KODAMI ZOOM
episodio 15
13 Giugno 2023
17:00

La piaga degli abbandoni in Italia: quali sono i numeri e cosa si può fare

Ogni anno in Italia vengono abbandonati circa 80 mila gatti e 50 mila cani. La maggior parte di loro muore a causa di incidenti d’auto, malnutrizione o maltrattamenti. Per invertire questa tendenza, serve un approccio diverso agli animali da parte di cittadini e istituzioni.

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Ogni anno circa 80 mila gatti e 50 mila cani vengono abbandonati. L’80% di loro muore a causa di incidenti d’auto, malnutrizione o maltrattamenti (fonte LAV). Abbandonare un animale domestico significa, quasi sempre, condannarlo a morte: cani e gatti abituati a vivere in una casa, infatti, non sono abituati a sopravvivere da soli e, una volta abbandonati, sono disorientati e non sanno come difendersi o procurarsi cibo. Nella “migliore” delle ipotesi finiscono in canile o in gattile, dove raramente vivono in condizioni di reale benessere. Ma quanto è grave la piaga dell’abbandono in Italia? E si potrebbe fare di più per affrontarla?

A cosa serve il microchip?

In Italia, ad oggi, ci sono più animali che persone: gli animali familiari  sono circa 65 milioni – compresi anche pesci, conigli, tartarughe ecc. Di questi, circa 20 milioni sono cani e gatti e, purtroppo, ogni anno più di 130 mila di loro vengono abbandonati. La stagione peggiore, come puoi immaginare, è l’estate, che conta circa il 25-30% di questa cifra.

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Assalco–Zoomark – Dati: EUROMONITOR

Chiariamo innanzitutto che in Italia l’abbandono è un reato punibile con una multa tra i mille e i 10 mila euro o, in alternativa, con una pena fino a un anno di carcere. Però spesso non si riesce a risalire ai responsabili oppure il reato non viene proprio denunciato. È vero che dal 2005 è obbligatorio il microchip, almeno per i cani, mentre per i gatti lo è solo in Lombardia dal 2020. Come funziona questo microchip? Tanto per i cani che per i gatti si tratta di una capsula innestata sottopelle, ovviamente innocua, che serve a tenere traccia del cane e che permette di risalire alla persona che lo ha preso con sé. Il cane e la persona che se ne prende cura vengono infatti associati all’interno di un’anagrafe canina regionale. In teoria è una garanzia per gli animali, perché impedisce alle persone di abbandonarli senza pensarci troppo. E anche per le persone, perché in caso di smarrimento è più facile rintracciare l’animale. Nella pratica, però, il microchip non è utilizzato su tutto il territorio italiano.

Soprattutto al sud le percentuali di animali tracciabili sono minori e, in generale, molti non sanno che si tratta di un obbligo di legge o non vogliono pagare le spese necessarie. Per questo molte associazioni e le ASL locali organizzano campagne gratuite per informare e applicare il dispositivo. Ugualmente grave è che non sia ancora pienamente in funzione l'anagrafe nazionale canina, che renderebbe molto più semplice rintracciare i cani e chi li abbandona. Interpellato da Kodami quasi un anno fa, il Ministero della Salute aveva definito l’anagrafe nazionale come un “obiettivo strategico”, ma ad oggi, la Banca dati Nazionale per gli Animali da Compagnia non è ancora attiva. Questo cosa comporta? Mettiamo che una persona viva, per esempio, nel Lazio e abbandoni il proprio cane in Campania. Il canile campano che recupera il cane pur potendo leggere il microchip non potrà risalire alla persona che ha commesso il reato: questo perché i database sono appunto regionali, e non comunicano fra loro.

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I canili prima e dopo la Legge Quadro del '91

Ammesso che gli animali riescano a sopravvivere dopo l’abbandono, nella maggior parte dei casi finiscono in canili o gattili. Ma come funzionano queste strutture? Bisogna dire che, in generale, si tratta di ambienti non ideali per gli animali, che hanno bisogno di muoversi liberamente e del contatto con le persone. Anche un’ottima struttura, che può contare su educatori e veterinari, sarà comunque una limitazione per il benessere psicofisico dell’animale. Ci sono poi realtà particolarmente stressanti perché sovraffollate o non in grado di offrire agli ospiti momenti per muoversi o giocare. Considerato che le percentuali di adozioni in molte di queste sono basse, spesso si tratta di vere e proprie carceri: più gli animali sono adulti e meno probabilità ci sono che verranno adottati. La situazione generale, comunque, è migliorata rispetto a 30 anni fa. Infatti, prima della Legge Quadro del 1991, canili e gattili servivano soprattutto a prevenire la diffusione della rabbia. Gli animali randagi o abbandonati venivano trasferiti in struttura per essere tenuti in osservazione 10 giorni, il tempo di manifestazione della malattia. Passato questo tempo, però, se nessuno li reclamava o li adottava, venivano soppressi. Con la legge del ‘91 fu finalmente vietata l’uccisione degli animali dopo dieci giorni.

