L’attacco ai cinghiali in Lombardia prosegue senza sosta. Nel 2021 gli abbattimenti sono stati oltre 14 mila rispetto ai 9 mila del 2020 e ai 7000 del 2019 e adesso la Regione, su proposta dell’assessore all’Agricoltura Fabio Rolfi, ha approvato una delibera che autorizza i contadini al controllo selettivo degli ungulati.Da oggi, quindi, gli agricoltori che subiranno danni potranno indicare due operatori abilitati per uccidere i cinghiali che arriveranno sui loro terreni.

Una misura, secondo l’assessore Rolfi, che già a luglio aveva proposto lo stop al parere preventivo di Ispra per i piani di contenimento del cinghiale e il risarcimento al 100% per gli agricoltori da parte dello Stato per i danni subiti dalla fauna selvatica, che «conferma la volontà della Regione di attivare ogni misura possibile per incrementare ancora di più il contenimento del cinghiale nell’ottica della difesa delle coltivazioni e della sicurezza delle comunità locali».

Ma che allo stesso tempo ribadisce la necessità, prosegue Rolfi «dell’intervento dello Stato, da sempre inerte» visto che la proliferazione incontrollata di questi animali «non causa danni solo all’agricoltura, ma è un pericolo per la sicurezza stradale ed è anche il principale vettore della peste suina africana».

Si dice soddisfatta la Coldiretti Lombardia che ritiene «la situazione nelle nostre campagne ormai insostenibile» poiché  i cinghiali «con le loro devastazioni stanno mettendo a rischio la tenuta stessa delle aziende agricole».

Perché abbattere i cinghiali non risolverà il problema

Le associazioni sono chiaramente contrarie all’abbattimento degli ungulati come risposta alla difesa delle colture. La Lav, Lega antivivisezione, sottolinea come l’eradicazione violenta non serva assolutamente a nulla, a differenza invece, delle recinzioni elettrificate che hanno portato risultati positivi in oltre il 90 per cento dei casi. Infatti, impedendo l’accesso alle coltivazioni gradite dal cinghiale, si riducono le disponibilità alimentari della specie e si contribuisce all'allontanamento delle popolazioni.

Un contributo concreto alla gestione degli animali selvatici nell'ottica di una migliore convivenza con gli umani, secondo la Lav, potrà venire solo da un pensiero che abbandoni la vecchia, crudele, fallimentare strada degli abbattimenti generalizzati. Infatti, solo attraverso lo sviluppo e l’implementazione dei farmaci che controllano la fertilità, che già esistono, è possibile configurare un futuro migliore per gli animali, l’agricoltura, l’ambiente e l’uomo.

I cinghiali in Italia

I cinghiali che vivono nel nostro paese, sono stati praticamente tutti generati, a parte quelli autoctoni che abitano solo la Sardegna, dall’ibridazione causata dall’accoppiamento con i maiali lasciati al pascolo brado. Per questo gli animali sono più grandi e, quindi, più affamati. Oltretutto, le femminine vanno in calore anche due volte l’anno e partoriscono schiere di cuccioli. 

Queste specie selvatiche entrano nelle città perché attirati da una nicchia alimentare utile, rappresentata da rifiuti facilmente reperibili sparsi per le strade che le amministrazioni non provvedono a eliminare. Ed è proprio l’aumento di questa offerta di cibo per loro, che fa sì che le incursioni continuino ad aumentare.

I cinghiali, del resto, sono animali sociali, abituati a vivere e spostarsi in gruppo e il meccanismo che li porta ad avvicinarsi sempre più di frequente alle città è legato alla trasmissione sociale di un’informazione all'interno del branco. Infatti, tra loro ci sono i cosiddetti esploratori, esemplari maschi o femmine con cuccioli a cui dare da mangiare, che sono più propensi a scoprire luoghi nuovi e ad assaggiare cibi diversi. Sono loro che vanno in perlustrazione. Solo dopo arrivano anche tutti gli altri.

Quello dell'inurbamento delle specie selvatiche è un fenomeno piuttosto complesso e che andrebbe affrontato su più fronti. Per quanto concerne l'azione del singolo cittadino, è importante non far abituare gli animali selvatici alla presenza dell'uomo, ma soprattutto non dare loro da mangiare, azione che, oltre ad essere vietata dalla legge, è estremamente pericolosa.

Alimentare i cinghiali e la fauna selvatica non va bene, perché accorcia la distanza tra noi e loro e questa eccessiva vicinanza non fa bene a nessuna delle due specie. È per questo che, nell’obiettivo di una convivenza responsabile tra uomo e natura, i cittadini non devono temere la fauna selvatica, ma devono imparare a rispettarla e conoscerla.

Dinnanzi all’aumento dei cinghiali, però, la scelta invocata a gran voce resta sempre l’abbattimento, in particolare con l’attività venatoria, una delle cause principali del problema. È accertato, infatti, che dove si verifica una grande attività di caccia, il numero dei cinghiali aumenta in modo esponenziale. Il motivo è che i cacciatori provocano la destrutturazione sociale nei branchi, causando la dispersione degli individui e favorendo la riproduzione delle femmine più giovani che si accoppieranno al di fuori del gruppo di origine.