Sembra uscita da uno di quei film horror di serie B dove animali giganti lottano tra loro e attaccano senza senso le città, oppure – se preferite – da uno dei vostri incubi peggiori. Eppure non si tratta di fantascienza e sulla piccola Philip Island, un isolotto disabitato a est dell'Australia, vive una scolopendra gigante in grado di cacciare lucertole, pesci e persino uccelli marini. Questo centopiedi unico nel suo genere ha una dieta composta da un numero insolitamente alto di vertebrati più grossi di lei ed è in grado di influenzare notevolmente le dinamiche ecologiche e di popolazione dell'intero ecosistema. Un nuovo studio pubblicato su The American Naturalist ha analizzato in maniera approfondita la dieta di questa specie tanto affascinante, permettendo di scoprire diverse cose interessanti.

La sconcertante dieta della scolopendra di Philip Island

Una scolopendra di Philip Island a caccia passa vicino a un petrello adulto. Foto di Luke Halpin
in foto: Una scolopendra di Philip Island a caccia passa vicino a un petrello adulto. Foto di Luke Halpin

La scolopendra o centopiedi di Philip Island (Cormocephalus coynei) vive esclusivamente sull'isolotto di cui porta il nome e sulla piccola isola di Nepean. Il suo corpo corazzato può superare i 30 centimetri di lunghezza e come tutte le scolopendre è equipaggiata con due grosse tenaglie chiamate forcipule in grado di iniettare un potente veleno nel corpo delle prede. Nelle notti calde e umide dell'isola se ne va a caccia tra le foglie della lettiera, catturando praticamente qualsiasi essere vivente le capiti a tiro. Non sembra particolarmente schizzinosa e la sua dieta è sorprendentemente variegata. Analizzando il suo regime alimentare e le tecniche di caccia i ricercatori hanno scoperto che si nutre per il 52% di invertebrati, come grilli e altri insetti, e per ben il 48% di animali vertebrati.

La sua dieta vertebrata è composta prevalentemente da piccoli rettili (30,5%), come lo scinco di Lord Howe (Oligosoma lichenigera) e il geco di Günther (Christinus guentheri), ma anche di pesci lasciati cadere sull'isola dalle tante specie di uccelli marini che nidificano sull'isola (9,6%). Il dato però più sconvolgente è stato scoprire che ben il 7,9% della sua dieta è composto da pulli di petrello alinere (Pterodroma nigripennis), un uccello che passa buona parte della sua vita in mare aperto ma che nidifica a terra sulle isole del Pacifico. Gli scienziati hanno osservato anche come le scolopendre attaccano attivamente i pulli indifesi fin dentro al nido, uccidendoli con le loro micidiali tenaglie velenose.

Un petrello alinere filmato sull'isola

Secondo i tassi di predazione calcolati dai ricercatori è stato stimato che l'intera popolazione di scolopendre presente su Philip Island può uccidere e mangiare tra i 2109 e 3724 pulli di petrello ogni anno. Sull'isola ci sono infatti circa 19mila coppie riproduttive di petrelli alinere, e in assenza di altri predatori gli attacchi dei centopiedi rappresentano la loro principale causa di mortalità. Tuttavia non c'è nulla di strano o pericoloso in tutto questo, perché si tratta di dinamiche completamente naturali e in equilibrio con l'ambiente.

Predatori all'apice della piramide trofica

Un pullo di petrello alinere. Foto di Trudy Chatwin
in foto: Un pullo di petrello alinere. Foto di Trudy Chatwin

La predazione sui petrelli da parte delle scolopendre è una relazione predatore-preda totalmente naturale e in equilibrio, che non intacca minimamente la sopravvivenza della specie, anzi. Come accade su molte isole oceaniche anche sulla piccola Philip Island non ci sono grossi mammiferi. Pertanto la nicchia ecologica dei predatori, e cioè il ruolo che occupano all'interno dell'ecosistema, è stata quindi lasciata vuota e questo ha permesso al centopiedi di impossessarsene. In un certo senso le scolopendre hanno preso il posto lasciato vacante da mammiferi, uccelli e altri animali che di solito ricoprono questa nicchia. Questi invertebrati cacciatori svolgono quindi un ruolo fondamentale nel mantenere gli equilibri ecologici, contribuendo attivamente al trasferimento di nutrienti ed energia tra tutti i vari piani della piramide trofica, permettendo quindi all'intero ecosistema dell'isola di restare in salute.

Una scolopendra di Philip Island preda al nido un pullo di petrello alinere

Su Philip Island le cose non sono però sempre state così in armonia, e non certo per le scolopendre. Negli anni 80, quando è stata descritta per la prima volta questa specie, le scolopendre in pericolo di estinzione, e solamente pochissimi individui furono osservati all'epoca sull'isola. La rarità di questa e altre specie era legata alla presenza di animali alloctoni portati dall'uomo, come maiali, capre e conigli, che avevano contribuito a degradare l'habitat danneggiando anche le colonie di uccelli marini che nidificano sull'isola.

Quando queste specie invasive sono state però completamente rimosse grazie agli sforzi di conservazione del Norfolk Island National Park, la colonia di petrelli è esplosa numericamente, e di conseguenza anche le scolopendre che si nutrono dei loro pulli. Le foreste e gli habitat Philip Island si sono rigenerati rapidamente e l'ecosistema è tornato al suo antico splendore. Occupando la nicchia di predatori all'apice della piramide trofica la funzione "rigenerativa" dei centopiedi potrebbe quindi aver svolto un ruolo chiave nel recupero dell'intero ecosistema dell'isola, tuttavia serviranno certamente altri studi per comprendere appieno queste intricate e complesse dinamiche naturali.