A cura di Laura Arena
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Veterinaria esperta in benessere animale
I cani del progetto (Credits: Stray Dogs International Project)
in foto: I cani del progetto (Credits: Stray Dogs International Project)

Il randagismo è uno storico fenomeno di coesistenza tra l’uomo e il cane libero. Divenuto poi negli anni un fenomeno da “controllare”, e quindi tentare di sopprimere, ad oggi in Italia è presente nelle regioni del Sud Italia, a causa di un approccio poco strategico da parte delle autorità competenti e a causa della negligenza di molti cittadini.

Il randagismo crea sempre molto dibattito, a volte è percepito come piaga della società umana evoluta, altre è simbolo di libertà e convivenza responsabile. Fenomeno dalle mille sfaccettature, è ciclicamente soggetto a giudizi ed interpretazioni.

Assistiamo oggi ad alcune realtà che si sono impegnate a studiare, documentare e dimostrare, con un approccio sempre più scientifico, le condizioni di vita dei cani randagi. In Italia, un esponente è l’associazione di promozione sociale (APS) Stray Dogs International che con svariati progetti ci permette di conoscere il mondo del cane libero.

Numerosi i progetti di collaborazione dell’associazione con altre entità, come ad esempio l’interessantissimo progetto dei "Cani del Bosco", svolto in collaborazione con l’Oasi Lega Internazionale Vigilanza – Sicilia (Oasi LIV).

Le due associazioni

Il team di ricerca sul posto durante le osservazioni (Credits: Stray Dogs International Project)
in foto: Il team di ricerca sul posto durante le osservazioni (Credits: Stray Dogs International Project)

Stray Dogs International project lavora su progetti volti a:

  • censimento e monitoraggio di popolazioni di cani vaganti;
  • valutazione strategica di interventi per una corretta gestione dei cani sul territorio;
  • consulenze e supporto con attività di campo a Amministrazioni Pubbliche, Associazioni o privati;
  • formazione e ricerca;
  • sviluppo di strumenti informatici a supporto delle attività di campo, come la APP Stray Dog Tracker (SDT) per il censimento e la geolocalizzazione dei cani.

L’Oasi LIV, è un’associazione di volontari nata nel 2018 in Sicilia, i cui volontari sono operativi sul territorio dal 2016 per la tutela e protezione dei cani anche tramite interventi di cattura e reimmissione sul territorio, come previsto dalla normativa regionale siciliana.

Il progetto Cani del Bosco

La collaborazione tra le due associazioni nasce quando i volontari dell’Oasi LIV chiedono supporto al gruppo di lavoro di Stray Dogs per effettuare il censimento e osservare i comportamenti di alcuni gruppi di cani che vivono in un bosco in Sicilia, nella Provincia di Palermo.

 

Nella prima fase i volontari ritrovano anche delle tane e i rispettivi cuccioli, comprendendo allora che i gruppi erano in fase di espansione. I volontari, a tempo debito, si mettono allora all’opera per la sterilizzazione dei cani e la loro reintroduzione sul loro territorio di appartenenza, il bosco.

I cani vengono anche censiti con la APP "Stray Dogs Tracker" e alcuni di loro vengono muniti di collare GPS.

Il percorso di uno dei cani del progetto (Credits: Stray Dogs International Project)
in foto: Il percorso di uno dei cani del progetto (Credits: Stray Dogs International Project)

E' così che si viene a conoscenza dello scenario particolarissimo che si celava dietro la presenza di questi cani liberi: la predazione di ungulati selvatici come daini e cinghiali. I volontari ritrovavano infatti periodicamente cadaveri di questi animali consumati dai cani, potendo addirittura loro stessi assistere in diretta alla consumazione.

Prende vita, così, il progetto Cani del Bosco, con lo scopo di tutelare i cani e monitorarne il comportamento. I comportamenti oggetto di osservazione, in questo progetto, sono quindi stati:

  • comportamento motorio attraverso la lettura quotidiana degli itinerari tracciati dal GPS, come ad esempio i tragitti più battuti dai cani, la presenza di determinate zone con diversi significati funzionali, come ad esempio il riposo, il transito, l’alimentazione;
  • comportamento materno nelle fasi concomitanti alla presenza dei cuccioli;
  • comportamento sociale, tra cani stessi (intra-specifico) e con l’uomo (inter-specifico);
  • comportamento predatorio.

