Intervista a Simone Angelucci e Antonio Antonucci
Esperti del Parco nazionale della Maiella
juan carrito
in foto: L’orso Juan Carrito (Fonte: Parco Maiella)

È passata una settimana dall'arrivo di Juan Carrito nell'Area faunistica dell'Orso di Palena, nel parco della Maiella, un'area recintata caratterizzata da un bosco di abeti, cespugli, alberi da frutto e aree di pascolo, che rispecchia l’habitat naturale dell’orso marsicano. Qui Carrito resterà per un tempo indefinito, fino a quando non potrà essere rimesso in libertà senza il rischio di riavvicinarsi ancora alle comunità umane con la confidenza che lo ha caratterizzato fino ad oggi.

Dal trasferimento a Palena, avvenuto il 5 marzo in accordo con l'Ispra, fino ad oggi, sui social e sui media tradizionali continuano ad essere diffusi appelli per riportare l'orso marsicano nella "sua" Roccaraso. La rimozione dall'ambiente naturale di un esemplare di orso marsicano, sottospecie endemica del nostro Appennino giunta quasi sull'orlo dell'estinzione, è stata letta dalle principali associazioni animaliste del territorio come una sconfitta della comunità umana e di chi le amministra.

Anche se il Parco ha fatto sapere che sta lavorando per la re-immissione in natura di Carrito, per molti cittadini il loro beniamino ha diritto di tornare libero subito, lì dove sente essere la sua casa, anche se si tratta di una città e non dei monti della Marsica.

Per fare chiarezza sul trasferimento e sulle prospettive del giovane orso, Kodami ha raggiunto gli esperti del Parco della Maiella che si stanno occupando di Juan Carrito: il veterinario Simone Angelucci e il biologo Antonio Antonucci. Saranno loro a valutare con il supporto di un team internazionale le azioni da intraprendere per permettere a Carrito di tornare in natura, libero anche dal giogo dell'essere umano.

Juan Carrito: un problema di incolumità pubblica

«La situazione a Roccaraso era diventata insostenibile per l’orso, ma anche per la popolazione – spiega il veterinario Angelucci – Questa soluzione, anche se speriamo sia solo temporanea, si è resa necessaria perché c’era un problema oggettivo di pubblica incolumità, e se non sono state registrate aggressioni ai cittadini è solo perché Juan Carrito era costantemente monitorato».

Juan Carrito ha solo due anni e negli 8 mesi durante i quali ha vissuto da solo dopo aver lasciato la madre, la già confidente e famosa orsa Amarena, è diventato un vero fenomeno dei social. Inizialmente l'attenzione pubblica è stata sfruttata dal Parco per fare informazione, narrando la "Juan Carrito's story".

Al romanzo dell'orso marsicano però ben presto si sono aggiunte pagine poco felici, e anche una denuncia contro ignoti dopo la diffusione del primo video in cui Carrito è ripreso insieme a un Pastore tedesco. Da quel momento anche i media non hanno più potuto ignorare la crescente tensione tra i sindaci dei Comuni dell'Appennino nei confronti dell'animale.

Da quel momento, come ha rivelato il Parco d'Abruzzo, molte persone quando venivano a conoscenza di una delle sue scorribande hanno iniziato ad andare sul luogo dell'avvistamento con la speranza di scattargli una foto. In qualche video viene addirittura definito un «cagnolone» dall'uomo che riprende a poche decine di metri di distanza

 

«Solo poche settimana fa stava entrando nel corso di Roccaraso – prosegue Angelucci – in quel momento c’era una moltitudine di persone e bambini, e noi che lo stavamo monitorando abbiamo temuto il peggio. Le persone non hanno gli strumenti per interpretare i suoi segnali e per capire che se l’orso è intento a mangiare in cassonetto, in una maniera che all'occhio umano appare tranquilla, noi possiamo vedere chiaramente segni di minaccia. Siamo intervenuti prima che succedesse una tragedia».

La frequentazione così stretta dell'orso, arrivato fino alla stazione di Roccaraso affollata di passeggeri in attesa del treno, era diventata un problema di sicurezza pubblica non compreso pienamente dalla popolazione, priva degli strumenti per interpretare i segnali di stress mandati dall'animale.

 

Ma le passeggiate dell'orso in città non erano un gioco: «Juan Carrito ha messo in atto le cosiddette "false aggressioni" – aggiunge Antonucci – una cosa comune con gli operatori che sanno come agire, ma molto pericolose quando ciò avviene in presenza di persone non esperte. Juan Carrito lo ha fatto molte volte per difendere il suo spazio e per provocarlo bastava mettersi tra lui e quello che voleva fare».

Un'immagine ben diversa da quella dell'orso giocherellone così diffusa presso l'opinione pubblica. "Confidente", infatti, non è sinonimo di "amichevole", ma indica un animale che ha perso l'innata ritrosia nei confronti dell'essere umano. In considerazione di questa eccessiva prossimità, e quindi pericolosità, Juan Carrito è stato spostato nell'Area faunistica della Palena.

La prima traslocazione di un orso in Italia

Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise
in foto: Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise

«Resterà in cattività temporaneamente, fino a quando non ci saranno le condizioni idonee alla sua traslocazione, cioè al suo spostamento in un'area diversa da quella in cui è stato prelevato», rivela Antonucci.

Un primo tentativo era stato fatto all'inizio di dicembre, quando il Parco d'Abruzzo ha diffuso le immagini di quella che doveva essere la nuova vita di Carrito dopo il suo spostamento in un'area distante dalle città, ma non abbastanza. Una timida prova che non ha avuto il successo sperato dato che poche settimane dopo era tornato nei pressi di Villalago, il paese in cui è nato.

