Membro del Comitato Scientifico di kodami
Istruttore cinofilo CZ

Una cucciolata ha fatto il suo ingresso nel mondo: la mamma ansima esausta, sdraiata sul fianco. È stata una lunga nottata. I piccoli sordi e ciechi si agitano emettendo squittii alla spasmodica ricerca di un capezzolo al quale attaccarsi. La madre solleva la testa, inspira l’aroma dei suoi piccoli, li lecca e li sposta delicatamente con il muso. Ha tolto le placente e tagliato i cordoni ombelicali e pare proprio sapere per filo e per segno cosa debba fare per prendersi cura di queste creaturine indifese.

Come sa queste cose? E quali comportamenti sono importanti in questa delicatissima fase della vita sia sua che dei suoi figli? E se le cose non vanno come dovrebbero andare?

L’istinto materno nel cane

Una serie di scombussolamenti ormonali prepara la femmina ad affrontare la gravidanza e il parto che, se tutto va bene, avverrà dopo 60/63 giorni dal concepimento. In questo periodo, soprattutto verso la fine, il comportamento della femmina potrebbe cambiare. Per esempio potrebbe cominciare a manifestare il desiderio di accumulare piccoli oggetti nella sua cuccia, scavare buche al riparo sotto qualche cespuglio. In alcuni casi la femmina potrebbe diventare più reattiva e intollerante, in altri particolarmente docile e quieta. Di fatto il suo organismo si sta preparando al lieto evento e questo potrebbe influenzare in modo più o meno evidente il suo normale comportamento.

Come vedremo ci sono molti fattori che entrano in gioco, fattori dipendenti dalla genetica del cane, ma non dobbiamo dimenticare che anche l’esperienza e il carattere di un individuo giocano un ruolo importante sia nella fase del parto che nel post-partum e in tutto il periodo fino allo svezzamento della prole. Questo implica che le cose potrebbero andare in modi molto differenti da una femmina ad un’altra, nonostante la genetica e una catena di eventi predispongano affinché i piccoli abbiano tutte le cure possibili e immaginabili da parte della madre.

Infatti essendo i cani mammiferi, proprio come noi, nella loro storia filogenetica (storia evoluzionistica della specie) hanno sviluppato tutte quelle qualità e caratteristiche adatte per la continuazione della specie (altrimenti non saremmo qui a parlarne), che nel loro caso prevedono necessariamente un intenso investimento nelle cure parentali dato che i piccoli nascono non-atti, che vuol dire incapaci di sopravvivere senza il supporto degli adulti per un periodo più o meno lungo.

Questa condizione è propria di tutti i mammiferi ma in misura differente. Pensiamo per esempio ai cavalli: un puledro, in poche ore dalla nascita, deve già essere in grado di alzarsi e seguire la madre: ci vede, ci sente e fiuta già in modo soddisfacente. Avrà certo bisogno del supporto della madre in quanto dovrà essere nutrito con il latte per un certo periodo (benché già dopo una decina di giorni il puledro assaggi il cibo della madre, probabilmente per imitazione, impiegherà circa 5/7 mesi per lo svezzamento totale passando cioè ad una dieta totalmente solida). Il cucciolo di cane è più inetto alla nascita, proprio come nel caso dei nostri “cuccioli”, e se la madre non se ne prenderà cura in tutto e per tutto non avrà alcuna possibilità di sopravvivere – fatta eccezione per l’intervento diretto umano.

Il comportamento della cagna dopo il parto

Nella prima fase del parto – entro le 24 ore precedenti – le modificazioni fisiologiche ed endocrine della femmina possono essere più o meno evidenti: può dipendere anche dal fatto che la femmina sia primipara oppure no. Queste sfociano – quando il parto è imminente – in un rilassamento della vagina e nella comparsa delle prime contrazioni in concomitanza con una dilatazione della cervice: questi cambiamenti preparano al parto attivo che si dovrebbe verificare entro le 6/12 ore, se tutto va bene.

