Controllare "a tappeto" la presenza del Coronavirus che causa la Covid-19 negli animali domestici. E, nel frattempo, monitorare con attenzione quanto sta accadendo nel mare, perché ci sono alcuni cetacei che sarebbero più a rischio di contagio. A lanciare l'allarme è Giovanni Di Guardo, già docente di Patologia generale e Fisiopatologia veterinaria dell'Università di Teramo. Ma procediamo per gradi.

Il salto di specie (lo spillover) di Sars-Cov-2, che c'è stato dall’uomo al visone, preoccupa. Ma preoccupa ancora di più l’altro salto (lo spillback), quello dal visone all’uomo, perché nuove varianti potrebbero essere “covate” dagli animali, rendendo (in prospettiva) ancor più difficile la sconfitta della pandemia.

Sars-Cov-2 è stato trovato anche in esemplari di cani, gatti, leoni, tigri, leopardo delle nevi, puma, suini e primati non umani. «Ma in nessun’altra specie, oltre al visone, è stato notato che il virus muti e torni all’uomo – spiega Di Guardo, facendo riferimento a una lettera da lui scritta e pubblicata sulla rivista Veterinary Record  – Per esempio, stando alle evidenze scientifiche, c’è stato un passaggio dall’uomo a un gatto, come quello della "variante inglese", ma non l'inverso. Ora è chiaro che vanno proseguiti gli studi».

«Di sicuro – aggiunge il docente – andrebbero monitorati di più gli animali domestici, quelli dei parchi e dei giardini zoologici. Bisognerebbe fare loro tamponi rino-faringei o fecali, insieme al prelievo di campioni di sangue, per determinare l’eventuale presenza di anticorpi. Ritengo come sia necessario monitorare lo stato di salute degli animali anche alla luce del fatto che molti casi di infezione tra loro decorrono in forma asintomatica e non destano allarme. E bisogna fare questi controlli quando vivono in casa con persone risultate positive al virus Sars-Cov-2».

Alcuni cetacei sono più a rischio di contagio

Un altro lavoro, coordinato dagli studiosi dell'Istituto zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta e pubblicato su Animals, mette in guardia sugli abitanti mondo marino. Tra i 9 mammiferi di mari e oceani che sono stati studiati, sette sarebbero più a rischio di contrarre il Sars-Cov-2. Infatti, il recettore Ace2, quello che permette di far entrare il virus nelle cellule, è molto simile a quello degli esseri umani. Quindi, la pandemia da Covid-19 potrebbe toccare anche loro.

Gli animali analizzati sono la stenella striata, il tursiope, la balenottera comune, il globicefalo, lo zifio, il capodoglio, la balenottera minore, la megattera, l'orca. «Sette di loro hanno recettori Ace2 più simili a quelli umani. Solo Zifio e Capodoglio lo hanno più dissimile. Altri studi già ci dicono che il Tursiope e la Balena grigia sono potenzialmente suscettibili a Sars-Cov-2 – spiega – Tutto ciò, mentre c’è un’altra grande pandemia che ci si aspetta di vivere da qui al 2050, ed è quella della resistenza agli antibiotici. In mare la rete di sorveglianza ha già notato diversi casi di cetacei spiaggiati colpiti da Mrsa, la patologia causata dallo stafilococco resistente alla meticillina. È un problema quando poi si parla di itticoltura, con l’uso massiccio di farmaci degli allevamenti ittici».

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