«La traslocazione di un orso è un'operazione inedita in Italia – spiega Angelucci – Questo spostamento nell'Area faunistica di Palena è il primo passo di un percorso che non sappiamo ancora dove ci condurrà perché si tratta di una operazione nuova, calata sul profilo individuale di Carrito e al di fuori dei protocolli e della letteratura esistenti. Una strategia pensata anche attraverso la consultazione con colleghi del panorama internazionale».

In Canada la condivisione di territorio tra orsi ed esseri umani ha dato il via alla nascita delle Bear smart community, comunità in cui orsi e uomini occupano i propri spazi nel rispetto reciproco, e dove le traslocazioni non sono infrequenti nel caso di individui troppo confidenti. Spesso queste operazioni determinano un cambiamento etologico nell'animale, quindi un successo in termini di sopravvivenza in natura della popolazione di orso.

Ma la particolarità del caso di Juan Carrito si distingue sotto numerosi aspetti, a cominciare dalla particolare morfologia del suo habitat naturale: l'Appennino ha ben poco in comune con gli immensi spazi canadesi. Basti pensare che la catena montuosa italiana si estende per circa 1.200 kilometri, mentre la British Columbia, dove sorgono le Bear smart community, ha un territorio di 944.735 km quadrati.

«In nord America le traslocazioni sono state effettuate più volte, ma è anche vero che avvengono in un contesto completamente diverso: lì c'è una minore antropizzazione con decine di migliaia di chilometri privi di comunità umane. Questo non è possibile in Italia e anche per tale motivo non è facile prevedere cosa accadrà dopo il rilascio in natura di Juan Carrito – sottolinea Antonucci – Anche la densità di popolazione non è paragonabile».

«In nord America in occasione delle traslocazioni gli orsi vengono spostati di 5mila chilometri, che per noi significa uscire dall’areale dell’orso bruno marsicano – conferma Angelucci – E purtroppo non è escluso che se questo tentativo dovesse fallire debba restare in cattività. Quello che stiamo facendo è del tutto nuovo per il contesto e per il profilo individuale dell'orso. A questo aggiungiamo una pressione socialmediatica molto forte».

Lo spostamento nell'Area faunistica è motivata non solo dalla volontà di rieducazione, ma anche dalle abitudini alimentari acquisite da Juan Carrito: «Sotto il profilo metabolico, abituato com'è a sovra alimentarsi con rifiuti, la traslocazione in un'area montana per lui sconosciuta dove la mancanza di cibo è assoluta sarebbe stato un problema di benessere animale. Ci siamo presi questo tempo per abituarlo a una dieta più adatta», commentano gli esperti.

Non è solo un problema di alimentazione

Juann Carrito (Foto del Parco nazionale della Maiella)
in foto: Juann Carrito (Foto del Parco nazionale della Maiella)

Oltre al contesto, è lo stesso Juan Carrito la variabile più insidiosa del programma di rieducazione, fattore di cui il biologo Antonucci è ben consapevole: «Gli orsi sono individui e come tali vanno considerati. Altri orsi confidenti si sono avvicinati molto agli insediamenti umani in determinati periodi dell'anno, ma nessuno con le modalità di Carrito».

Gli orsi vivono per immagazzinare risorse, e quindi aumentare il proprio peso, soprattutto in vista del periodo di ibernazione. Un periodo dell'anno in cui l'orso rallenta il metabolismo diminuendo le sue attività per sopravvivere all'assenza di cibo durante i mesi più freddi. Anche Juan Crarito è andato in ibernazione per un breve periodo allontanandosi dalle città per questo motivo, ritornando però poco tempo dopo.

«Abbiamo seguito orsi che per quattro mesi andavano in iperfagia, creando situazioni di criticità – continua il veterinario Angelucci – Ma Carrito si alimentava esclusivamente di rifiuti. Non si rivolgeva alle risorse alimenti prodotte da ambienti urbani solo in maniera opportunistica come fanno gli altri orsi. È un'abitudine che va anche al di là  di quello che osserviamo negli altri orsi problematici e confidenti».

Quello della dipendenza di Carrito dai rifiuti di Roccaraso è un problema sollevato più volte anche sulle nostre pagine dal direttore del Pnalm Luciano Sammarone. Ma non è il solo fattore a preoccupare gli esperti.

«Il problema di Carrito era che mostrava comportamenti di non reazione ad attività di dissuasione, un atteggiamento al quale non eravamo abituati – chiarisce Antonucci – Di solito con gli orsi problematici attuiamo strategie di dissuasione soft. Senza usare usato proiettili di gomma, allontaniamo gli animali seguendoli e monitorandoli, intervenendo con automezzi o a piedi usando delle luci».

Una strategia che è stata usata anche con Carrito non lontano dalle piste da sci di Roccaraso, quando una coppia ha ripreso l'orso e poi un'automezzo della Guardia forestale dissuaderlo dal proseguire sulla strada trafficata.

 

«Mettere in sicurezza le risorse trofiche di origine antropica ed educare la cittadinanza attraverso le ordinanze è giusto, ma sono azioni poco risolutive davanti a un comportamento come quello mostrato da Juan Carrito», evidenzia Antonucci.

«Il nostro piano originario – chiarisce Angelucci – in accordo con sindaco di Roccaraso, era di proseguire con questa dissuasione soft ancora per qualche settimana. Poi però le cose sono precipitate. Ora che Juan Carrito si trova nell'Area faunistica da un po' possiamo dire che non mostra segni di stress acuto, o stereotipie, come avviene per esempio agli animali negli zoo. Questo ci tranquillizza, ma è troppo presto per dire come risponderà in futuro».

«Nelle nostre intenzioni, l’orso andrà via da Palena, e per farlo stiamo tentando l'impensabile», concludono insieme gli esperti.