I coronavirus sono una famiglia di virus a RNA che infettano gli animali domestici, selvatici e l’uomo. Nella nostra specie esistono sette coronavirus di cui tre, appartenenti al genere Betacoronavirus, hanno dato origine ad epidemie: SARS, MERS e quello nuovo, il ben noto SARS-CoV-2, responsabile della pandemia in corso. In tutti questi tre casi le evidenze scientifiche al momento suggeriscono uno spillover dagli animali all’uomo. In particolare, per la SARS è fortemente indiziato lo zibetto, nel caso della MERS è possibile il salto di specie dai cammelli, mentre per il SARS-CoV-2 si pensa che un coronavirus dei pipistrelli sia passato probabilmente in una specie intermedia non ancora identificata (pangolino?) e poi all’uomo.

Insomma, siamo di fronte a un classico esempio di zoonosi, ovvero di una malattia trasmessa dagli animali all’uomo e le evidenze suggeriscono che i Betacoronavirus sono germi che più facilmente degli altri possono fare il salto di specie.

E se in futuro emergesse un altro coronavirus patogeno per l’uomo dai pipistrelli o da altre specie selvatiche? E’ possibile pensare a un vaccino che ci possa proteggere potenzialmente da altri coronavirus degli animali?

Lo studio su Nature: nuove prospettive vaccinali

Un gruppo di ricerca ha recentemente pubblicato sull’autorevole rivista Nature un interessante articolo che parzialmente risponde a quest’ultima domanda. Gli scienziati hanno ideato un vaccino basato su quella piccola porzione della proteina spike che aggancia le cellule umane. Utilizzando raffinate tecnologie biomolecolari e immunizzando animali da esperimento (macachi), i ricercatori hanno dimostrato che le nuove formulazioni vaccinali stimolano la produzione di anticorpi che proteggono non solo da SARS-CoV-2 e da alcune varianti, ma anche da alcuni coronavirus dei pipistrelli sebbene con un’efficienza minore.

Con questo studio si sono praticamente poste le basi per sviluppare in un futuro piattaforme vaccinali che possano proteggere l’uomo dai coronavirus della SARS e potenzialmente da alcuni Betacoronavirus di origine animale (vaccino pancoronavirus). Chiaramente non sappiamo se questo sarà sufficiente per prevenire future pandemie, nel frattempo i ricercatori hanno individuato una nuova prospettiva che però dovrà essere approfondita e che nulla toglie alla validità dei vaccini oggi disponibili per la prevenzione della COVID-19.

Infine, giova sottolineare che lo spillover è un fenomeno che riguarda anche la scarsa igiene di alcune pratiche alimentari e l’eccessiva prossimità alle specie selvatiche. Dunque, anche su questo versante si dovrà agire in un’ottica One Health per prevenire future pandemie.

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