A questo punto avviene il rilascio dei fluidi fetali, contrazioni forti e ci possono essere vocalizzazioni di varia intensità. Ecco che allora il primo cucciolo entra nella cervice e qui l’organismo della madre rilascia ossitocina, la quale innesca le contrazioni uterine che danno il via definitivo all’espulsione dei cuccioli. A questo punto la madre, con molta cautela, rompe il sacco amniotico nel quale è ancora avvolto il piccolo: se non lo fa, il cucciolo morirà in brevissimo tempo. È possibile che il sacco amniotico si rompa da solo durante l’espulsione. La madre rompe anche il cordone ombelicale e immediatamente comincia a leccare il piccolo, massaggiandolo, per stimolare la respirazione: questo momento è molto importante anche per il legame madre-figlio. Attenzione perché in questa fase possono subentrare fattori come l’ansia e l’inesperienza della madre, che possono interferire aumentando esponenzialmente il tasso di mortalità dei cuccioli.

Dato che solitamente una femmina partorisce più cuccioli, tutto quanto descritto viene ripetuto ad ogni espulsione. In alcuni casi il parto può durare diverse ore (anche 12) e la madre ovviamente potrebbe essere esausta, cosa che a sua volta potrebbe influire sull’accudimento degli ultimi piccoli partoriti. Infine la cagna divora la placenta, comportamento indispensabile per i carnivori, dato che rappresenta un rifornimento di energie per la partoriente, tiene pulita l’area del parto e impedisce che altri predatori identifichino l’intenso odore che potrebbe attirarli quando la madre è più vulnerabile e non in grado di difendere in modo efficace i cuccioli da un eventuale attacco. Qui diventa importante il supporto del gruppo sociale nel cane, quando naturalmente c’è.

Le cure parentali nel cane

cane materno

Come detto poco sopra i piccoli appena nati richiedono molte cure dato che non sono in grado nemmeno di termoregolarsi, ossia disperdono calore vitale e hanno bisogno del calore della madre e dei fratellini. In più, il senso del tatto nei piccoli è già attivo e se non sentono la vicinanza di un altro corpo caldo, si agitano e vocalizzano. Si è visto che cuccioli soli, che non hanno fratelli, possono sviluppare problemi in questa importante fase di crescita.

La madre, in questo periodo, favorirà lo sviluppo del sistema nervoso periferico stimolando il tatto attraverso frequenti massaggi, soprattutto nella parte posteriore dei cuccioli per stimolare la propriocezione, gli arti posteriori e la vescica. Questo comportamento aiuterà moltissimo il piccolo gettando le basi dello sviluppo di un carattere equilibrato in età adulta.

Certamente una delle cose più importanti è l’allattamento, che deve avvenire ogni 3/4 ore. I cuccioli sono in grado, attraverso il senso del tatto, di orientarsi verso i capezzoli della madre ("riflesso di ricerca del capezzolo"). Qui le mammelle gonfie di latte vengono stimolate dal piccolo attraverso il movimento alternato delle zampette anteriori e del «riflesso labiale» del cucciolo, che induce la suzione appena le sue labbra trovano il capezzolo.

Perciò, in questo periodo (prime due settimane) la madre non lascia praticamente mai la cucciolata se non per pochissimi momenti in cui si nutre, beve, e assolve ai suoi bisogni fisiologici, ma tutto senza allontanarsi troppo dalla “tana”. In questo periodo i cuccioli in pratica dormono per il 90% del tempo e si nutrono per il restante 10%. La lattazione, non dimentichiamolo, non fornisce solo nutrimento ai piccoli, ma attraverso il colostro la madre stimola il loro sistema immunitario fornendo anticorpi. In sostanza questo è un periodo di adattamento alla vita extrauterina dei piccoli.

Questo periodo, che prende il nome di "neonatale", è quello in cui si sviluppa l’attaccamento della madre verso i propri figli, il ché significa che ogni volta che questa sarà separata dai piccoli cadrà in uno stato di agitazione e profondo malessere, fino a quando non potrà raggiungerli di nuovo. I cuccioli invece avvieranno questo processo quando i loro organi di senso saranno più sviluppati, a partire dal "periodo di transizione", ovvero tra il decimo e il quindicesimo giorno di vita, quando si svilupperanno la vista e l’udito. A questo punto si ridurrà il tempo che i cuccioli passano dormendo e inizieranno le prime esplorazioni dell’ambiente circostante la “tana”. Qui la madre si preoccupa di mantenere al sicuro i piccoli da eventuali pericoli e andrà a riprenderli se si dovessero allontanare troppo.

