L'anomala ondata di caldo che sta colpendo l'Italia sta mettendo a dura prova anche gli uccelli che nidificano in città, soprattutto in Sicilia. Da ogni angolo dell'isola arrivano centinaia di segnalazioni di uccelli morti o in difficoltà, con i centri di recupero strapieni che sono ormai quasi al collasso. A essere colpiti sono soprattutto i rondoni, eccezionali uccelli migratori che ogni anno tornano dall'Africa per riprodursi soprattutto nei centri storici delle nostre città. Le temperature insopportabili che hanno superato i 40°C surriscaldano sottotetti, tegole e cavità negli edifici dove questi uccelli nidificano, spingendoli a lasciare anzitempo i loro nidi. Non essendo ancora pronti per volare i rondoni finiscono a terra dove, senza assistenza, non riuscirebbero mai a sopravvivere.

Strage di rondoni a Ragusa e nel Catanese

I rondoni raccolti in massa prima di essere smistati tra entri di recupero e volontari. Foto di Giuliana Pulvirenti
in foto: I rondoni raccolti in massa prima di essere smistati tra entri di recupero e volontari. Foto di Giuliana Pulvirenti

Solamente a Ragusa nelle ultime ore sono stati quasi 800 gli uccelli recuperati da volontari e cittadini, a Catania nella sola giornata di venerdì sono stati 150 i rondoni raccolti e smistati tra i volontari, che si stanno mobilitando in massa. Il Centro di Recupero di Ficuzza ne riceve invece circa 400 a settimana. Le segnalazioni sulle pagine e gruppi social che si occupano di recuperare gli uccelli in difficoltà sono decine al giorno. CRAS e associazioni sono però ormai al collasso e sono alla disperata ricerca di ogni tipo di aiuto possibile per contrastare l'emergenza e per provare a salvare quanti più uccelli possibile e restituirli ai cieli delle città.

L'appello del Centro di Recupero di Ficuzza

«La maggior parte dei rondoni caduti sono pulli a cui mancano circa dieci giorni o una settimana per completare lo sviluppo – spiega Giuliana Pulvirenti, naturalista ed esperta di rondoni – molti dei ritrovamenti stanno avvenendo nelle città dove i rondoni nidificano nei sottocoppi, sotto le tegole, che diventano veri e proprio forni. Gli uccelli scottandosi cercano probabilmente refrigerio e si buttano dal nido. È una vera e proprio emergenza che sta colpendo non solo la Sicilia, ma anche la Puglia, la Calabria e altre regioni. Piovono letteralmente dal cielo in massa, sia vivi che morti. Potrebbero esserci anche altri fattori ma certamente il calore anomalo è tra le cause principali».

Serve l'aiuto consapevole di tutti

C'è bisogno di cibo, fondi, volontari e spazi dove poter accudire tutti gli uccelli recuperati. I giovani rondoni caduti dai nidi hanno bisogno di cibo e assistenza continua per poter raggiungere lo svezzamento e tornare in libertà, le sole forze degli operatori e dei volontari non bastano più. La sopravvivenza dei rondoni è infatti strettamente legata all'uomo ed è una nostra responsabilità intervenire ma servono competenze.

«Molte persone credendo siano pronti per volare li raccolgono cercando di dare una mano provando a farli volare – continua Giuliana Pulvirenti – Li lanciano dai balconi e molto finiscono per ferirsi o morire. Tutti stiamo cercando di diffondere quante più informazioni possibili per fornire alla persone gli strumenti necessari al primo soccorso». Uno dei progetti che sta cercando proprio attraverso la citizen science di coinvolgere i cittadini nel soccorso e nella raccolta di segnalazioni è Apus e co. Tracker, di cui Giuliana Pulvirenti è responsabile. «Il nostro progetto ha lo scopo di sensibilizzare cittadini e istituzioni sull'importanza e lo stato di conservazione dei rondoni in Sicilia e della biodiversità urbana, anche attraverso la mappatura dei nidi. La piattaforma è accessibile sia via web che dal cellulare ed è disponibile anche una sezione di SOS con indicate le corrette procedure di primo soccorso, liberazione e gli indirizzi dei centri recupero e delle associazioni siciliane a cui rivolgersi in base alla zona».

L'appello del Centro di Recupero Stretto di Messina

Le tre specie che si riproducono in Italia, il rondone comune (Apus apus), quello maggiore (Tachymarptis melba) e quello pallido (Apus pallidus) nidificano infatti quasi esclusivamente in ambiente urbano e dipendono fortemente da come gestiamo le nostre città e i nostri edifici. Spesso confusi con le rondini e i balestrucci queste specie sono volatori eccezionali, che passano quasi la loro intera esistenza tra i cieli. Mangiano, si riproducono, svernano e addirittura dormono in volo, toccando terra esclusivamente quando arriva il momento di nidificare.

Una nostra responsabilità

Originariamente queste specie costruivano i loro nidi nelle cavità degli alberi e delle rocce, ma la sempre più scarsa disponibilità di queste e la continua espansione delle città li ha spinti a trasferirsi nell'ecosistema urbano. Le popolazioni in tutto il mondo erano già state messe in difficoltà dalla sempre più scarsa disponibilità di fori e cavità dove nidificare, ridotti sempre più da restauri e architetture poco amiche della biodiversità.

«In molte città del nord si è già riusciti a ottenere importanti risultati, con operazioni di restauro fatte nel periodo giusto e che lasciano le cavità aperte a disposizione degli uccelli – continua Giuliana Pulvirenti che poi conclude – Nel sud la situazione è più complicata e sia cittadini che istituzioni sono ancora poco sensibili o scarsamente consapevoli su queste problematiche. Per questo è importante segnalare e mappare con l'aiuto di tutti i nidi e le colonie, per poterli poi tutelare fornendo informazioni corrette. Cercheremo di espandere il nostro progetto in tutta Italia per proteggere queste specie meravigliose e tutta la biodiversità urbana».

I rondoni quindi hanno bisogno del nostro aiuto. Come se non bastassero tutte le problematiche legate alla perdita di biodiversità, ora ci si mette anche il caldo e con la crisi climatica sempre più drammatica ogni anno che passa il futuro di questi eccezionali migratori è ancora più a rischio. L'invito è quindi di contribuire anche rendendosi disponibili a effettuare turni di volontariato per accudire gli uccelli.

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