Membro del Comitato Scientifico di kodami
Istruttore cinofilo CZ

Nel viaggio che stiamo facendo insieme tra falsi miti e frasi fatte sul mondo dei cani, non poteva mancare il tentativo di sfatare la più comune: «…Il mio cane è dominante». Cinque parole in cui si condensa un groviglio così intrecciato di false convinzioni e pregiudizi che solo ora in vostra compagnia trovo la pazienza di districare.

Perché un pet se la prende con quelli del suo stesso sesso e un cane libero no?

Partiamo dal fare una prima considerazione: il pet, ovvero il cane da compagnia che vive in famiglia, soprattutto se maschio, tende a sviluppare aggressività verso i simili del suo stesso sesso, mentre il cane randagio è poco propenso in generale a creare scontro. Perché? Il cane libero, quando integrato socialmente nel territorio, vive nella sua dimensione etologica dove la socievolezza è una caratteristica indispensabile per la sopravvivenza. Il cane domestico vive all’interno di una complessa sistemica familiare, con l’essere umano che tende con i suoi comportamenti a stravolgere le regole naturali dell’organizzazione sociale del cane e genera alti livelli di frustrazione attraverso un’errata routine di gestione dell’animale.

Mi spiego meglio. Spesso il cane di famiglia riceve indicazioni educative sbagliate, viene lasciato fare quando è troppo invadente, scambiando il comportamento come semplice manifestazione di affetto, oppure viene agitato con sguardi, ingaggi vocali e carezze quando invece dovrebbe starsene calmo. Al contrario viene ingiustamente inibito e rimproverato quando andrebbe lasciato libero di agire ed esprimersi. Consentiamo al cane di “abbaiare per richiesta”: per esempio quando siamo seduti a mangiare, lo lasciamo mettere le zampe sulla tavola,  saltare addosso e sovreccitarsi per i rituali di semplice saluto. Poi, però, sempre per citare dei casi pratici, non lo lasciamo entrare nell’acqua di una pozzanghera, fare il bagno in un canale per rinfrescarsi o non lo liberiamo dove nulla lo vieta, se non  la nostra ansia e le nostre paure.

La mancanza di fiducia nei confronti del cane che vive con noi

La mancanza di fiducia verso il cane è un fattore chiave alla base di quella “frase fatta” che sentiamo pronunciare da uno dei due proprietari quando i  rispettivi cani stanno per incontrarsi: «Non si avvicini! Non tanto per il suo ma è il mio che  è dominante!». Dicendo così molti proprietari nascondono le proprie responsabilità dietro un’errata visione della dominanza.  Si giustificano del fatto di avere tra le mani un cane che alla semplice vista di un suo simile tira come un forsennato per volerlo raggiungere, gli abbaia e ringhia contro, come per aggredirlo. Lo stereotipo della dominanza in questo caso è anche una facile via di fuga dall’imbarazzo e dal giudizio degli altri. Invece che “il mio cane è dominante”, dovrebbero più onestamente dire: «Mi scusi, non lascio avvicinare il mio cane al suo perché si comporterebbe male.  Io amo il mio cane ma, anche se non lo ammetto, ho paura dei cani in generale e non mi sono mai fidato del fatto che potesse incontrarne. Inventandomi scuse non gli ho fatto fare le esperienze sociali giuste al momento giusto e ora è troppo tardi ». O, ancora più onesto sarebbe pensare e dire: «Lui non è dominante è solo frustrato, inesperto e credo di avergli trasmesso paura, ansia ed insicurezza in tante situazioni».  Il giorno che sentirò un proprietario di cane fare questo discorso piuttosto che nascondersi dietro il fattore dominanza, significherà aver raggiunto nel nostro Paese un alto livello di cultura cinofila.

Ma che vuol dire dominanza?

A questo punto è necessario definire con maggiore precisione il termine dominanza. Il soggetto dominante secondo i più è quello che usa la forza per imporsi. In virtù di questa cattiva convinzione sarei propenso, soprattutto per quanto riguarda i pet, a sostituire il concetto di dominanza con quello di leadership.  La struttura di organizzazione sociale di base dei cani è l’affinità e non l’autorità piramidale. Per questo è necessario parlare di leadership piuttosto che di dominanza. Cani ed esseri umani in questo si assomigliano: trovano il collante sociale in chi prende le decisioni e detta gli stili di comportamento. Allo stesso modo, entrambe le specie all’interno di un gruppo, oltre a seguire un leader, costruiscono legami sociali trasversali dettati dalla convenienza e dalla convergenza caratteriale tra individui che di solito chiamiamo simpatia. All’interno di un gruppo, alcuni individui assumono un valore strategico di maggior peso rispetto ad altri e rappresentano come i nodi di una rete. I nodi sono tutti importanti ma il più importante resta sempre quello da cui dipendono tutti gli altri e senza il quale la rete tenderebbe a sciogliersi. Avete mai pensato a cosa saremmo nella vita senza aver avuto modelli da seguire e compagni di strada con cui condividere esperienze?

Che cosa è la leadership in un cane

La leadership in un cane si esprime prevalentemente attraverso la capacità di gestione equilibrata delle sue relazioni sociali. Un leader tende sempre ad avere un incontro pacifico con un estraneo perché è sicuro di sé e lascia l’uso della forza come l'ultima delle opzioni e non come la prima. Non voglio con ciò banalizzare il cane come leader sempre buono ed equilibrato. Come tra gli esseri umani esistono leader calmi, gentili e che mediano nei conflitti ed altri invece che sono duri, burberi e tendono ad identificare la propria condizione sociale di rilevanza con l’atto di incutere timore.

In definitiva i comportamenti aggressivi e reattivi nei mammiferi sociali, umani compresi, dimostrano sempre debolezza piuttosto che forza. Siete d’accordo?

"Gli manca solo la parola": un luogo comune, una distanza di specie

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