MEETKODAMI
episodio 12
1 Ottobre 2021
15:00

L’arte del canto e quella di convivere con un animale. Meli e Gamberoni: «Così il gatto Harley è entrato nella nostra famiglia»

Intervista al tenore Francesco Meli e al soprano Serena Gamberoni, marito e moglie, che hanno aperto le porte di casa insieme ai loro tre figli a un nuovo componente del nucleo familiare: il gatto Harley. Nella decima puntata di MeetKodami, la serie di video in cui protagonisti sono persone che studiano e amano il mondo degli animali, facciamo un salto a Genova per conoscere come una famiglia di artisti internazionali vive ogni giorno la relazione con un animale domestico.

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MeetKodami, il nostro format di video incontri in cui protagonisti sono persone che attraverso la loro testimonianza e la loro esperienza racchiudono l’essenza del Manifesto di Kodami, è arrivato alla decima puntata. Per questa tappa importante del nostro viaggio attraverso le testimonianze dirette di chi agli animali ha dedicato studio e divulgato conoscenza, abbiamo pensato di calarci nella quotidianità di una famiglia che condivide le mura domestiche con un essere vivente di un'altra specie.

Sentivamo che fosse arrivato il momento di immergerci, attraverso la testimonianza di due ospiti d'eccezione, in una dimensione comune a tante persone che amano e rispettano gli animali e offrire ai lettori di Kodami un esempio pratico di come le importanti testimonianze che Frans de Waal, Mark Bekoff, Roberto Marchesini, Paola Valsecchi, Carl Safina, David Quammen, Lya Battle, Barbascura X e Telmo Pievani hanno condiviso con noi si traslasse nella vita di tutti i giorni.

E ad aprire le porte della loro casa per condividere con tutti noi la loro "prima volta" con un gatto sono stati il soprano Serena Gamberoni e il tenore Francesco Meli, marito e moglie che vivono a Genova con i loro tre figli.

Il bel canto da loro meravigliosamente rappresentato non solo in Italia ma in tutto il mondo è un'arte che è andata di pari passo nella loro vita con un'altra "arte" che singolarmente hanno vissuto quando ancora non erano sposati né famosi, all'interno delle famiglie in cui sono cresciuti, quella di condividere l'esistenza su questo Pianeta insieme ad altri esseri viventi. Per Serena il mondo degli animali fino ad oggi era stato quello legato alla tradizione contadina, quando da piccola viveva con i suoi genitori a Rovereto. E per Francesco, invece, sin da ragazzo c'è stata l'esperienza della convivenza con i cani, i Dalmata che erano allevati da sua madre e suo padre.

Poi il mondo della lirica li ha portati a calcare i palcoscenici internazionali più importanti, con lunghi viaggi dall'Italia verso il resto del mondo fin quando in accordo con i loro tre figli, Melissa, Giovanni e Leonardo, hanno deciso di vivere questa volta tutti insieme l'esperienza di aprire le porte di casa anche a Harley, un gatto siberiano.

Com'è stata la vostra relazione con gli animali in generale prima che arrivasse Harley? 

Serena Gamberoni – Per me questa è la primissima esperienza con un animale domestico, infatti avevo anche un po' di ansia da prestazione prima che arrivasse… e non l'ho mai avuta nemmeno con i figli! Questa volta però ero consapevole che si trattava di un individuo diverso, di un'altra specie e pensavo: "come si fa? Come capisco se sta male? Harley non parla!". In famiglia, venendo da una tradizione contadina, ho sempre vissuto a contatto con animali come i conigli e le galline quando ero piccolina e invece con un animale domestico non avevo ancora avuto la possibilità di condividere la vita, anche perché lo vedevo un grande impegno a cui io non ero ancora pronta.

