«Sarà dato alle associazioni coinvolte il modo di controbattere e di presentare le loro contro valutazioni». Così il Commissario straordinario alla peste suina Angelo Ferrari commenta su Kodami relativamente a quanto sta avvenendo in queste ore alla Sfattoria degli Ultimi.

La mattina di lunedì 8 agosto 2022 è arrivata nelle mani di Federica Samaritani, fondatrice del rifugio in provincia di Roma, la notifica impositiva di abbattimento per tutti i suidi da lei ospitati. Il provvedimento era atteso fin dall'inizio di luglio, quando il suo arrivo le era stato annunciato in maniera informale dai funzionari dell'Asl Roma 1 nel corso di un controllo.

La notifica ha immediatamente scatenato la protesta di attivisti e semplici cittadini che da due giorni hanno costituito un sit-in di protesta contro gli abbattimenti alla Sfattoria degli Ultimi. Il timore è che vista la natura «cautelare e urgente» del provvedimento, questo venga applicato in tempi molto stretti. A chi teme che i funzionari dell'Asl si rechino alla Sfattoria già oggi per uccidere gli animali il Commissario risponde con una rassicurazione: «Sarà dato il tempo alle associazioni coinvolte di presentare le contro deduzioni del caso, e all'Asl di valutarle. In questo momento bisogna lasciare, comprensibilmente, anche a chi è vittima dell'ordinanza di fare le proprie considerazioni. Siamo in una fase di dialettica, ma solo a livello legale, perché l'ordinanza è già partita».

Samaritani ha già annunciato il ricorso al Tar del Lazio, e anche le più grandi associazioni nazionali come Lav ed Oipa hanno messo a disposizione i loro sportelli legali. Nessuna grande mobilitazione è arrivata invece dalle forze politiche. Ancora una volta, come già avvenuto per la discussione intorno al Jova Beach Party, per i politici gli animali spesso sono utilizzati solo ai fini della campagna elettorale.

Il timore dei volontari della Sfattoria è quindi che una volta concluso il clamore mediatico, l'Asl prosegua con l'abbattimento dei suidi. L'importanza che i cittadini e alcuni media hanno dato alla questione ha certamente contribuito a mantenere alta l'attenzione dello Stato, come conferma Ferrari stesso: «Anche se come struttura commissariale non entriamo nelle competenze dell'Asl, stiamo riguardando tutto per la grande sollecitazione ricevuta. Io soltanto ho ricevuto oltre 300 mail e sto cercando di comprendere meglio quale sia la situazione».

Una situazione che dal gennaio 2022, quando è stato trovato il primo caso di peste suina africana in Piemonte, ha acceso un violento dibattito pubblico tra le associazioni di protezione animale da un lato e quelle venatorie e agroalimentari dall'altro. In questa diatriba, lo Stato ha provato a tutelare il comparto come quello suinicolo disponendo misure restrittive basate sul depopolamento dei cinghiali e sull'abbattimento di tutti i maiali presenti negli allevamenti della "zona rossa infetta".

Ferrari, che è anche direttore dell'Istituto zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta, nelle ordinanze firmate in qualità di Commissario ha confermato la via degli abbattimenti, tracciata dal Governo prima della sua nomina, e oggi torna a ribadire che «con questi provvedimenti si vuole tutelare non solo la vita di 130 individui, ma di tutti gli animali che potrebbero essere colpiti da un ulteriore aggravamento della situazione epidemiologica. Oltre a temi etici abbiamo anche il dovere di mettere in sicurezza il nostro patrimonio suinicolo».

Contestualmente agli abbattimenti è stato però riconosciuto per la prima volta che i maiali non sono solo animali da allevamento, ma compagni di vita al pari di cani e gatti, e come tali non devono essere abbattuti. La cristallizzazione di questa linea di pensiero è arrivata ad aprile 2022, quando il Ministero ha aperto alla possibilità di registrare i suini come “non destinati alla produzione di alimenti”. Un passaggio storico che tutela i maiali domestici, ma non quelli di rifugi e santuari, dato che solo 2 animali per struttura possono essere registrati come "non dpa". Anche a Samaritani è stato chiesto di scegliere di salvare 2 dei suoi 130 animali.

Sorte ben diversa rispetto a quella toccata ad altri rifugi. Il Ministero della Salute infatti ha accolto la richiesta della Rete dei Santuari Liberi e della Lav di non abbattere i suidi ospiti nei loro rifugi, anche se siti nel cluster di Liguria e Piemonte. Una deroga che non è stata concessa alla Sfattoria. «Ho letto il fascicolo, e l'Asl competente per territorio durante le sue ispezioni ha valutato che in quei casi esistevano le condizioni di biosicurezza adeguate per mantenere invariata la situazione – spiega Ferrari – La condizione che è stata rilevata alla Sfattoria invece è ben diversa».

Nonostante la propensione all'ascolto, Ferrari difende la scelta operata dall'azienda sanitaria della Capitale: «Le Asl ha fatto le proprie considerazioni in piena condivisione con la Regione Lazio e con l'avallo della struttura commissariale».

Anche i portavoce dell'Assessorato alla Sanità del Lazio, raggiunti da Kodami, difendono l'operato dell'Asl: «Non c'è niente di fumoso, si sta semplicemente applicando la normativa nazionale e quanto previsto dalle ordinanze del Commissario straordinario alla peste suina africana».

Intanto, però, la tensione alla Sfattoria non accenna a diminuire, come emerge dalle parole del volontario Emanuele Zacchini: «Farò qualsiasi cosa per impedire l'uccisione di questi animali. Sono disposto a fare un gesto estremo anche davanti ai nostri cancelli se sarà necessario».