cane da caccia

Pene più gravi per il maltrattamento degli animali, introduzione di nuovi reati contro i selvatici non protetti. Sono queste alcune delle novità proposte dal governo spagnolo nel nuovo progetto di legge per la protezione degli animali che mira a riformare il Codice Penale.

La riforma, fortemente voluta dalla Direzione generale per i diritti degli animali di Unidas Podemos e dal Ministero della Giustizia, propone di raddoppiare le pene massime previste per il maltrattamento di tutti gli animali vertebrati. Ciò significa che la pena per la morte di un animale passerebbe da 12 a 24 mesi di carcere (oppure una multa da 18 a 24 mesi), e in presenza di almeno due aggravanti, la reclusione sarebbe estesa a tre anni. Ciò, come si legge nel progetto di legge, è stato pensato aggiornare il diritto penale in base alle «esigenze della società odierna».

Questa estensione delle pene però non ha incontrato il favore del Consiglio Generale della Magistratura. I giudici nel corso dell'ultima plenaria hanno approvato una relazione che evidenzia i punti più problematici della nuova legge per la protezione degli animali, sottolineando come il progetto «non realizzi ciò che annuncia» poiché si mantiene la multa come pena alternativa in caso di maltrattamento di animali.

Inoltre, il Consiglio ha messo in guardia l'esecutivo spagnolo anche rispetto al principio di proporzionalità penale, dal momento che le nuove pene per chi maltratta gli animai potrebbero superare quelle previste in caso di lesioni alle persona. In particolare, l'organo giudiziario ha ravvisato che le pene detentive contemplate per i reati di lesioni ad animali vertebrati che richiedono cure veterinarie con l'aggravante di aver commesso il fatto per costringere, intimidire, molestare o arrecare danno psicologico alla persona che è o è stata coniuge o persona legata all'autore del reato, «è superiore a quello stabilito per il reato di costrizione (art. 172.2), intimidazione (art. 171.4), o danno psicologico (art. 153.1) nell'ambito della violenza contro le donne, se questo non è classificato come grave».

Non è però il parere contrario della Magistratura a bloccare il progetto legislativo. Oltre ai rilievi di tipo giuridico, anche le tensioni all'interno della coalizione rischiano di minare la tenuta della legge: il Partito socialista spagnolo (Psoe) ha provato a escludere i cani da caccia dalle tutele attraverso un emendamento al testo, una proposta ritenuta inaccettabile da Unidas Podemos.

«I cacciatori sono una categoria molto influente a livello politico, e si teme che una simile legge possa creare problemi a chi ha cani da caccia o da lavoro, oppure che possa influire sulla tauromachia e con le altre feste con animali della Spagna. È bene però sottolineare che questa non è una "legge animalista", ma di protezione animale, tuttavia si confonde ancora troppo spesso la volontà di tutelare gli animali e l'ideologia animalista». È l'analisi di Laura Arena, medica veterinaria e membro del comitato scientifico di Kodami.

Il Psoe ha chiesto di elaborare una legislazione maggiormente conforme alla Strategia nazionale di gestione della caccia, una prospettiva rifiutata dai colleghi di coalizione. Per Podemos quella messa in atto dal Psoe è un'azione di puro ostruzionismo che mira a bloccare tutte le riforme per un tornaconto politico.

La volontà volta a escludere dalle tutele i cani da caccia ha incontrato però il favore dalla Reale Federazione Spagnola della Caccia (Rfec). Per il presidente della Federazione, Manuel Gallardo, questo progetto legislativo «dovrebbe essere respinto da tutta la società perché è in linea con un cambiamento di modello sociale in cui la dottrina animalista cerca di equiparare gli animali alle persone, arrivando persino a metterli al di sopra di esse, come previsto in questa riforma del Codice Penale».

Ostacoli giuridici e politici che insieme pongono, di fatto, in stallo a legge. Con il rammarico degli animalisti spagnoli e di tutti i cittadini che considerano gli animali portatori di diritti, e quindi di tutela.