Francesco Meli – Da bambino ho sempre vissuto con un cane. Il primo è arrivato in casa che avevo nove anni: un Dalmata.  Erano gli anni de "La Carica dei 101" e i miei genitori scelsero questo cucciolo, una femmina, per la mia passione per il cartone animato e da quel momento in poi ci siamo tutti innamorati di quella razza: mia madre e mio padre sono poi diventati degli allevatori e ne abbiamo avuti tanti negli anni e gli ultimi sono rimasti con loro fino a pochi anni fa. Uno dei motivi per cui, poi, la mia famiglia ha deciso di non averne più è stato il grande dolore di mia madre dopo che è mancato l'ultimo Dalmata. I cani, così, sono sempre stati presentissimi nella mia vita: erano praticamente parte della famiglia, allo stesso livello dei componenti umani. Per me erano dei fratelli: a Serena l'ho sempre raccontato come un vero rapporto, un legame profondo fatto di amore ma anche di contrasti, come capita nelle relazioni tra umani. Gli animali domestici danno un contributo emozionale all'interno della famiglia importantissimo e richiedono grande impegno motivo, ecco perché fino ad oggi, con tre figli, non avevamo ancora adottato un altro essere vivente.

Cosa significa per voi entrare in relazione con un individuo di un'altra specie?

Francesco Meli – E' anche un grande limite per certi versi avere degli animali e bisogna assumersene una responsabilità completa. Abbiamo scelto Harley, un gatto, proprio per riuscire a gestire la convivenza in maniera più serena anche per lui. Con un cane sarebbe stato più complicato per il nostro stile di vita: il lavoro ci porta spesso a viaggiare e non parliamo poi delle attività extra tipo vacanze. Per muovere una famiglia di cinque persone è complicato e ancora gli spostamenti con animali non sono semplici nel nostro Paese: gli aerei in certi casi sono completamente inaccessibili per un cane ed è un peccato sentirsi "incastrati" e dunque non poter vivere certe cose in maniera normale insieme a un soggetto che è a tutti gli effetti un membro della famiglia. C'è poi tutta la parte della condivisione che dà una grande soddisfazione: dal sentimento di conforto al puro divertimento e quella meraviglia di scoprire altre dimensioni del mondo che ci circonda e il vivere a contatto con la natura. Certo, questa è la mia visione: poi dipende da come ognuno vive il suo rapporto con l'animale che è in casa.

Serena Gamberoni – Il nostro terzo figlio, Leonardo, è un grande amante degli animali. Quando era piccolissimo recuperava i ragni e gli faceva le casette. Poi quando il ragno se ne andava lui era disperato perché non lo trovava più. Leonardo ha sempre avuto il grandissimo desiderio di vivere con un animale e noi abbiamo aspettato per capire insieme quando fosse il momento giusto. Durante la pandemia purtroppo ha contratto la Covid-19 ed è stato un periodo duro per i bambini e per i ragazzi in generale: per i giovani è veramente difficile da sopportare il non poter avere un rapporto con gli amici. Per Leonardo poi la situazione è appunto peggiorata perché la malattia l'ha costretto a stare a casa, anche senza avere contatti con i suoi fratelli che erano negativi e che, quando è stato possibile, erano ritornati alle attività normali. C'è stato proprio un crollo e quando gli abbiamo chiesto cosa volesse per il suo compleanno lui, come sempre, non ha avuto alcun dubbio: "Un animale, ma lo so che voi non lo prenderete mai…". Così Francesco ed io ci siamo confrontati e abbiamo capito che per la nostra famiglia un gatto era l'ideale per una convivenza giusta anche per l'individuo che sarebbe entrato nel nostro contesto e a cui ognuno di noi avrebbe potuto dedicare del tempo. Non doveva essere solo accontentare una richiesta ma assumerci tutti la responsabilità di un nuovo membro del gruppo familiare. Quando è arrivato Harley con Leonardo subito si è creato un rapporto speciale: la mattina va a svegliarlo leccandogli le orecchie, gli fa gli agguati oppure si rilassano insieme come quando sono sul divano e lui si fa coccolare.

Harley è un gatto siberiano, perché questa razza?

