Il 13 maggio 2021 in Valle d'Aosta, il Consiglio di Regione ha approvato all'unanimità un testo di legge proposto dalla sezione regionale della Lega e dal partito regionale Pour l'Autonomie, riguardo le misure di prevenzione e di intervento per la presenza del lupo sul territorio valdostano. Secondo il disegno di legge, il Presidente della Regione Erik Lavévaz (Union Valdôtaine) sarà autorizzato a dare il via libera all'abbattimento di esemplari di lupo a condizione che, secondo quanto prevede la Direttiva Habitat 92/43 CEE, «siano state adottare e monitorate le altre soluzioni alternative».

I primi tentativi bloccati nel 2019

Non è la prima volta che la Valle d'Aosta prova ad imporsi contro la presenza del lupo sul suo territorio. Già la precedente Giunta Provinciale aveva proposto infatti le modifiche delle normative a tutela del lupo nel territorio aostano sulla scia delle Province Autonome di Bolzano e Trento, le quali da anni tentano di ottenere maggiore potere decisionale in ambito di gestione della fauna selvatica, in particolare riguardo il lupo e l'orso.

Nel 2019, quando per la prima volta questa proposta raggiunse il Consiglio di Valle, l'allora Consigliera Daria Pulz (Ambiente Diritti Uguaglianza Valle d'Aosta) si era però fermamente opposta, criticando inoltre l'operato di Trento e Bolzano e, come riportato nel comunicato stampa del Consiglio Regionale Valdostano del 2 ottobre 2019, proponendo un piano più approfondito: «Ci si metta a ragionare seriamente su un piano di interventi lungimiranti e coerenti con la normativa europea di tutela e con le proposte della comunità scientifica, che ritiene gli abbattimenti una assurdità. Si smetta, poi, di copiare tutto ciò che, non sempre meritoriamente, si fa in Trentino-Alto Adige. Riponendo il fucile in soffitta, si può ancora provare a scrivere una legge coraggiosa e innovativa, che sappia individuare soluzioni all'altezza della situazione».

Lo Stato vieta l'uccisione, ma la Regione può autorizzarla

Dal 2019 però, la Giunta Regionale è cambiata e questa volta la proposta è stata accettata di buon grado dai Consiglieri. Sebbene l'attuale quadro normativo nazionale vieti la cattura e l’uccisione, il disturbo, il possesso, il trasporto, lo scambio e la commercializzazione del lupo (DPR 357/97), nel disegno di legge approvato dalla Regione Autonoma,  sarà ora il Presidente della Regione, in accordo con l’Assessore competente in materia di agricoltura e risorse naturali a determinare se il lupo potrà essere prelevato. All'Art.1, comma 1 del Disegno di legge Regionale, si legge infatti che, a seguito del parere di ISPRA e del Tavolo tecnico per il monitoraggio e la gestione della specie in Valle d'Aosta: «Potranno autorizzare la cattura e l’eventuale abbattimento di esemplari di detta specie (…) a condizione che siano state adottate e monitorate le altre soluzioni alternative».

Legambiente: «La proposta di legge si presta a strumentalizzazioni o interpretazioni»

Secondo la proposta della Valle d'Aosta, i lupi potranno essere abbattuti solo a seguito dell'attuazione di soluzioni alternative, le quali però non vengono definite nel disegno di legge. Proprio questo è il punto che maggiormente preoccupa Legambiente che, a seguito dell'approvazione ha pubblicato un comunicato stampa, sottolineando le sue perplessità: «La legge si presta a facili strumentalizzazioni o interpretazioni verso le misure più estreme. Manca una descrizione puntuale degli strumenti dissuasivi o di prevenzione da porre in atto prima di ricorrere alla cattura o all’abbattimento». Legambiente non si limita a notare le carenze della proposta valdostana, ma ne richiede anche una modifica: «Riteniamo necessario un intervento in tempi brevi della Giunta Regionale che definisca con una Delibera applicativa le linee guida necessarie,(…) per meglio dettagliare gli aspetti specifici su cui il testo di legge, lo ripetiamo, appare estremamente vago».

L'esperto: «Queste scelte derivano dall'incapacità di gestione a livello nazionale»

Se Legambiente si mostra scettica verso la Regione, Duccio Berzi, esperto di conservazione della fauna che da molti anni si occupa di lupi, sostiene che vi siano responsabilità oltre i confini regionali: «Le scelte di queste amministrazioni derivano da una incapacità di gestire la questione a livello nazionale. Da troppi anni il Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia è fermo, incapace di definire un perimetro comune entro cui le amministrazioni locali possano implementare le loro politiche e, come sappiamo, la non gestione non è mai una buona gestione».

Secondo l'esperto servirà quindi un impegno da parte dello Stato, per fare in modo che le Province e le Regioni non sentano la necessità di agire in autonomia: «Nel tempo vedremo quali saranno gli effetti degli strumenti normativi specifici attuati dai territori autonomi – conclude Duccio Berzi – Bisogna comunque ricordare che, nonostante l'autonomia decisionale di cui si sono dotati Trento, Bolzano e Aosta in virtù della competenza attribuita sulla materia, dovranno comunque essere indirizzati alla conservazione della specie, come previsto dalla Direttiva Habitat».