La predazione nel cane

La predazione nel cane è così diventato il principale comportamento oggetto di studio nell’ambito del progetto. I volontari dell’Oasi LIV riescono a risalire alla presenza di un cadavere di daino o cinghiale grazie all’osservazione di alcuni particolari comportamenti motori compiuti dai cani (ad esempio movimenti a “zig-zag”) o grazie alla loro ubicazione o stazionamento in determinate aree del bosco.

Se è vero che l’accertamento di predazione avviene solo grazie ad una diagnosi anatomopatologica effettuata da un veterinario sul cadavere di un animale, in questo caso possiamo affermare che la tecnologia è stata di supporto a tale diagnosi. Davanti allo scenario delle predazioni, si è dunque deciso di non intervenire (in termini antropocentrici) nel controllo di questo fenomeno ecologico.

Contestualmente a quanto descritto, dobbiamo però analizzare un altro fenomeno che in parallelo ha un ruolo molto importante in quest’area della Sicilia: la crescita esponenziale delle popolazioni di daini e cinghiali, tanto da essere classificati come specie invasive. Questi animali, che vivono indisturbati su questo territorio a causa dell’assenza del loro predatore naturale, il lupo, si sono moltiplicati in maniera incontrollata generando ingenti danni alle coltivazioni locali e allo stesso habitat dei sottoboschi e alle altre specie che lo popolano, e essendo spesso responsabili dello sconfinamento indisturbato nelle aree urbane.

 

Ciò ha portato ad esempio nel Parco delle Madonie (area non troppo distante dall’area dove vivono gli individui del progetto Cani del Bosco) all’emanazione di un piano regionale per il contenimento dei daini attraverso abbattimenti selettivi.

Le tecniche previste dal piano vanno dalla cattura all’interno di recinti con successivo abbattimento, allo sparo da punti fissi d’appostamento o da punti mobili come autoveicoli, sia nelle ore diurne che notturne (tranne nei mesi di giugno-agosto), alla cattura tramite teleanestesia/telenarcosi o a mezzo di rete verticale.

Grazie a questo progetto così siamo spettatori, per l’ennesima volta, della complessità dei fenomeni ecologici interdipendenti tra le diverse specie, che sappiamo per esperienza essere sempre un po’ guastati dallo zampino dell’uomo.

La possibile predazione da parte dei Cani del Bosco potrebbe quindi contribuire a mantenere l’equilibrio numerico delle specie selvatiche, in maniera naturale ed ecologica.

L’approccio scientifico e la collaborazione con il mondo accademico e della sanità pubblica veterinaria

I dati del progetto sono stati raccolti ed esaminati con rigore scientifico e sono tutt’ora oggetto di analisi più approfondite. Dalle due associazioni verranno svolti ulteriori osservazioni per poter comprendere in maniera sempre più precisa questo fenomeno, forse un po’ sui generis ma di notevole interesse, cui faranno seguito delle pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali di settore.

Per questo motivo, le due associazioni hanno scelto di condividere i propri dati con il mondo accademico e con il settore della medicina veterinaria pubblica. I dati sono stati infatti utilizzati per la stesura di due tesi di fine corso della terza edizione del Master in Scienze Forensi Veterinarie del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università Federico II di Napoli.

Il master che forma veterinari, e non solo, ad un approccio forense nelle indagini di casi di maltrattamento e uccisione di animali, ha anche un ruolo importante nella formazione dei veterinari nell’accertamento delle predazioni. Le due tesi verranno discusse il giorno 31 di marzo presso la sede del Dipartimento di Medicina Veterinaria da Chiara Di Marco, libera professionista e contrattista presso l'IZS Sicilia, e Alessandro Altomare, dirigente veterinario nell'ambito dell'igiene urbana veterinaria e controllo del randagismo.