E’ ecologicamente sostenibile avere un gatto o un cane in casa? Sul quotidiano svizzero Tribune de Genève è Daniel Curnier, ricercatore dell’Università di Losanna, a definirli un «lusso superfluo» a causa di quello che viene definito un loro "costo ambientale". «Gli animali domestici consumano risorse e producono rifiuti – dice facendo un’analisi dell’impronta ecologica – I saloni di toelettatura e gli ambulatori veterinari occupano vaste aree e la produzione del loro cibo richiede un'energia significativa».

«Da un punto di vista teorico – precisa Curnier – non è difendibile nutrire così tanti cani e gatti quando gli ecosistemi sono già devastati per il consumo umano». Poi, lo studioso svizzero fa un'analisi sul ruolo degli animali domestici in una società profondamente antropizzata, con rilievi sul compito degli animali da affezione. «Se un cavallo da tiro sostituisce un trattore, l'alimentazione di questo animale è giustificata – aggiunge – Lo stesso vale per il cane guida o per il cane da valanga. Ma per me è inconcepibile consumare risorse e generare rifiuti per il conforto o la distrazione che porterebbe un animale.  Dobbiamo trattare le cause che isolano gli individui piuttosto che cercare in un cane o in un gatto un palliativo per ammorbidire la propria vita quotidiana».

Sotto accusa è anche finito il cibo per i pet: sarebbe insostenibile. «La pubblicità sottolinea la presenza di veri pezzi di manzo o pesce», dice Curnier. Ciò, continua, «non corrisponde al posizionamento di cani e gatti nella catena alimentare» perché «un piccolo felino non attaccherebbe mai un animale delle dimensioni di un bovino o anche un salmone». «In linea di principio, il più grande mangia il più piccolo, non il contrario – sottolinea – Un chihuahua non attaccherebbe nemmeno un pollo». Curnier spiega che «se vogliamo fornire un futuro dignitoso alle generazioni future» è necessario «eliminare alcune attività umane dannose e inutili». Per questo, a suo parere, avere un animale da compagnia è «un lusso, un bisogno inutile».

E' davvero profonda l'impronta ecologica degli animali domestici?

Uno studio delle Università di Maastricht e Shandong, pubblicato nel 2019 sulla rivista BioScience, ha analizzato i benefici e i costi di avere un animale in casa. Nel lavoro emerge che le persone che ne hanno uno sono in generale più sane rispetto a chi non li ha. Gli animali domestici aumentano l'empatia tra i bambini e, chi si prende cura dei pet ha una maggiore compassione verso i problemi degli esseri umani. Ma gli stessi ricercatori mettono in guardia proprio sull'aumento futuro del loro numero, che porterà a un aumento del consumo di cibo di cani e gatti, dei loro bisogni, dei loro spazi e della produzione dei rifiuti. «Sebbene la compagnia degli animali possa giovare agli aspetti fisiologici, psicologici e sociali della qualità della vita umana» spiegano i ricercatori come sia necessaria una maggiore consapevolezza per «riconoscere i costi ambientali» derivati dalla presenza degli animali domestici.

Lo zooantropologo: è un «falso problema»

Non ci sta a vedere cani e gatti sul banco degli imputati dell’eccesso di impronta ecologica. Per il filosofo e zooantropologo Roberto Marchesini, ospite anche della seconda puntata del nostro video format MeetKodami, si tratta infatti di un «un falso problema». «Mi meraviglia: trovo che stiamo andando nella direzione per cui solo l’essere umano ha il diritto di stare sul pianeta e pensa di poter vivere in un antropocentrismo totale – aggiunge – È eticamente orrendo». Lo studioso fa una distinzione: gli animali "familiari", quelli che sono diventati parte delle famiglie, proprio come i cani e i gatti, e un gruppo molto più vasto che è quello degli animali "domestici", usati negli allevamenti. «I costi – precisa – non sono legati a cane e gatto ma agli allevamenti di bovini, di zebuini, di suini in tutto il mondo e che stanno producendo un impatto ambientale incredibile. L’uomo costruisce allevamenti intensivi che sono diventati una piaga tremenda anche per i gas serra. Tutto questo per un consumo di carne che è paradossale». Sull’eccesso di consumo del cibo per gli animali familiari, Marchesini commenta senza mezzi termini: «E’ una grande stupidaggine perché l’alimentazione degli animali è fatta da scarti da macelleria».