A cura di Sonia Campa
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Consulente per la relazione uomo-gatto

Il gatto del Bengala (o Bengal) è un gatto di selezione assai recente che deve la sua creazione dall'incrocio originario tra il gatto domestico e il gatto leopardo (Prionailurus bengalensis). Ne è derivato un gatto medio-grande, slanciato, con arti lunghi, estremamente attivo, che si caratterizza per un mantello maculato unico nel suo genere e che ricorda in modo esotico l'antica parentela con un gatto selvatico. Oggi il Bengala si presenta nei due disegni marble (marmorizzato) e spotted (maculato), entrambi nei colori marrone (nero), seal sepia/seal mink e snow e a volte sul mantello sono riconoscibili screziature dorate (glitter).

Data e luogo di origine

California, 1970

Aspetto fisico

Corpo robusto, lungo e muscoloso, testa allungata, orecchie piccole e larghe alla base, occhi ovali, zampe posteriori più lunghe delle anteriori e mantello dalla tessitura fine, sottile, aderente al corpo e lucente.

Peso

5-7kg per i maschi

4,5-6kg per le femmine

Temperamento

Attivo ed esuberante

Incroci con altre razze

Nessuna

Standard

BEN – III categoria FIFé

Origine e storia

La storia del Bengal è assai recente e si lega all'iniziativa del dottor Willard Centerwall che nel 1970 operò degli incroci tra leopardi asiatici e gatti domestici per studiare le difese immunitarie del Felis Bengalensis. La razza viene “costruita” negli anni successivi inserendo a partire da varie incroci di questo genere e inserendo linee di American Shorthair, Siamesi, Burmesi e soprattutto Egyptian Mau. Il gatto del Bengala di oggi, dunque, non è – come a volte si tende erroneamente a pensare – un incrocio con un gatto selvatico tout court ma è un gatto di razza domestico, risultante da incroci di varie altre razze con – in alcuni rami lontani della sua genealogia – uno o più leopardi asiatici. Questo è ancor più vero in Italia dove la semplice detenzione di questi gatti selvatici, seppur considerata a rischio minimo di estinzione, è vietata, così come la sua cattura, importazione e acquisto.

La prima ufficializzazione del Bengal è iniziativa della TICA e risale al 1985. Il riconoscimento in FIFé è del 1998.

Aspetto fisico

Il Bengal è un gatto con una struttura slanciata e muscolosa, una corporatura massiccia, di taglia medio-grande, con un treno posteriore leggermente più alto delle spalle. Confrontato con un meticcio, dà l'idea di un gatto più lungo e più muscoloso. La testa è piccola in proporzione al corpo, a forma di ampio cuneo dai contorni arrotondati. Il naso è grande e largo e la canna nasale si estende fin sopra gli occhi. Le orecchie sono medio-piccole, larghe alla base, ben distanziate e leggermente inclinate in avanti, gli occhi sono ovali, grandi ma non prominenti.

Il mantello del gatto del Bengala è una delle sue caratteristiche distintive: a pelo corto, la tessitura è fitta, densa, morbida al tocco e lucida. In alcuni soggetti si intravede anche una doratura del mantello (glitter) che è considerata di pregio, dovuto a due geni recessivi. Il colore degli occhi dipende dal mantello e può variare dal verde al marrone, dall'oro all'acqua marina fino al blu.

FIFé riconosce due tipi di disegno sul mantello del Bengal, marbled (marmorizzato, ovvero a macchie marmoree) e spotted (maculato, ovvero a rosette) ed entrambi possono apparire sui colori marrone (nero), seal sepia e seal mink, neve.

Temperamento

Nel Bengal sono state coniugate la mansuetudine del gatto domestico e l'esuberanza del gatto leopardo. Questo gatto, quindi, seppur socievole, ama moltissimo il movimento, è curioso, astuto, divertente, molto intelligente e giocoso.

In media è un gatto più vivace, soprattutto sul piano motorio, della media dei gatti domestici per cui è bene predisporre gli spazi affinché possano accompagnare il suo innato bisogno di muoversi. Un Bengala che viva in un ambiente frustrante o ipostimolante, infatti, può facilmente sviluppare comportamenti aggressivi che, uniti alla sua prestanza fisica, renderebbero la convivenza piuttosto difficoltosa. Al via quindi i giochi di predazione, sia solitari sia guidati dal proprietario e ampi spazi dove inerpicarsi e correre. Amano arrampicare e amano l'acqua per cui non è insolito vederli giocare con le loro ciotole o addirittura annegarci dentro giocattoli e suppellettili casalinghi.

Se acquistati presso allevatori esperti che curano la socializzazione dei piccoli, garantendo loro di entrare in contatto con le persone sin dalle prime settimane di vita, questi gatti possono sviluppare dei caratteri fiduciosi e socievoli, sia con i membri della famiglia che con gli estranei.

Salute e cura

I Bengal sono soggetti ad entropion, un orientamento anomalo delle rime palpebrali che provoca irritazione e ulcerazione, per cui le visite oculustiche dovrebbero far parte delle sue routine sanitarie. Molti allevatori cercano di selezionare riproduttori esenti da cardiomiopatia ipertrofica (HCM) ma essendo una patologia che può manifestarsi anche in soggetti adulti nati da genitori non sintomatici, è bene sottoporre a screening ogni gatto, periodicamente nel corso della sua vita.

Il mantello è di facile cura e sarà sufficiente spazzolarlo con una spazzola a setole morbide oppure con un panno di daino per mantenere la sua naturale lucentezza.

Relazione e contesto ideale

Il consiglio per chi decide di avvicinarsi a questa razza è quello di non focalizzarsi troppo sul suo aspetto estetico, indiscutibilmente affascinante e di impatto, ma di cercare di capire se si è in grado di andare incontro ai suoi bisogni di spazio e tempo.

Il bisogno di spazio non attiene semplicemente alla metratura di una casa. Il Bengal è un gatto che esprime un'atleticità formidabile e che vive il mondo in tre dimensioni. Queste doti fisiche hanno bisogno di un ambiente complesso e vario per potersi esprimere e per mantenere il equilibrio psico-fisico un Bengala: un semplice tiragraffi posizionato in qualche angolo della casa non sarà sufficiente ad andare incontro al suo fabbisogno, chi vive con un Bengal deve essere disposto a negoziare con lui l'accesso a tutti gli spazi casalinghi, anche verticali (la cima degli armadi, dei mobili, le scale interne e il resto degli arredi) e magari anche ad approntarne di specifici (passerelle, passaggi sopraelevati, cucce sospese, ecc.).

Inoltre, non ci si può aspettare che un gatto così dinamico possa stare da solo in un appartamento vuoto per troppe ore al giorno. Non sempre la compagnia di altri animali è la soluzione perché ci sono contesti in cui gli unici a poter far accadere cose interessanti sono gli umani di famiglia, quindi il fattore tempo a disposizione è un'altra variabile da tenere in considerazione.

Per il resto, posto di adottare individui ben socializzati, i gatti del Bengala si adattano a vivere anche con bambini e cani. Altri gatti – soprattutto se di taglia più contenuta – potrebbero patire l'esuberanza fisica e motoria di un Bengal per cui le convivenze vanno valutate con attenzione sulla base dei temperamenti di ciascuno.

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