Sterpazzolina (Sylvia cantillans)
in foto: Sterpazzolina (Sylvia cantillans)

Il maxi rogo nell’isola siciliana di Pantelleria, sta bruciando vigneti e aree di macchia mediterranea per circa 30 ettari, mettendo a rischio le specie animali e vegetali che la abitano e rischiando di compromettere la migrazione dell'avifauna.

Le piccole isole del mediterraneo come Pantelleria, infatti, rappresentano un habitat fondamentale per numerose specie di uccelli, soprattutto dei migratori, che qui fanno sosta per riposare e riprendere le forze. Simili eventi catastrofici come gli incendi possono impedire agli uccelli di

Tutelare la ricchezza delle isole minori e l'habitat della macchia mediterranea significa quindi salvare un patrimonio di biodiversità che non ha confini e che unisce Europa e Africa, contenenti di approdo e di partenza dei migratori.

A rischio sono i migratori come la Sterpazzolina, ma anche l'Occhiocotto, uccello tipico della macchia mediterranea.

Occhiocotto uccello
in foto: Occhiocotto

Le fiamme c he stanno costringendo persone e animali a una precipitosa fuga sono state alimentate dal vento di scirocco che ancora soffia sull'isola e il «il forte dubbio – ha affermato il sindaco Vincenzo Cuomo – è che il rogo abbia origine dolose», perché partito da due punti distanti tra loro centinaia di metri.

La Procura di Pantelleria ha infatti aperto un'inchiesta per fare chiarezza rispetto a questa vicenda.

La Sicilia è una delle regioni italiani più colpite dagli effetti del cambiamento climatico e a rischio desertificazione, poiché dotata di scarsa copertura boschiva, pari all’11% di tutto il territorio.

Nel 2021 vanta il triste primato di regione con la maggiore superficie coperta dal fuoco: 78.000 ettari (soprattutto terreni coltivati e pascolati), quasi lo stesso valore riscontrato nell’intero resto d’Italia.

Per il WWF esiste una vera «industria del fuoco», per cui «l’incendio viene causato per creare posti di lavoro (nelle attività di avvistamento, di estinzione, nelle attività successive di ricostituzione)»; una ipotesi che sembra suffragata dal Piano Regionale antincendio boschivo 2020: «L'impostazione della lotta antincendio, basata su interventi di solo contrasto al momento dell'emergenza, ha comportato una diffusa politica di assunzioni a tempo determinato, (…) dove l'incendio volontario da parte di operai stagionali può costituire lo strumento per mantenere o motivare occasioni di impiego (CFS, 1992)».

Come si legge nel recente report dedicato proprio all'emergenza incendi “Spegnere oggi gli incendi di domani. Dalla gestione dell’emergenza a gestione e prevenzione del rischio”, le cause degli incendi sono molteplici e quest’anno ondate di calore anticipate e una straordinaria siccità invernale hanno reso la vegetazione più secca e quindi maggiormente infiammabile, creando una condizione perfetta per la combustione di notevoli superfici di terreni, un tempo coltivati e ora ricoperti da vegetazione spontanea.

I nidi degli uccelli che sono nei cespugli della macchia mediterranea sono i più esposti alla violenza del fuoco, e a farne le spese sono i piccoli ancora incapaci di volare. Oltre all'avifauna sono a rischio anche i piccoli mammiferi come ricci e roditori, e ovviamente anche gli animali domestici.

Con l'intensificarsi degli incendi in Italia aumentano anche il numero di cani morti a causa delle fiamme perché tenuti alla catena. Per questo il deputato Filippo Maturi, insieme alle principali associazioni animaliste: Enpa, Lav, Oipa, Lndc, Ali, Apa, ha indirizzato ai governatori delle Regioni italiane una lettera per dire basta a questa pratica crudele e pericolosa.