Da utile compagno per andare a caccia a fondamentale aiuto nel lavoro: il cane sin dai tempi dei tempi, è sempre stato un affidabile alleato dell’uomo, un compagno di vita che ha assunto diversi ruoli durante l’evoluzione della relazione. Il più recente dei quali lo vede decisamente capace nel compito di “terapeuta”.

È ormai dimostrato quanto la pet therapy che coinvolge gli animali in generale e solo i cani, riesca a migliorare in molti casi la vita dell’essere umano, soprattutto in presenza di alcuni disturbi. Sono sempre di più gli studi che avvalorano questa tesi.

Tra questi, uno degli ultimi condotto dall’Università di Lincoln su quanto il rapporto con un animale risulti efficace nell’attenuare i sintomi nelle persone a cui è stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico. L’animale, infatti, ha la capacità di facilitare l’interazione sociale contrastando il senso di isolamento e stimolando nella persona il voler comunicare con l’altro attraverso il loro linguaggio non verbale.

Nello studio dell’Università inglese, i ricercatori hanno chiesto a 36 pet mate con un disturbo nello spettro autistico di descrivere la relazione con il loro cane e quali effetti quel rapporto abbia avuto sul loro benessere mentale. Il risultato è stato che il 16,7 per cento ha affermato che i cani, non solo li hanno fatti stare meglio, ma che hanno impedito loro di suicidarsi.

Il professor Daniel Mills, coautore dello studio, pubblicato su Scientific Reports, ha dichiarato al quotidiano The Telegraph che «se, ed è un grande se, questo studio può essere considerato rappresentativo, allora i cani di proprietà di persone autistiche nel Regno Unito avrebbero salvato decine di migliaia di vite».

Il ragionamento fatto è, però, al momento valido in teoria. In pratica, gli studiosi hanno fatto un calcolo statistico supponendo che le persone affette dal disturbo autistico nel Regno Unito sono una su 100 e quelle con cani corrisponde un quarto di questi. Sulla base di questi presupposti lo studio arriva a supporre che avere un cane avrebbe prevenuto circa 135.000 suicidi tra gli adulti autistici del Paese.

La ricerca ha scoperto e messo in evidenza che le attività maggiormente legate al miglioramento dell'umore della persona sono rappresentate soprattutto dalle interazioni più strette con il cane, il quale non delude e non tradisce mai le aspettative, elemento di cui la persona affetta da disturbo autistico ha necessità e trova confortante.

Ana Maria Barcelos, studentessa di dottorato all'Università che ha partecipato allo studio, ha spiegato al quotidiano inglese che circa il 17 per cento dei partecipanti ha dichiarato di aver pensato al suicidio, ma che la loro decisione di non farlo è stata fortemente legata alla presenza del cane: il pensiero principale, infatti, in tutti, era che sarebbe stato molto ingiusto da parte loro uccidersi, lasciando da solo il loro compagno animale che li ha amati così incondizionatamente. Gli intervistati si sono detti davvero preoccupati per il benessere del proprio cane e incapaci di rompere quel legame così speciale.

Quell’amore infaticabile e senza confini, totalmente indipendente dalla razza o dall’età del cane, è stato l’elemento fondamentale che ha fermato l’estrema azione di partecipanti. Secondo gli studiosi questo è un importantissimo risultato, perché se per i pet mate in generale, la presenza dell’animale porta una grande felicità e fa stare bene, per i pet mate con disturbo autistico la semplice presenza del cane sembra consentire loro di fare cose che altrimenti non riuscirebbero a fare. Decisamente una grande differenza.