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21 Dicembre 2021
15:17

Giorgio Parisi e il volo degli storni: cosa c’entra il Nobel per la Fisica con la “danza” degli uccelli

Il volo degli storni affascina per le coreografie che sembrano dipingere in cielo. La realtà però è molto meno poetica e più scientifica, come sa bene il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi.

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volo storni
Storni nel cielo di Fiano Romano

Tutti conoscono Giorgio Parisi, il premio Nobel per la Fisica 2021. Non tutti però sanno che parte del suo lavoro è stato anche osservare uccelli molto comuni in Italia, famosi per le meravigliose coreografie che compiono in cielo a gruppi numerosissimi: gli storni (Sturnus vulgaris).

In queste settimane invernali è facile individuare centinaia, migliaia di storni prendere il volo e occupare i cieli in gruppi numerosissimi che sembrano quasi danzare. Uno spettacolo estremamente affascinante e ampiamente documentato, che ha sempre suscitato oltre che fascino anche grande interesse nella comunità scientifica.

Per Giorgio Parisi, in particolare, lo studio del volo degli storni (che ha dato anche il titolo al suo libro) è stato un contributo fondamentale per arrivare nel 2021 a vincere il Nobel: il fisico italiano già vent’anni fa iniziava a studiare il meccanismo alla base del volo degli storni, in un contesto più ampio di analisi dei sistemi complessi, cercando di spiegare come dal comportamento di un individuo, come per esempio il singolo storno, derivino comportamenti collettivi che possono essere interpretati con le leggi della fisica.

Perché gli storni "danzano" in gruppo nel cielo

«Gli storni arrivano da noi a svernare dall’Europa centrale, e nella stagione invernale hanno un comportamento gregario, soprattutto quando volano – spiega Federica Pirrone, etologa e membro del comitato scientifico di Kodami – Adottano dei comportamenti di gruppo per difendersi dai predatori aerei, i falchi in primis, in particolare il falco pellegrino. Quando li vediamo compiere in cielo quelle bellissime figure, molto coreografiche, in realtà si stanno difendendo dal falco».

La protezione avviene in due modi. Innanzitutto attraverso il gruppo, non è un caso che quando si osservano le “coreografie” gli uccelli in volo siano migliaia e in secondo luogo con il movimento continuo: «Quando volano in questo modo sono tanti – conferma Pirrone – e la probabilità del singolo di essere individuato e predato di conseguenza diminuisce. In più confondono i predatori con forme sinuose che cambiano continuamente in volo, e le probabilità diminuiscono ancora. L’altra cosa interessante è che si tratta di un meccanismo che si sviluppa localmente: un individuo osserva il vicino e lo imita, e il processo via via si diffonde e si estende, portando questi movimenti collettivi coreografici e di grande impatto visivo».

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Andrea Barsanti
Giornalista
Sono nata in Liguria nel 1984, da qualche anno vivo a Roma. Giornalista dal 2012, grazie a Kodami l'amore per gli animali è diventato un lavoro attraverso cui provo a fare la differenza. A ricordarmelo anche Supplì, il gatto con cui condivido la vita. Nel tempo libero tanti libri, qualche viaggio e una continua scoperta di ciò che mi circonda.
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