Da settimane ormai le associazioni per la tutela degli animali e i volontari chiedono di mettere in campo azioni e strategie per proteggere rondini e rondoni, uccelli migratori che in primavera tornano in Italia dopo lo svernamento in Africa. L’obiettivo è nidificare e riprodursi, eppure capita che la mano dell’uomo distrugga ciò che questi uccelli a fatica costruiscono.

È quello che è successo a Paese, cittadina in provincia di Treviso, dove i lavori per la demolizione di una vecchia casa hanno distrutto un’intera colonia di rondoni: le ruspe hanno abbattuto mura e travi senza tenere minimamente conto della presenza dei nidi, già segnalata dalle sezioni locali di Oipa e Lipu. Che hanno deciso di presentare denuncia per il reato di distruzione nidi e uccisione di fauna selvatica protetta.

La demolizione di un sito di nidificazione decennale

La casa demolita si trovava in via Montello, nella frazione di Sovernigo. Sono anni ormai che è considerata sito di nidificazione per i rondoni, uccelli che prediligono per i nidi le sporgenze delle costruzioni umane, come appunto i tetti di case, fienili, stalle, e in generale luoghi protetti in cui è più facile trovare gli insetti, parte fondamentale della loro alimentazione. La demolizione era prevista da tempo, e lo scorso anno, a maggio, la Sezione di Treviso della Lipu aveva scritto al Comune di Paese e al committente chiedendo di evitare di procedere con i lavori nel periodo che va da maggio a luglio, periodo in cui i rondoni si riproducono. La Lipu aveva anche preso contatti diretti con i responsabili dei lavori, spiegando l’importanza di questo sito e proponendo di mettere delle cassette nido artificiali sulla nuova costruzione.

A nulla sono valsi però gli sforzi di proteggere questa specie, minacciata a livello globale e altamente protetta: i lavori sono iniziati nei giorni scorsi, quando nei nidi erano già presenti piccoli di appena una o due settimane, tutto sotto gli occhi di alcuni soci Lipu che stavano monitorando il sito per cercare quantomeno di recuperarli e poi trasferirli al Cras di Treviso, in modo da allevarli a mano e salvarli.

«È accaduto il peggio, e hanno demolito l’abitazione – ha spiegato la delegata Oipa di Treviso, Mara Canzian – purtroppo al Centro Recupero Fauna Selvatica della Provincia di Treviso nessuno da Paese si è fatto vivo per consegnare i piccoli nati. La scena che si presentava ai passanti era veramente angosciante con una quindicina di adulti che continuavano a volteggiare con l’imbeccata sul sito della casa demolita».

«Bastava che la ditta ad aprile togliesse i coppi della vecchia abitazione, così la colonia in arrivo dall’Africa avrebbe potuto trovare un sito alternativo, e cominciare la riproduzione – sottolinea Canzian – Evidentemente a questi signori nulla importa di un patrimonio di biodiversità unico al mondo, non possono nemmeno dire che non sapevano nulla perché avevano ricevuto una lettera dalla Lipu dove si spiegava come evitare il peggio e le leggi a tutela della specie». Alla luce di quanto accaduto, Oipa e Lipu si sono rivolte ai loro legali per presentare denuncia in procura.

Il rondone, una specie a rischio protetta dalla legge

Quanto accaduto è perseguibile infatti a livello penale, visto che il rondone, una specie in diminuzione in tutta Europa a causa della sistematica distruzione dei siti di nidificazione e del bracconaggio, è protetta dalla Direttiva Ue Uccelli e dalla Legge 157/1992.

Questa legge impone il divieto di «distruggere o danneggiare deliberatamente nidi e uova, nonché disturbare deliberatamente le specie protette di uccelli», prevedendo sanzioni penali per chi non ottempera.

In alcune città, come per esempio Roma, è stata emessa un’apposita ordinanza da parte del Comune proprio per proteggere i nidi dei rondoni, uccelli che ogni anno migrano attraverso tra Africa ed Europa, arrivando in Italia ad aprile e riproducendosi tra maggio e luglio, per ritornare in Africa in agosto.