Dal primo caso di coronavirus in Italia, tanti sono stati gli interrogativi sollevati dall'epidemia da covid-19 e molti riguardano anche il mondo degli animali domestici. Primi fra tutti: cani e gatti possono contrarre il coronavirus? E possono trasmetterlo?
Le prime risposte ufficiali sono arrivate il 4 aprile 2020 dal Ministero della Salute e dall'Istituto Superiore di Sanità e sono state pubblicate sui rispettivi siti: «Al momento, non ci sono prove che animali da compagnia come cani e gatti possano essere infettati dal virus. Tuttavia, è sempre bene lavarsi le mani con acqua e sapone dopo il contatto con gli animali domestici». Ma col passare dei mesi, studi scientifici hanno invece dimostrato che l'infezione è possibile anche per cani e gatti ma che esiste tuttavia una sostanziale differenza tra il contrarre il virus, l'ammalarsi e l'essere contagiosi.

Infezione da coronavirus in cani e gatti

In particolare, sarebbero i gatti più inclini a contrarre il virus soprattutto in ambiente domestico, come dimostrato da uno studio condotto in Cina. I felini di casa sarebbero in grado di trasmetterlo ad altri gatti di famiglia ma non si ammalerebbero. L'infezione nei cani, invece, è stata dimostrata solo in alcuni studi sperimentali e su animali infetti che erano stati esposti a persone con covid-19. In questi casi i cani rimanevano in buona salute ma alcuni sviluppavano anticorpi contro il Sars-CoV-2 a supporto dell'idea che fossero effettivamente infetti e che il loro sistema immunitario reagisse di conseguenza. In definitiva, alcuni o tutti i cani esposti al virus esaminati nei due studi scientifici si sono infettati ma nessuno si è ammalato o ha trasmesso l'infezione ad altri cani conviventi.

Contagio da cani e gatti e fake news

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dedicato una pagina alle fake news sul contagio e una sezione per le questioni che riguardano la convivenza tra specie canina e umana si può trovare alla voce Novel Coronavirus (COVID-19) advice for the public: Myth busters, ovvero "Come evitare il diffondersi di  leggende metropolitane".

Una fake news particolarmente grave è stata, ad esempio, quella diffusa lo scorso marzo dal programma tv Pomeriggio5. Il veterinario Enrico Zibellini, intervistato in diretta da Barbara D'Urso, ha consigliato di pulire le zampe dei cani di ritorno da una passeggiata con della candeggina diluita. Il risultato è stato decine di referti di veterinari su cani lesionati alle zampe o con gravi allergie cutanee. L’Istituto Superiore di Sanità chiarisce: «Se il cane viene a contatto con le zampe con secrezioni respiratorie espulse a terra da persone infette è teoricamente possibile che possa trasportare il virus anche se non vi sono al momento evidenze di contagi avvenuti in questo modo». La soluzione non è però lavare le zampe dei cani con la candeggina ma rispettare le norme d’igiene consigliate: «Lavando i pavimenti con soluzioni a base di cloro all’0.1% (la comune candeggina o varechina), le altre superfici con soluzioni a base di cloro allo 0,5% e le mani con acqua e sapone per oltre 20 secondi o con soluzioni/gel a base alcolica, per uccidere i virus», conclude l’Iss. « È possibile al rientro a casa lavare le zampe del cane con acqua e sapone, analogamente a quanto facciamo con le nostre mani, avendo cura di asciugarle bene e comunque è opportuno evitare di farlo salire con le zampe su superfici con le quali veniamo a contatto (ad esempio su letti o divani)».

Le faq del Ministero della Salute

Nel corso di questi nove mesi di convivenza con il virus, il Ministero della Salute italiana ha man mano pubblicato una serie di Faq e cose da sapere su covid-19 e animali. Le risposte sono state verificate per l'ultima volta il 12 novembre. Tra le domandi più frequenti: "Posso contrarre l'infezione dal mio animale di compagnia?" La risposta era e continua ad essere cautelativa: "Non esiste alcuna evidenza che gli animali domestici giochino un ruolo epidemiologico nella diffusione di SARS-CoV-2 che riconosce il contagio interumano come via principale di trasmissione". Il consiglio è quello di non esporre gli animali familiari a pazienti positivi: "Poiché la sorveglianza veterinaria e gli studi sperimentali suggeriscono che alcune specie animali (mustelidi: lontre, tassi, donnole, martore, faina, puzzole e felini) sono suscettibili a SARS-CoV-2, è importante proteggere gli animali da pazienti affetti da Covid-19 (operatori, proprietari, veterinari, ecc.) limitandone l’esposizione".

Nel vademecum si ribadisce, ancora una volta, il rispetto delle principali misure igieniche: "Lavare le mani frequentemente con acqua e sapone o usando soluzioni alcoliche prima e dopo essere stati a contatto con gli animali, con la lettiera o la scodella del cibo".

È possibile infettare il proprio animale domestico?

Confermando che gli animali domestici non rappresentano un veicolo di contagio ad alto rischio, gli esperti rispondono a un'altra e più evidente constatazione scientifica: "Esiste il rischio che il virus SARS-CoV-2 sia trasmesso dall’uomo agli animali o da animale ad animale?". La sorveglianza veterinaria e gli studi sperimentali evidenziano che: "Nel corso della pandemia sono stati notificati  da diversi Stati positività per SARS CoV-2 in animali sia allevati che domestici. Infatti felini (gatti domestici e selvatici) visoni e cani sono risultati positivi al test per SARS-CoV-2 a seguito del contatto con persone infette o sospette da SARS-CoV-2. Alcuni gatti hanno mostrato segni clinici di malattia mentre nei visoni allevati è stata rilevata una sintomatologia respiratoria e un aumento del tasso di mortalità".
A confermarlo, in Italia, è un recente studio in pre-pubblicazione, non ancora sottoposta a peer-review. I ricercatori coinvolti nello studio, fra cui Nicola Decaro, professore ordinario al Dipartimento di medicina veterinaria dell’Università di Bari, hanno raccolto e analizzato i dati di 817 animali domestici sottoposti a tampone nel corso di visite di routine, soprattutto in Lombardia, ma anche in altre Regioni del Nord particolarmente colpite dal virus da marzo a maggio. In questa vasta indagine epidemiologica è stato scoperto che gli animali da compagnia che vivono in aree ad alta infezione umana possono essere infettati.

Il cibo degli animali può essere un veicolo di contagio?

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha concluso che “non esistono prove del fatto che il cibo sia una probabile fonte o via di trasmissione del virus”.
Non esistono, quindi, evidenze scientifiche che si possa essere infettati nel maneggiare alimenti per animali domestici. Le raccomandazioni relative alla gestione delle confezioni di alimenti per animali domestici sono identiche a quelle che riguardano la manipolazione di qualsiasi altro pacco.

Le informazioni fornite su www.kodami.it sono progettate per integrare, non sostituire, le indicazioni date dal veterinario di riferimento.