Sottunga è una piccolissima isola finlandese del mar Baltico con appena un centinaio di abitanti. Fa parte della provincia autonoma dell'arcipelago delle Åland e qui, nel 1991, un gruppo di scienziati decise di introdurre una nuova specie di farfalla per studiare in che modo si sarebbero adattata e diffusa nel nuovo ambiente. I ricercatori non si accorsero però che alcuni dei bruchi portati sull'isola avevano al loro interno delle vespe parassotoidi, che a loro volta ospitavano un'altra vespa parassitoide del parasittoide. Per di più le femmine della prima vespa parassitoide si sono portate dietro anche una specie di batterio e così, con una rocambolesca matrioska biologica, partendo da una sola specie di farfalla sull'isola sono arrivati in un solo colpo ben quattro nuovi organismi. Ora, a distanza di 30 anni, gli scienziati hanno provato a studiare come sono andate le cose in tutto questo tempo.

Una farfalla, due vespe e un batterio

La piccola isola finlandese di Sottunga

Le larve della farfalla portata sull'isola nel 1991 appartengono alla specie Melitaea cinxia, un lepidottero dalla colorazione arancione finemente decorata di nero e bianco, piuttosto comune anche in Italia e già presente nelle isole vicine. I bruchi della Melitaea cinxia vengono però presi di mira da una piccolissima vespa nera e rossastra che si chiama Hyposoter horticola. Queste vespe, come gli altri membri della famiglia degli icneumonidi, sono famosi parassitoidi e depongono le proprie uova all'interno di un organismo ospite (di solito bruchi, cavallette o altri insetti) senza ucciderlo. In questo modo le loro larve possono nutrirsi dall'interno della carne fresca del bruco, emergendo (questa volta uccidendolo) prima che possa impuparsi e trasformarsi in crisalide.

A volte però la natura sa essere sorprendentemente sadica, e così ha prodotto un'altra specie di vespa icneumonide che è un parassitoide di un parassitoide: la Mesochorus cf. stigmaticus. Questo piccolo imenottero, definito anche iperparassitoide, depone le sue uova all'interno delle larve di Hyposoter horticola che sono già nel corpo del bruco. Le larve di Mesochorus, poi, uccidono quelle della Hyposoter nello momento esatto in cui questa ammazza il bruco ed emergono poi a loro volta dalla carcassa circa 10 giorni dopo. Per concludere, le femmine di Hyposoter si sono portate dietro anche un batterio simbionte, chiamato Wolbachia pipientis, che per motivi ancora da chiarire rende più suscettibile all'iperparassitoide la vespa.

Cosa è successo dal 1991

La Melitaea cinxia, introdotta a Sottunga nel 1991
in foto: La Melitaea cinxia, introdotta a Sottunga nel 1991

A distanza di 30 anni i ricercatori hanno studiato la specie di farfalla, la vespa, l'iperparassitoite e il batterio, scoprendo che sono tutti vivi e vegeti dalla loro introduzione sull'isola, nonostante le popolazioni di tutti e quattro gli organismi si siano ridotte nel tempo. La farfalla Melitaea ha subito parecchie fluttuazioni demografiche nel corso degli anni e gli scienziati si aspettavano quindi una scarsa variabilità genetica. Tuttavia, sorprendentemente, la diversità del patrimonio genetico della popolazione è stata piuttosto alta e le farfalle si sono quindi riprese abbastanza bene e rapidamente dalle oscillazioni demografica, nonostante siano minacciate anche dalla siccità e dai cambiamenti climatici.

Diversi esemplari della vespa Hyposoter horticola, invece, sono stati trovati anche sulle isole vicine. Il loro DNA era molto simile a quello degli individui introdotti a Sottunga ed è quindi molto probabile che abbiano colonizzato nuovi territori volando proprio a partire dalla piccola isola.

Cosa ci insegna questa storia

Una vespa icneumonide simile a Hyposoter e Mesochorus
in foto: Una vespa icneumonide simile a Hyposoter e Mesochorus

La storia della farfalla introdotta a Sottunga, insieme a tutti gli altri organismi che ha portato con sé sulla piccola isola finlandese, ci ricorda quanto siano incredibilmente complesse e difficili da controllare le dinamiche naturali all'interno di un ecosistema, e che bisogna stare molto attenti quando speriamo, spesso invano, di poterle gestire in sicurezza.

Introdurre piante e animali in un nuovo ambiente è una prassi molto rischiosa, che si cerca sempre di guidare con cura. Queste specie potrebbero – come già successo innumerevoli volte – possono interferire coi delicati equilibri degli ecosistemi, mettendo a rischio la loro sopravvivenza. Il batterio Wolbachia arrivato con la vespa, per esempio, sappiamo essere presente in tantissimi altri gruppi di artropodi (insetti, aracnidi, crostacei). Non conosciamo quali effetti però potrà avere se si diffondesse a causa nostra anche tra animali che al momento ne sono sprovvisti. La vespa Hyposoter, invece, a causa dell'introduzione della farfalla ha potuto allargare il suo areale, parassitizzando magari popolazioni di farfalle che ancora non erano state toccate.

I ricercatori sperano dunque che il loro lavoro pubblicato su Molecular Ecology possa servire da avvertimento a chiunque conduca progetti di reintroduzione o ripristino di specie rare e in via di estinzione, rammentandoci la facilità con cui altri organismi e patogeni possono essere liberati inavvertitamente assieme alle specie bersaglio, mettendo a rischio involontariamente interi ecosistemi.

Il parassita che spinge fatalmente i cuccioli di iena a non aver paura dei leoni

I cambiamenti climatici tra le cause principali dietro il declino della farfalla monarca