Da sempre gli uomini combattono una guerra, persa in partenza, contro i roditori in quanto responsabili di veri o supposti danni e, comunque, ritenuti causa della diffusione di malattie pericolose per la nostra specie. Questa lotta avviene senza esclusione di colpi, spesso senza alcuna etica e con poca attenzione ai danni collaterali che questa guerra, come tutte le guerre, comporta.

Qualcuno potrebbe dire che verso i topi non si può avere pietà e che ogni mezzo per combatterli sia lecito ma questo non è vero: né sotto il profilo etico né sotto quello della responsabilità giuridica. I topi sono mammiferi e quindi hanno una posizione importante nella scala evolutiva, proprio identica a quella dei loro avversari felini. I tanto avversati roditori hanno una socialità complessa, con rapporti ben articolati fra individui, e la stessa sensibilità al dolore che ha ogni mammifero oltre a dover essere considerati come esseri senzienti. Invocare quindi lo sterminio con ogni mezzo non dovrebbe essere ritenuto corretto e nemmeno etico: da questo parte la riflessione che, probabilmente, è meno scontata di quanto si potrebbe pensare.

Si fa un grande parlare di quanto sia criminale lo spargimento di bocconi avvelenati e quanto siano crudeli i lacci usati per bracconare la fauna, ma molto raramente si affronta il problema allargandolo ai topi. Nei confronti di questi animali vengono ritenuti leciti metodi come lo spargimento di veleno, l’impiego di trappole che causano la morte del topo per lento soffocamento o, peggio ancora, l’uso di trappole adesive che trattengono il povero animale sino a quando non muore di inedia. Congegni micidiali in libera vendita in qualsiasi garden o nei brico, il cui utilizzo però non è sempre considerabile lecito, anche perché può rappresentare un pericolo per altre specie animali, magari protette.

Vediamo in dettaglio perché questi sistemi di lotta ai topi si dimostrino inutilmente crudeli e anche pericolosi.

  • Esche avvelenate: sono studiate per essere appetibili per i topi e, vista la loro potenziale pericolosità, sono custodite all’interno di contenitori ermetici, proprio per evitare che possano essere accidentalmente ingerite da altri animali o da bambini. Questi preparati sono solitamente a base di anticoagulanti che non solo provocano emorragie interne ma causano, anche, claustrofobia negli animali, portandoli ad uscire verso l'esterno. In questo modo i topi, barcollanti e in attesa di una morte non priva di sofferenze, escono dalle tane e possono essere predati con facilità, proprio in quanto avvelenati, da rapaci o altri animali, a causa di questo, si intossicheranno a loro volta. La scelta di questi principi attivi è stata fatta scientemente, proprio per costringere gli animali a uscire all’esterno, impedendo che i loro corpi vadano in putrefazione all’interno degli edifici. Queste esche sono solitamente impiegate da ditte specializzate e devo essere sempre custodite in contenitori chiusi e opportunamente segnalate con avvisi di pericolo;
  • Trappole a ghigliottina – tagliole: questi congegni sono pensati per catturare gli animali, con il fine di soffocarli o di spezzargli l’osso del collo. Una morte che in alcuni casi può essere lenta e dolorosa o, per i più fortunati, molto rapida. Ma queste trappole, basate su un’esca alimentare e solitamente prive di protezione, possono essere attrattive anche per altre specie animali, non essendo strumenti selettivi. Questi congegni sono in libera vendita e sono solitamente usati da privati;
  • Trappole con adesivo o uso di sostanze vischiose: l’uso di sostanze collose che trattengono saldamente gli animali, solitamente spalmandole su assette in legno o cartone, è uno dei metodi più crudeli. Queste trappole portano gli animali a morire di inedia, dopo giorni di agonia, e più cercheranno di scappare e più resteranno incollati. Anche questo tipo di strumento di cattura non è selettivo e, oltre a comportare un maltrattamento degli animali che può divenire penalmente rilevante, può causare la cattura accidentale di molte altre specie animali, come lucertole, gechi e piccoli uccelli. Senza dimenticare i rapaci che vedendo un animale che si dibatte sull’asse possono decidere di catturarlo, restando a loro volta invischiati dalla sostanza collosa. Liberare gli animali catturati e pulirli non è cosa facile e tentativi di salvataggio maldestri possono portarli a morte certa. Il metodo migliore per aiutarli è quello di usare della farina o della cenere per cospargere le parti imbrattate dall’adesivo in modo da neutralizzare il suo potere invischiante, evitando che possa involontariamente sporcare altre parti del corpo. In caso si tratti di uccelli bisogna stare molto attenti a non danneggiare piume e penne con azioni sbagliate e di non usare mai solventi che possano intossicare gli animali. Il miglior consiglio è quello di portarli, anche ancora attaccati al supporto prima di fare danno, in un centro di recupero animali selvatici o presso una struttura veterinaria nel minor tempo possibile.

L’uso di tutti questi materiali, che purtroppo si trovano in libera vendita, dovrebbe essere riservato a persone esperte per provare, quantomeno, a minimizzare le sofferenze delle vittime e per evitare catture accidentali di altre specie. Una scelta etica ma anche di cautela, per non trovarsi in guai giudiziari per aver causato una sofferenza evitabile o catture di specie protette che potrebbero portare alla denuncia dei responsabili.

Un ultimo consiglio: se volete liberarvi della presenza di un topo entrato per errore in casa o nel garage usate le trappole che consentono la cattura del topo senza causargli danno, consentendovi così di poterlo liberare lontano da casa, in una zona verde. Sarà poi la natura a decidere il suo destino, che potrebbe farlo diventare il futuro pasto della prima poiana di passaggio ma, almeno, senza inutili e crudeli sofferenze.