Anomalie del comportamento materno nel cane

cane materno

Abbiamo descritto i comportamenti parentali fino alla fase di transizione dei cuccioli, comportamenti essenziali per cura e sviluppo equilibrato dei piccoli messi in atto dalla madre: nutrire, scaldare, proteggere, stimolare, pulire… Ma non sempre le cose vanno così e alle volte è necessario che si intervenga per aiutare i piccoli qualora la madre, per diversi motivi, non sia in grado di attuare correttamente tutte queste cose, per esempio nel malaugurato caso che muoia durante il parto, fatto alquanto raro.

Attenzione però, perché vanno tenuti presente alcuni fattori, come per esempio la razza del cane. Ci sono razze che, per la maggior parte delle volte, senza l’aiuto di un medico veterinario non riuscirebbero nemmeno a partorire, razze il cui corpo è stato talmente deformato dalla selezione artificiale da aver alterato gravemente questa fase: per esempio nelle razze brachicefale o di taglia molto piccola e, soprattutto, quando i piccoli sono pochi (e quindi tendenzialmente più grossi) il parto cesareo è praticamente indispensabile dato che il canale del parto risulta essere troppo piccolo per le grosse teste dei cuccioli.

Recenti studi rilevano dei problemi per i cuccioli che non hanno avuto un parto naturale che, tra le altre cose, richiede il passaggio del feto nel canale del parto ove vengono in contatto con tutta una serie di batteri della mucosa materna che contribuiscono allo sviluppo del microbiota dei piccoli. Si è visto che quelli nati con parto cesareo, soprattutto quello programmato, potrebbero avere un tasso di crescita inferiore rispetto a quelli nati in modo naturale. Inoltre nel parto cesareo programmato, la femmina viene spesso fatta partorire prima che il travaglio abbia effettivamente inizio, e questo comporta che il set ormonale della madre, come per esempio la produzione di ossitocina, non sia corretto. Questo potrebbe avere delle conseguenze per esempio nel riconoscimento dei cuccioli da parte della cagna che, anestetizzata per l’intervento, non mette in atto quella serie di comportamenti che avviano l’attaccamento e il riconoscimento della prole. Ne potrebbe conseguire che la madre non si prenda attivamente cura dei piccoli come dovrebbe. Una catena di conseguenze negative, dunque, sul futuro sviluppo di un attaccamento corretto e della corretta fase successiva di distacco che sono centrali nello sviluppo equilibrato del carattere del cucciolo, pena problemi comportamentali legati all’incapacità di sviluppare autostima e auto-efficacia, cose che possono dar origine a loro volta a «disordini da separazione», come per esempio stati di grave ansia quando l’individuo viene lasciato solo, anche e soprattutto in età adulta.

L’esperienza della madre

cane materno

Non dobbiamo dimenticarci che la capacità di mettere in atto le cure parentali nel modo corretto ha sì una forte componente genetica (es.: motivazione epimeletica) ma anche una esperienziale. Le femmine possono apprendere come accudire un piccolo osservando la propria madre che accudisce i fratelli della cucciolata successiva e sperimentando la loro cura quando la madre stessa glielo concederà, soprattutto nella fase dello svezzamento dei piccoli. In questo periodo i cuccioli cominciano ad assaggiare cibo solido premasticato dalla madre, quello che per noi sarebbe l’equivalente degli omogeneizzati, per intenderci. In questo periodo è possibile che anche altri membri del gruppo forniscano il loro contributo nutrendo i cuccioli.

In sostanza non è affatto detto che una madre, soprattutto se primipara, sia in grado di assolvere a tutte le cure necessarie per i piccoli, in certi casi addirittura si sono verificati comportamenti di cannibalismo, ma senza entrare nel dettaglio di questa rara eventualità, possiamo dire che per lo più si trattava di femmine particolarmente stressate o vittime di patologie comportamentali.

Quando la madre non dimostra di essere in grado di prendersi cura dei piccoli è necessario l’intervento dell’uomo, ma attenzione, non si tratta di qualcosa di semplice, che si possa improvvisare. In questo frangente l’esperienza è cruciale, e anche il supporto di un medico veterinario esperto.