Serena Gamberoni – Un consiglio che vorremmo dare in generale è quello di capire le caratteristiche della razza di cui fa parte il gatto che farà parte della nostra famiglia. Noi in particolare abbiamo dovuto fare una scelta legata all'allergia di Giovanni, l'altro nostro figlio. Abbiamo però studiato e valutato il temperamento: non volevamo di certo "dare in pasto" a dei bambini un animale, abbiamo ritenuto importante trovare un gatto che fosse motivato alla vita con gli umani più piccoli, anche se sempre è fondamentale agire sulla educazione dei bimbi e non traumatizzarlo mai. Harley non è stato scelto da noi in base alla all'estetica ma abbiamo chiesto all'allevatore quale fosse quello dal carattere più dolce e ci siamo affezionati da subito, anche prima di incontrarlo: era meraviglioso già nei video che ci inviavano, dove lo vedevamo giocare coi fratelli. Quando è arrivato a casa ci siamo presi del tempo per introdurlo, inserirlo in un nuovo ambiente e pian pianino gli abbiamo dato fiducia e fatto conoscere ogni angolo: ha completo accesso a tutta la casa ed è uno scambio continuo tra lui e noi: sa che rispettiamo le sue esigenze e anche lui rispetta le nostre.

Cosa fa Harley quando suonate e cantate in casa?

Francesco Meli – I primi giorni s'è messo lui a suonare (ride ndr).  Il pianoforte è una cosa che gli piace tanto: cammina sulla tastiera e suona. Prova spesso a infilarsi anche sotto al coperchio, dal lato della coda ma non ci riesce ed è uno dei suoi crucci. Lo studio dove proviamo in casa  per Harley è un parco giochi: salta, si nasconde e non lo trovi più per poi sentirti osservato e lui è lì, infilato tra la fessura della mensola tra spartiti e libri, tutto spiaccicato, che ti guarda. Si diverte molto e devo dire anche noi con lui. Harley poi ha un altro talento: è un gatto parlante e discute, interagisce verbalmente. Quando Serena esce, ad esempio, borbotta come se la cosa gli dia molto fastidio.

Serena Gamberoni – Partecipa tanto alle attività che ognuno di noi svolge in casa. Se sto cucinando, eccolo che arriva subito e all'inizio non mangiava se io non lo imboccavo ma poi è intervenuto Francesco per farmi capire che non dovevo trattarlo come un bambino e che invece c'è da considerare che sono degli esseri viventi diversi da noi e non dobbiamo snaturarli o umanizzarli. Ogni tanto ci penso che il suo mondo sono le pareti di casa nostra e basta, anche perché poi abitiamo a un piano alto e capisco che però per lui un conto è guardare fuori, altro sarebbe poter uscire.

Nel mondo della lirica com'è la sensibilità nei confronti degli animali?

Serena Gamberoni – Il nostro è un lavoro quasi totalizzante, come stile di vita intendo, quindi per tanti colleghi è quasi impossibile avere un figlio ma tanti hanno invece scelto di vivere con un animale domestico. Del resto si ha voglia di condividere un'affettività e quando finisci di cantare, dopo essere stato acclamato, nel momento in cui si chiudono le tende ecco che nel silenzio si trova così un amico che ti aspetta e ti restituisce affetto.

Francesco Meli – Alle persone sembra spesso che gli uomini di scienza, di cultura o di spettacolo vivano in un mondo diverso dal loro. Si immaginano sempre scienziati chiusi in laboratorio, chini al microscopio o cantanti, soprattutto quelli come noi che fanno lirica, come se vivessero su un altro pianeta. I fan pensano che io mangio petali di rose! E invece ciò che vorremmo Serena e io attraverso questo incontro su Kodami è proprio mostrare che il nostro mondo è  reale quanto quello di chiunque abbia deciso di condividere la vita con un gatto, nel nostro caso: togliamo la cacca dalla lettiera anche noi e Pavarotti, come me un tempo quando vivevo con un cane, ogni giorno usciva di casa per passeggiare insieme al suo compagno di vita, anche sotto la pioggia.

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Diana Letizia
Direttrice editoriale
Giornalista professionista e scrittrice. Laureata in Giurisprudenza, specializzata in Etologia canina al dipartimento di Biologia dell’Università Federico II di Napoli e riabilitatrice e istruttrice cinofila con approccio Cognitivo-Zooantropologico (master conseguito al dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Parma). Sono nata a Napoli nel 1974 e ho incontrato Frisk nel 2015. Grazie a lui, un meticcio siciliano, cresciuto a Genova e napoletano d’adozione ho iniziato a guardare il mondo anche attraverso l’osservazione delle altre specie. Kodami è il luogo in cui ho trovato il mio ecosistema: giornalismo e etologia nel segno di un’informazione ad alta qualità di contenuti.
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