Ha 16 anni, studia al liceo, si vede con le amiche. Ma il suo cuore è occupato da un amore solo a cui dedica la maggior parte del tempo. Lui si chiama Pago ed è un Galgo spagnolo, un levriero, di otto anni, atteso per lungo tempo e arrivato alla fine grazie al destino, ma soprattutto ad una pagella solo di voti ottimi.

«Sì, è proprio così. Per convincere i miei, ho dovuto promettere voti altissimi. Ma la fatica non è stata nulla se penso a Pago e lo guardo lì sul divano finalmente con me. Sono figlia unica e i miei, pur amando molto i cani, non ne hanno mai avuto uno per paura di non potergli dedicare abbastanza tempo. Ma il mio desiderio di avere un compagno a quattro zampe era troppo e così ho iniziato a “martellarli” e come l’acqua, goccia dopo goccia, ho scavato le loro resistenze. Il destino e mia zia hanno fatto il resto».

I genitori di Elisa, infatti, non pensavano fosse ancora pronta per prendersi cura responsabilmente di qualcuno. «"Guarda che è che come se entrasse in famiglia una persona, l’attenzione e l’amore di cui ha bisogno è lo stesso": mi dicevano. Ma si sono dovuti ricredere. Pago è sfrecciato dritto dentro il mio cuore dal primo momento che ci siamo visti. Mai potrò scordare il primo sguardo che incrociava il mio per la prima volta».

Era il 9 giugno 2020 quando la vita di Elisa è stata stravolta dall’arrivo di questo dolcissimo levriero spaventato da tutto: «I galgo spagnoli sono cani usati per la caccia alla lepre. Ma sono costretti ad una vita infernale, tenuti in condizioni misere e costretti a vivere in baracche o in buchi scavati sotto terra, al buio. Quando uscivamo era terrorizzato da qualsiasi rumore, passava una bici e dalla paura si faceva la pipì addosso. Chi conosce un minimo la razza, sa che per loro botte e frustate sono pane quotidiano».

La situazione drammatica dei galgo spagnoli è nota alle associazioni animaliste e ogni 1 febbraio si ricorda la loro esistenza con il Dia del Galgo ma purtroppo la tutela della razza in Spagna non è soggetta ad alcun controllo.

I levrieri spagnoli vengono usati indiscriminatamente dai “galgueros” per la caccia alla lepre. Allevati in maniera eccessiva, però, ogni anno a fine stagione, i cani vengono abbandonati, impiccati, bruciati vivi o scaricati nelle "perreras", i canili municipali che sono centinaia.

 In Spagna non mancano certo le leggi in difesa degli animali, mancano però i controlli affinché vengano rispettate. Negli ultimi anni, però, fortunatamente, grazie alla sensibilizzazione delle persone che cominciano a denunciare e alle autorità che intervengono e sanzionano di più, c’è stato un aumento di cani sequestrati. Purtroppo, invece, continuano a non funzionare i canili, le perreras, in cui i Galgos recuperati vengono trasferiti. Qui, infatti, vengono uccisi dopo soli 21 giorni, talvolta anche prima, per fare spazio all’enorme quantità di soggetti in arrivo.

In Spagna, del resto, tutti possono allevare galgo, basta possedere un maschio e una femmina. I cani sono tenuti in condizioni terribili, malnutriti, brutalmente picchiati e maltrattati. Alle femmine fanno sfornare una cucciolata dopo l’altra, come macchine. E quando si ammalano o sono completamente sfinite, vengono eliminate. C’è anche chi tiene i loro cani come richiesto dalla legge, ma la maggior parte dei “galgueros” li considera solo oggetti utili per cacciare.

Sono animali condannati a morte già dalla loro nascita che per lo più non conosceranno mai l’affetto, il calore di una casa e di una famiglia. Cosa che non è successa a Pago, il cui destino invece glielo ha concesso, anche se dopo otto anni di vita di stenti. «Da piccola avevo una paura tremenda degli animali – continua Elisa – Poi, crescendo, per merito di una zia volontaria che dedica il suo tempo a salvare creature in difficoltà, ho avuto modo di superare tutti i miei timori. Ed è sempre lei che mi ha fatto conoscere questa razza, adottandone uno. Sono cani dalla dolcezza infinita e hanno quello sguardo che ti conquista in un attimo. Non puoi fare a meno di amarli».

Pago ha 8 anni, ma a Elisa di avere un cucciolo non importava nulla: «Macché! poteva essere anche zoppo o malato, lo avrei preso comunque. Non mi interessa scegliere una razza, prenderlo cucciolo, io amo i cani, comunque essi siano. I galgo spagnoli li conoscevo già e mi avevano conquistato, inoltre, hanno esigenze che collimano con le mie. Insomma, è stato subito amore. Pago è molto più che un cane, lui è una parte di me, capace di farmi fare pace con il mondo quando qualcosa gira storto. Vorrei poter salvare tutti loro e dargli la vita amorevole che meritano. La sua rinascita è stata la mia salvezza».