A cura di Maria Mayer
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Veterinaria esperta in nutrizione del cane e del gatto

Anche se alcuni gatti sembrano apprezzarlo, è bene evitare di dargli il gelato. Sapete che in generale amo l’idea di poter condividere l’alimento con il nostro migliore amico, ma il gelato non è cibo adatto ai gatti. In generale infatti il gelato è ricco di zuccheri (sia quelli aggiunti, sia quelli eventuali delle frutta), assolutamente non sani per un gatto.

La maggior parte dei gusti di gelato inoltre contiene lattosio, che non viene digerito dall’intestino di un gatto adulto (una sorta di intolleranza) e che può quindi, a seconda delle quantità ingerite, portare feci molli o diarrea.

Vediamo meglio perché è meglio non dare il gelato al gatto e cosa succederebbe se lo mangiasse.

Perché i gatti non possono mangiare il gelato

Gli zuccheri presenti nel gelato possono essere un vero e proprio attentato alla salute del nostro gatto e, fra l’altro, non sono neanche percepiti dal nostro micio, perché i gatti non hanno i recettori adatti per il gusto dolce (ma loro non lo sanno e sembrano poterlo assaporare comunque).

Per quel che riguarda i grassi, questi non sono un problema in sé, mentre attenzione alla presenza di lattosio (nei gusti alla crema), che può ammollare le feci del gatto.

In linea generale quindi, il gelato non è tossico per il gatto ed è per questo che online trovate tanti video divertenti per noi umani di gatti mangiando gelato. Fanno eccezione ovviamente il gusto cioccolato e quello al caffè, che contenendo teobromina e caffeina e sono da considerare assolutamente vietati. Un no secco anche ai gusti con aggiunta di uva sultanina, dato che può causare tossicità renale nel gatto, anche in piccole quantità.

Chiarito quindi che il gelato non è un alimento per gatti, si potrebbero eventualmente fare delle piccole eccezioni, ma solo in piccole quantità. L’eccezione potrebbe essere un gelato fatto in casa, preparato a base di sola frutta, senza aggiunta di zuccheri o di latte.  In quel caso potreste darne la quantità come una nocciola al giorno, se il vostro gatto ama particolarmente le cose fredde durante l’estate.

Cosa succede se il gatto mangia il gelato?

Quando il gatto mangia del gelato possono succedere diverse cose, alcune nel brevissimo periodo e altre nel medio-lungo periodo. Sul momento, potreste vedere il gatto immobilizzarsi mentre mangia il gelato e portare la testa verso dietro, mantenendo la bocca aperta. Questo scatto all’indietro, da cui in genere si riprendono nel giro di pochi secondi, viene chiamato ganglioneuralgia sfenopalatina o “mal di testa da gelato” ed è comune anche nell’uomo. A Roma si chiama anche “boccone del cafone”, facendo riferimento al fatto che si verifica soprattutto quando si mangia una grande quantità di gelato tutto assieme.

Come sa bene chi l’ha provato per se stesso, il mal di testa da gelato è la conseguenza di un raffreddamento molto rapido della volta palatina, che il cervello interpreta come dolore improvviso. Questa sensazione dolorosa in genere è passeggera, dato che quando la temperatura del cavo orale torna normale, il segnale doloroso si interrompe, ma di certo non è piacevole da provare, né per noi né per il nostro gatto. Dai video infatti si nota molto bene l’espressione di dolore e preoccupazione sui volti dei mici.

Gli altri effetti del gelato sono invece nel medio-lungo periodo, ma ovviamente li osserveremo solo se lo diamo con costanza al nostro gatto e sono quelli legati all’eccesso di zuccheri. Come sempre, essendo infatti il gatto sensibile all’innalzarsi della quantità di zuccheri nel sangue (glicemia), potrebbe essere un insulto a livello di cellule pancreatiche (per insulto in medicina si intende una sorta di effetto tossico). Il punto finale di questo processo di aumento della glicemia e conseguente aumento dell’insulina, se ripetuto nel tempo, sarebbe quindi il diabete mellito.

Insomma gelato no, troviamo altre prelibatezze da condividere con il nostro gatto.

Le informazioni fornite su www.kodami.it sono progettate per integrare, non sostituire, le indicazioni date dal veterinario di riferimento.