Santuario Animali Liberi
in foto: Credit: Rifugio di Miki Pig – Santuario Animali Liberi

Il rifugio Miki Pig di Telti, unico santuario per animali liberi del nord della Sardegna, apre per la prima volta le porte al pubblico per far conoscere da vicino la realtà dei santuari e allo stesso tempo raccogliere fondi per proseguire la sua attività.

L’appuntamento è per il Primo maggio, giornata in cui il rifugio ospiterà un mercatino di scambio, bancarelle, lezioni di yoga e pranzo vegano. I gestori accompagneranno poi i visitatori all’interno della struttura, che ospita animali d'allevamento – maiali, cavalli, asini, pecore, capre e conigli – salvati da situazioni di abbandono, fuga, maltrattamenti e cessioni di proprietà e destinati a sfruttamento o macello. Animali che provengono da un passato difficile, e che spesso necessitano di cure e alimentazioni specifiche (e costose).

«Abbiamo necessità di autofinanziarci attraverso gli eventi per far fronte alle ingenti spese di mantenimento e medico veterinarie degli animali ospiti. Abbiamo bisogno del vostro aiuto, sostenendo il rifugio si avrà la possibilità di salvare e aiutare ulteriori vite», spiegano dall’associazione "Gli Amici di Miki Pig", che per la partecipazione agli eventi della giornata chiede un contributo di 15 euro per gli adulti e di 10 per i bambini.

Per partecipare all’evento, a numero chiuso, è necessaria la prenotazione (qui i dettagli) e il rispetto di alcune regole di accesso: la richiesta è di non portare cani per non disturbare gli animali, cui non si può dare cibo, e di rispettare la pace e la tranquillità del luogo, che sorge nel cuore delle campagne sarde. I gestori hanno anche chiesto di non introdurre cibo di originale animale all’interno della struttura.

«Quelle dei rifugi non sono realtà molto conosciute, ma anche in Sardegna finalmente esistono dei santuari per animali maltrattati – aggiungono ancora dall’associazione – In questi luoghi sicuri trovano rifugio quegli animali che l'umano specista definisce "da reddito". Quegli animali, cioè, a cui noi non conferiamo arbitrariamente (e ascientificamente) soggettività, ma solo un'utilità economica derivata dal loro sfruttamento. Non bisogna essere per forza vegani per andare in un santuario: bisogna semplicemente essere curiosi, aperti e avere la voglia di osservare il mondo da un punto di vista differente».

Nel santuario gli animali vivono in libertà, senza recinti né box, e a gestire l’intera struttura pensa Alessia Corbu, responsabile della Lav di Sassari: «Presupposto essenziale per un santuario di animali liberi è la castrazione e sterilizzazione degli animali – aveva spiegato qualche tempo fa su Facebook – sono stata l’unica in Sardegna ad aver sottoposto a sterilizzazione una scrofetta e mi hanno dato dell’invasata, senza sapere però che qui non esistono recinti ma solo animali liberi. Io sono la custode degli animali del Rifugio e ho il dovere di dargli la miglior vita possibile, non un surrogato di quella che sarebbe stata in un allevamento».

Kodami ha visitato recentemente un altro luogo unico nel panorama nazionale, il Santuario Capra Libera Tutti. Il fondatore Massimo Manni ci ha ospitato per raccontare la sua missione: donare la libertà agli animali destinati ad una vita breve e sofferta, vittime degli allevamenti intensivi e dello sfruttamento umano.