cancello. Non avevo mai interagito con un lama, pensai: "Adesso mi ammazza". Invece ho lasciato fare a lui ed ho subito capito che era un animale estremamente gentile, timido. Ho scoperto anche il suo lato umano, ha molto humor. È diventato quasi quasi un influencer a livello nazionale e internazionale», spiega Massimo, riferendosi ai numerosi fan e ammiratrici del lama sul loro canale Instagram. «Per diverso tempo era l'unico animale purtroppo ad essere solo qui al Santuario: non aveva un compagno né una compagna con cui passare le giornate e quindi si barcamenava in compagnia a volte di un suino o più spesso con i bovini o col cavallo. Adesso finalmente siamo riusciti a portargli due bellissime compagne lama».

Il tenerissimo Niccolò
in foto: Il tenerissimo Niccolò

Ma il simbolo del Santuario ora è Niccolò, un vitellino arrivato da poco «perché si è fatto male nella stalla mentre giocava con gli altri compagni in attesa di essere portato al mattatoio e ha subito una lesione spinale. Il suo destino era una un viaggio anticipato verso il mattatoio perché il costo della cura supererebbe il costo della carne. Invece siamo riusciti a portarlo qui con tanta speranza e tanta voglia di rimetterlo in piedi. Lo abbiamo ricoverato in un ospedale veterinario a Perugia. Per loro era la prima volta che vedevano ricoverato un vitello con una lesione spinale. Abbiamo iniziato a fargli delle cure di osteopatia e piano piano si è rialzato. Adesso cammina, è sempre un po' claudicante ma ci sta dimostrando che ce la vuole fare».

Il tempo scorre veloce mentre si ascoltano le innumerevoli storie degli tanti ospiti illustri del Santuario, come l'imponente Pierporco, «il "re" dei suini» oppure il maialino Ottavio, ultimo arrivato. La carismatica calma e la speranza che emana Massimo sono contagiose: «Il futuro del Santuario lo vedo sempre migliore. Siamo partiti da un piccolo posto e ci siamo espansi. Sento che deve diventare qualcosa di potente, deve trasmettere un messaggio grande. Voglio che il santuario Capra Libera Tutti diventi un modello anche per gli altri. Siamo alla costante ricerca di migliorarlo, renderlo sempre più bello, più accogliente».

Gli impegni presi: gli animali non sono carne da mangiare

Massimo ci racconta la sua storia circondato dagli amici che è riuscito a salvare
in foto: Massimo ci racconta la sua storia circondato dagli amici che è riuscito a salvare

Mentre racconta la sua storia circondato da molte delle creature che è riuscito a salvare, è anche il suo corpo a raccontare alcuni particolari della sua vita, in particolare un "ciondolo" giallo che porta al collo, come un'etichetta di quelle attaccate all'orecchio dei bovini d'allevamento ed un bracciale a forma di forchetta avvolta intorno al braccio destro. «Questi sono dei promemoria: mi ricordano gli impegni presi. Non sfilerò il mio cartellino fin quando saranno costretti a portarlo anche loro», spiega indicando le etichette all'orecchio di Lara, Casimiro Ferdinando, Camilla e gli altri tori e mucche che incuriositi annusano l'aria tranquilli. «Queste marche vengono staccate solo nel momento in cui vengono uccisi al mattatoio. Significano che l'animale è buono da mangiare e che è tracciabile. Anche noi del Santuario siamo obbligati a tenerglieli». Il suo cartellino apparteneva a Bruno:«È il primo toro che è arrivato qui. Io lo definisco il più grande attivista che c'è stato mai al mondo perché è stato un ambasciatore della sua specie».

Poi Massimo mostra con orgoglio il suo bracciale-forchetta: «Questa è l’arma di distruzione di massa più potente al mondo. L'ho piegata io, con le mie mani.  Simboleggia l’impegno a non mangiare più carne, a prendermi cura degli animali, a parlare di questa cosa in pubblico, ma anche a non sedermi a tavola con chi mangia carne (e derivati): mi sembrerebbe un controsenso».

Mentre descrive i suoi ideali, le sue parole non mostrano superbia o arroganza: «Chi ha piacere di stare con me, magari un unico giorno all’anno, sa venirmi incontro e mangiare quello che mangio io. Che poi non è una privazione: è mangiare qualcosa di sicuramente buono. Altrimenti nessun problema: ci vediamo dopo, ci facciamo un caffè. Non è una porta che si chiude, è solo rispettare la necessità di essere coerente con me stesso».

Il Santuario già ora è un posto sicuro non solo per gli animali, ma anche per le persone, un mondo così diverso da quello a cui siamo abituati in cui è chiaro il sogno di Massimo: si può davvero vivere insieme in armonia, senza chiedere nulla all'altro.