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Investimenti assenti

Le strutture però non sono sempre attrezzate in modo adeguato per garantire il benessere degli animali. Gli investimenti statali in canili e gattili sono praticamente assenti e molto spesso sono le associazioni no-profit e i volontari a cercare soluzioni alternative e più efficienti. Anche la gestione di tali strutture è un grosso problema. I Comuni assegnano la gestione tramite gare d’appalto che però non sempre tengono in considerazione gli interessi degli animali. Molti gestori propongono piani orientati soprattutto al risparmio economico: alcune amministrazioni locali prevedono un tetto minimo di spesa che garantisca agli animali cibo e cure che vadano al di là della mera sopravvivenza, ma tale spesa non sempre viene rispettata.

L'abbandono legalizzato: la rinuncia di proprietà

Stando ai dati del Ministero della Salute relativi al 2021, solo per i cani ci sono stati più di 70 mila ingressi in canili sanitari e quasi 30 mila in canili rifugio. Il problema dell’abbandono, in Italia, assume forme diverse a seconda della zona. È vero che i numeri maggiori sono al sud: secondo l’ultimo rapporto LAV sul randagismo, si concentra qui il 61% degli ingressi in canile. Ma anche se i numeri al centro-nord sono più bassi e ci sono meno abbandoni in strada, ciò non vuol dire che gli animali non vengano abbandonati anche lì. È infatti molto diffusa la rinuncia di proprietà dell’animale adottato – secondo la legge gli animali sono considerati ancora “beni materiali”, nonostante la riforma che ha inserito la loro tutela in costituzione. La rinuncia o cessione di proprietà è un vero e proprio abbandono legalizzato, che consente di cedere il proprio animale al canile o al gattile senza violare la legge. In teoria ciò dovrebbe aiutare chi si trova in gravi condizioni e non può più prendersene cura. Nei fatti, però, le persone si disfano dei propri animali per le ragioni più banali.

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Alla radice degli abbandoni

Ma perché si decide di abbandonare un animale, che dovrebbe essere un vero e proprio compagno di vita? La risposta è semplice quanto triste, almeno nella maggior parte dei casi. Spesso sono considerati un intralcio, per esempio nell’organizzazione delle vacanze, oppure possono avere delle esigenze ritenute problematiche, che richiedono impegno e pazienza. Altro caso è quello delle cucciolate casalinghe. La maggior parte dei cani abbandonati sono giovani, adulti, o anziani, ma quando si tratta di piccoli di pochi giorni o settimane, come quelli che vedete in queste immagini, spesso si tratta del frutto non voluto di una cucciolata domestica.

Ma la radice alla base degli abbandoni resta sempre la scarsa consapevolezza nei confronti dell’animale che si sta accogliendo. È un individuo, con una sua soggettività, che va accolta e compresa, esattamente come fa lui con noi. Molti, di fronte a queste esigenze  optano per la soluzione più immediata, che è anche la più sbagliata: disfarsi dell’animale come se fosse una cosa, e non un essere vivente. Il problema generale è che, ancora oggi, si sottovaluta spesso l’impegno necessario quando si adotta un animale. Proprio la recente pandemia di COVID-19 ha dato un’ulteriore dimostrazione di ciò. Durante i vari lockdown le adozioni di cani sono aumentate. Passata la crisi, però, molti sono stati riportati ai canili o affidati ad altre persone. Per di più, secondo il sondaggio di Emg Different, il 28% di chi ha adottato un cane negli ultimi due anni ha detto di averlo fatto per affrontare il lockdown e quasi 200 mila persone ammettono di averlo fatto per aggirare le restrizioni dovute alla quarantena.

L'abbandono è un trauma per l'animale

Un animale abbandonato vive un vero e proprio trauma che lascia una cicatrice profonda. Nel caso dei cani, animali sociali etologicamente portati a sentirsi parte di un branco, capire di esser stato abbandonato equivale a sentirsi espulso dal gruppo che gli ha garantito protezione, cibo e affetto fino a quel momento. Ma anche i gatti soffrono l’abbandono, nonostante siano animali molto indipendenti. Infatti il loro benessere emotivo è legato alla familiarità con l'ambiente e uno stravolgimento gli provocherà ansia e stress.

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Cosa puoi fare

Per evitare tutto ciò, il passaggio fondamentale da parte dei cittadini è di prendere la decisione di adottare un animale con grande consapevolezza. Solo se la persona sa che sta intraprendendo una relazione destinata a durare per sempre allora la vita dell’animale adottato e dell’intera famiglia potrà essere felice. Per quanto riguarda le istituzioni, locali e nazionali, è ora che agiscano informando la popolazione, colmando le lacune e fornendo davvero sostegno a volontari e associazioni serie e responsabili che operano con enorme sacrificio. Il volontariato è bellissimo e molto utile, senza persone che si danno da fare concretamente non ci sarebbe speranza per molti animali ma non può e non deve essere l’unica risposta al problema, soprattutto ora che l’estate si avvicina e gli abbandoni si intensificano. Noi di Kodami ti invitiamo dunque a informarti attivamente ma anche a chiedere di più alle amministrazioni del tuo territorio. Gli animali fanno parte della nostra vita e della nostra società, meritano di essere tenuti in considerazione come qualsiasi altro cittadino. E non devono essere abbandonati neanche dallo Stato.

Anche quest'anno Kodami ha lanciato la sua campagna di divulgazione e sensibilizzazione sul tema dell'abbandono: "Vacanza bestiale". E anche questa volta ti chiediamo di partecipare attivamente!

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