Sostituirsi ad una madre naturale al 100% non è praticamente possibile, anche solo per lo scambio feromonale che avviene tra questa e i piccoli nelle varie fasi di accudimento: per fare un esempio quando la madre allatta vengono rilasciati ferormoni di appagamento dalle ghiandole poste nella linea intermammaria, cosa che difficilmente un essere umano potrà simulare. E qui non si parla esclusivamente di “far sopravvive i cuccioli”, si tratta di fornire le basi per un individuo equilibrato, socievole, libero dall’ansia e capace di affrontare le avversità della vita gestendo lo stress in modo efficace.

La maggior parte dei nostri cani però non sono stati cresciuti da un gruppo sociale di cani, e spesso vengono separati dalla madre molto presto, soprattutto nella fase di svezzamento intorno alla terza/quarta settimana poiché gli aguzzi dentini possono causare ferite alle delicate mammelle della madre, la quale, essendo rinchiusa in un box d’allevamento, non può allontanarsi quando i piccoli esagerano con le richieste.

Naturalmente in un contesto corretto la madre avrebbe tutto lo spazio che vuole per prendere distanze dai piccoli piranha, contando anche sulle “zie” che possano darle il cambio quando esausta, un po’ come facciamo noi quando portiamo i nostri piccoli dai nonni o dagli zii per rilassarci un po’. Ma nella logica della maggior parte degli allevamenti tutto ciò non avviene. Le madri vengono separate dai piccoli e rimesse a loro disposizione per le sempre meno frequenti poppate, alternando con pasti semi-solidi forniti non già da questa ma dall’allevatore. Alle volte la pulsione all’accudimento è tanto forte che la madre conserverà del cibo per rigurgitarlo poi ai suoi piccoli nei momenti in cui vengono riuniti, anche se l’allevatore avrà già provveduto. Meno tempo passano i piccoli con la madre e con altri adulti peggio è per le fasi di socializzazione primaria e secondaria e per lo sviluppo di elementi basilari della loro educazione, come per esempio l’acquisizione dei primi autocontrolli e della grammatica di base della comunicazione intraspecifica. Queste mancanze potrebbero poi avere dei risvolti negativi nello sviluppo corretto del nostro cane a livello psicologico ed emotivo.

L'importanza della madre per la socializzazione dei cuccioli

cani cuccioli

Le prime fasi di vita di un cane sono un tema estremamente importante e andrebbero approfondite con cura, più di quanto sia possibile fare in un unico articolo: concetti come "base sicura" e "socializzazione primaria e secondaria" vanno approfonditi. Questi temi, fino a poco tempo fa tenuti in secondo piano dalla cinofilia, sono al centro dello studio dei ricercatori, soprattutto negli ultimi anni, grazie ad un rinnovato interesse per la psicologia e la mente del cane.

Quello che però è importante comprendere qui è che improvvisarsi “allevatori”, soprattutto quando i cani non sono tenuti in un contesto adeguato e in linea con i loro bisogni etologici, ma chiusi in gabbiette come nelle Puppy-farm, che sono le maggiori fornitrici di cani per il mercato, è quanto di più lontano dall’amore per questa specie incredibile.

Non dimentichiamo che il legame madre-figlio è forse il legame più forte conosciuto in natura e non rispettarlo è forse la forma di maltrattamento più diffuso e “accettato” per assecondare logiche economiche che poco hanno a che fare con il benessere degli individui. Ogni mancanza, ogni errore, ogni superficialità in questa delicatissima fase di vita del cane  sono tutte cose che poi i nostri compagni a quattro zampe potrebbero pagare per tutta la loro vita e, in ultimo, rappresentare per noi affezionati compagni problemi anche gravi e spesso insormontabili.

In conclusione vogliamo rimarcare che favorire il sempre crescente mercato dei cuccioli di incerta provenienza, allevati in puppy-farms in tutto simili agli allevamenti intensivi di bovini e polli e venduti “un tanto al chilo”, o improvvisarsi “allevatori” facendo riprodurre cagne di “razza” in salotto o nel garage inseguendo il miraggio di facili guadagni, è in realtà una grave forma di maltrattamento etologico della specie che così fortemente dichiariamo di amare.