Che la maggior parte degli uccelli che vivono ai tropici siano più colorati delle loro controparti più vicine ai poli è un dato empirico che naturalisti e ornitologi conoscono da tempo. Già all'epoca dei grandi viaggi intorno al mondo di Alexander von Humboldt e Charles Darwin, nel 18° e 19° secolo, la vividezza dei piumaggi tropicali aveva più che sbalordito gli abitanti del Vecchio Continente. Eppure, non era mai stata fatta un'analisi scientifica dettagliata, numeri alla mano, che dimostrasse questa ipotesi, almeno fino a oggi.

Ci hanno pensato infatti i ricercatori dell'Università di Sheffield, che hanno dimostrato finalmente che gli uccelli che vivono vicino all'equatore sono circa il 30% più colorati di quelli che invece si trovano nei pressi dei poli. I risultati del loro lavoro sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Nature Ecology & Evolution. Per dimostrarlo Cooney e colleghi hanno analizzato il piumaggio e i colori di oltre 4.500 specie di passeriformi, il gruppo a cui appartengono fringuelli, passeri, merli e altri piccoli uccelli canori, conservati presso il Museo di Storia Naturale di Tring, in Gran Bretagna.

Da secoli naturalisti e ornitologi hanno notato che gli uccelli che vivono vicino all’equatore sono più colorati. Come questa ghiandaia verde (Cyanocorax yncas) diffusa in Centro e Sud America
in foto: Da secoli naturalisti e ornitologi hanno notato che gli uccelli che vivono vicino all’equatore sono più colorati. Come questa ghiandaia verde (Cyanocorax yncas) diffusa in Centro e Sud America

Ogni esemplare è stato fotografato da tre diverse angolazioni con un'apparecchiatura all'avanguardia sensibile sia alla luce visibile che all'ultravioletto, i raggi UV. In seguito, grazie ad avanzate tecniche di ricostruzione dell'immagine e l'intelligenza artificiale, il piumaggio di ogni uccello è stato mappato a livello maniacale. I dati estratti dai pixel di ogni fotografia hanno permesso di identificare il colore in 1.500 diverse parti del piumaggio raccogliendo ben 36 milioni di misurazioni uniche del colore.

Gli scienziati hanno poi classificato tutti gli uccelli in base al colore e li hanno confrontati con il luogo da cui provenivano, costruendo così una vera e propria mappa geografica del piumaggio. Come ipotizzato da tempo, i risultati hanno confermano che esiste una netta diminuzione nella diversità cromatica all'aumentare della latitudine: capovolgendo il punto di vista significa che, partendo dai poli, più ci si avvicina all'equatore e più colorati sono gli uccelli. Ma perché questo accade?

Il gradiente latitudinale dei colori degli uccelli nei maschi (in alto) e nelle femmine (in basso). Cooney et al., 2022
in foto: Il gradiente latitudinale dei colori degli uccelli nei maschi (in alto) e nelle femmine (in basso). Cooney et al., 2022

Già Alfred Russell Wallace, altro grande naturalista del 19° secolo, aveva provato ad avanzare una possibile spiegazione. Sia in Amazzonia che soprattutto durante il suo soggiorno nell'arcipelago malese, Wallace aveva ipotizzato che la vegetazione più fitta e lussureggiante dei tropici permette agli uccelli di camuffarsi meglio durante tutto l'anno, a differenza di ciò che accade invece in altre parti del mondo, dove la vegetazione più rada e la caduta delle foglie rende gli uccelli più visibili.

Nelle vivaci foreste pluviali, quindi, non bisogna impegnarsi più di tanto per mimetizzarsi e questo permette quindi di poter investire più audacemente nei colori. Ed effettivamente anche gli autori hanno notato che la colorazione degli uccelli era molto più vivida in quelli che vivevano in habitat forestali fitti e chiusi, ma sono state avanzate anche altre ipotesi, tra cui la dieta.

I passeriformi che vivono vicini all’equatore, come questo mielero splendente (Cyanerpes lucidus), sono il 30% più colorati delle controparti che abitano nei pressi dei poli
in foto: I passeriformi che vivono vicini all’equatore, come questo mielero splendente (Cyanerpes lucidus), sono il 30% più colorati delle controparti che abitano nei pressi dei poli

Gli uccelli che vivono ai tropici o all'equatore non sono influenzati più di tanto dalla stagionalità delle risorse. Da quelle parti insetti, frutta e nettare sono disponibili, in modi diversi, praticamente tutto l'anno. Questo consente quindi di poter investire molto di più nei colori da un punto di vista energetico, cosa che gli uccelli che vivono in Europa, costretti a migrare o a resistere alle rigidità dell'inverno, non possono permettersi.

A ogni modo, tutte le ipotesi sui meccanismi ecologici ed evolutivi dietro questa esplosione di colori andranno però verificate con nuovi studi più specifici. Occorrerà ampliare il numero di dati relativi anche ad altri gruppi di uccelli e perché no, includere anche fiori, pesci, insetti e altri animali. La coloratissima vita dei tropici coinvolge tutti e abbiamo appena cominciato a svelarla.