Vendette e solo vendette. Questo è l'effetto, a Catanzaro, della notizia della morte della giovane Simona Cavallaro, ferita a morte da un branco di cani. Gli animali in questi giorni stanno morendo a causa di polpette avvelenate. In alcuni quartieri della città è questa la risposta di chi ha mal interpretato quanto è avvenuto nelle scorse settimane nella pineta di Monte Fiorino, nella vicina Satriano, e che sta pensando in questo modo di "fare giustizia", colpendo i cani e non andando a chiedersi il perché di quanto accaduto e cercare le responsabilità tra le persone che ricoprono ruoli istituzionali in primis. Decine sono i cani già trovati morti: ma come è possibile che si creda che questa possa essere soluzione per un fenomeno così articolato e che non è legato all’episodio di cronaca?

«Avvelenare i cani o comunque farli scomparire non è mai stata una pratica efficace – spiega Lorenzo Niccolini, presidente di Stray Dogs International Project – Togliere una specie da un determinato territorio vuol dire creare spazio per il ritorno di altre che usufruiranno così di risorse lasciate libere». Il tema non è solo quello dei cani, ma di un po’ tutti quegli animali che si avvicinano nei centri abitati. «Negli anni abbiamo visto più volte il cane trattato come se fosse il capro espiatorio, ma i problemi sono diversi. Per esempio, se si vuole eliminare il randagismo in alcune aree d’Italia bisogna lavorare su una più attenta raccolta dei rifiuti. Lasciando le discariche a cielo aperto è ovvio che si avvicinano cani, gatti, topi. L’avvelenamento diventa una sorta di ritorsione o vendetta», continua il presidente dell'associazione che si occupa proprio dello studio e del monitoraggio dei cani liberi non solo in Italia.

Al centro, dunque, c'è l'uomo e l'impronta antropica che dà ai territori, e che ovviamente a cascata porta effetti anche nel mondo animale. In tutto il Pianeta, del resto, c’è un tema aperto ed è quello della gestione degli animali. Una situazione che spesso trova soluzioni più "semplici" – ovvero massacrandoli – ma che sul lungo periodo si dimostrano completamente inutili, proprio come sta accadendo a Catanzaro in questi giorni. «In America Latina, Africa, Asia – prosegue Niccolini – gli animali vengono uccisi per avvelenamento o a fucilate. Si tratta di pratiche molto comuni, spesso con la connivenza delle istituzioni. In Marocco l’avvelenamento avviene per volontà degli stessi Comuni. È una pratica orribile che provoca una sofferenza enorme, ancora peggiore del colpo di fucile».

I Carabinieri della compagnia di Soverato in questi giorni hanno catturato l’ultimo dei cani che avrebbe partecipato ai fatti di Satriano. Sono riusciti a prenderlo prima simulando l’uscita di un gregge di capre con alcuni campanelli e poi con la sedazione. L’ordinanza del sindaco Massimo Chiaravallotti, firmata lo scorso 27 agosto, disponeva la chiusura della pineta di Monte Fiorino per 15 giorni e quindi sta volgendo a conclusione. I cani ad oggi sono stati catturati e si trovano nel canile municipale. I prelievi sul loro pelo serviranno a far capire agli inquirenti chi ha partecipato all’aggressione e chi è stato direttamente coinvolto nell'episodio.

Il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, insieme al suo assessore all'Ambiente, Lea Concolino, hanno incontrato i rappresentanti di alcune associazioni animaliste. Secondo quanto rende noto l'amministrazione comunale è stato concordato l’avvio di un percorso di collaborazione costante fra amministrazione e associazioni che monitori la situazione, intervenga sulle criticità e individui strategie condivise da sviluppare nei prossimi mesi. Sindaco e assessore hanno anche chiesto al Dipartimento di prevenzione dell'Asp di Catanzaro, di verificare il rispetto della normativa sulla detenzione di cani pastore che circolano liberamente (e che, dunque, siano dotati di microchip e regolarmente censiti).

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