Membro del Comitato Scientifico di kodami
Istruttore cinofilo CZ

Iniziamo il nostro viaggio nel mondo del cane, dopo avervi descritto come è la realtà dal suo punto di vista, da quello che per noi umani si può definire il senso elettivo: la vista. E’ un buon modo per provare a “mettere in crisi” la nostra prospettiva e calarci in quella del nostro compagno. Questo senso ricopre notevole importanza nella nostra specie, soprattutto al giorno d’oggi dove tutto, o quasi, passa attraverso l’immagine: video, fotografie (soprattutto digitali), illustrazioni grafiche, Realtà Virtuale e Realtà Aumentata, e così via. Il nostro cervello è letteralmente bombardato dalle costante stimolazioni del nervo ottico. Naturalmente questo influenza moltissimo la nostra attività cognitiva, i nostri pensieri, il modo in cui riviviamo i ricordi. Insomma noi pensiamo, per lo più, immagini.

Ciò accade anche quando rivolgiamo la nostra mente al futuro o a qualcosa di creativo che non ha a che fare con ciò che abbiamo davanti agli occhi. Non a caso chiamiamo tutto ciò “immaginazione” che poi è il creare immagini da osservare con gli occhi della nostra mente. Siamo naturalmente portati a pensare che ciò che vediamo sia, in fondo, tutto ciò che c’è, la realtà oggettiva che ci circonda. Ma non è così. Quello che vediamo e ciò che ci “serve” vedere, che è utile per la nostra specie, non quello che c’è. In sostanza possiamo vedere solo una parte della realtà oggettiva. Si può dire che ogni specie vivente vede la propria realtà ritagliata, estratta, da quella oggettiva. Questo ha a che fare con la storia evoluzionistica di ogni singola specie, e naturalmente vale per tutti gli organi di senso, non solo per la vista.

Come vedono i cani al buio: le differenze con l'uomo

La nostra specie è una specie diurna, quindi i nostri occhi sono adatti soprattutto a questa fascia oraria e ci sentiamo a disagio quando la luce cala, quando scende la notte. Per ovviare a questo ci siamo inventati il fuoco che scalda, cuoce, disbosca ma, soprattutto, produce luce. La luce entra in noi attraverso la pupilla. Tutta la luce, tutto lo spettro luminoso emesso dalla nostra stella, il Sole. Una luce bianca e intensa. Ma di questa luce la nostra retina ne registra solo una parte (nell’occhio entrano anche ultravioletti ed infrarossi, ma non abbiamo dei recettori per quelli a differenza di altre specie animali in grado di rilevarli) attraverso i fotorecettori (coni e bastoncelli) i quali, eccitati dalla luce, mandano degli impulsi alla corteccia cerebrale deputata all’elaborazione di questi input attraverso il nervo ottico. Perciò possiamo dire che non vediamo “con” gli occhi, ma “attraverso” gli occhi. Vediamo con il cervello, che però si trova al buio, nel silenzio, protetto nella scatola cranica.  Quindi, come vediamo? Le immagini sono una elaborazione, una traduzione, delle “scariche elettriche” che passano sul nervo ottico.  Grossomodo anche gli occhi del cane funzionano così, ma ci sono delle differenze.

Infografica realizzata da Kodami (Utilizzo libero con citazione della fonte)
in foto: Infografica realizzata da Kodami (Utilizzo libero con citazione della fonte)

Innanzi tutto il cane è un mammifero crepuscolare, ossia specializzato per essere attivo in quella particolare fascia del giorno, quando il sole scende oltre l’orizzonte e l’intensità della luce si attenua moltissimo.  Noi, dopo l’emozione del tramonto, cominciamo a “rintanarci”,  ci sentiamo inquieti man mano che scendono le ombre. Questo particolare momento è anche detto “Ora Blu”: il passaggio tra il giorno e la notte, o tra la notte e l’alba, quando tutto si tinge di blu, per l’appunto, facendo sentire a loro agio gli animali crepuscolari e notturni, come cani e gatti, per esempio.

Il cane è dotato di una struttura che noi non abbiamo, posta dietro la retina, che prende il nome di Tapetum lucidum, uno strato di cellule riflettenti che funge da amplificatore dell’onda luminosa che, investendola, rimbalza nuovamente sulla retina. Ciò significa che al calare della luce, il cane vede ancora molto bene. Nel buio assoluto nemmeno il cane può vedere, ma il lucore diffuso al crepuscolo è più che sufficiente per gli animali equipaggiati con una tale struttura.

Come vedono i colori i cani

Dallo studio della conformazione dell’occhio del cane si sono capite anche altre cose interessanti. Il cane ha una scarsa risoluzione dell’immagine, se confrontata alla nostra, e non può registrare tutte le frequenze luminose che vediamo noi. Per esempio non ha i recettori del verde e del rosso. Questi due colori, e tutte le loro sfumature, il cane li vede come gradazioni del giallo. In compenso è molto bravo a discriminare tutte le tonalità del blu e del viola, e se ci pensiamo bene è logico che sia così essendosi adattato a muoversi, e predare, in quelle ore del giorno, quando nemmeno noi siamo in grado di discriminare certi colori. I colori percepiti dal cane sono molto meno vividi, ma l’occhio del cane (o forse faremmo meglio a dire il cervello del cane) è specializzato a rilevare con molta accuratezza il movimento, da bravo predatore quale è.

Come i cani vedono il rosso, il blu e il verde?

Ora, se pensiamo quanto sia importante per noi il rosso, quanto sia attraente, ci viene difficile pensare ad un mondo privo di questo colore. Non a caso abbiamo: “l’allarme rosso”; gli “stop” delle nostre automobili rossi; i segnali stradali che indicano pericolo bordati di rosso e, se volete farvi notare in mezzo ad una folla, beh, basta che indossiate qualcosa di rosso, attirerete di certo gli sguardi dei Sapiens.  Ed ecco anche perché per molti di noi il tramonto, il momento in cui il cielo si infiamma, è tanto emozionante: il rosso è il nostro colore prototipico. Mentre il blu è quello del cane. Ora, date queste premesse, ci sarà facile comprendere perché tendiamo ad acquistare una pallina rossa quando siamo di fronte al cesto dei giocattoli per cani. Perché siamo umani. Ma se ci soffermiamo a riflettere e proviamo a fare un piccolo esperimento mentale, mettendoci al posto del nostro cane, cosa vediamo se mettiamo una palla rossa in un bel prato verde? Per noi il verde e il rosso sono molto facili da discriminare, ma per un cane…

Naturalmente non significa che per il cane la pallina diventi invisibile ma sarebbe come per noi se fosse verde in un prato verde, ossia difficile da vedere. Tutto ciò, però, non vale quando la pallina è in movimento per il nostro compagno: ecco che allora il colore passa in secondo piano e lo sguardo del cane ne viene letteralmente calamitato. Questo perché è un predatore e dunque è mosso, tra le altre cose, da una motivazione che rende il movimento appetitivo. Per semplificare: la natura dice alle prede di provare “paura” per le cose che si muovono rapidamente perchè, appunto, potrebbero essere predatori. Viceversa dice ai predatori di essere attratti dal movimento, potrebbero essere delle prede!

Il campo visivo del cane

Per quanto concerne la vista ci possono essere ancora molte cose da dire, ma una cosa importante da aggiungere è che il cane ha un campo di visione tridimensionale meno ampio del nostro (circa 90° contro i 120° dell’uomo), sebbene possa però avere un campo visivo più ampio. Il nostro campo visivo si avvicina ai 180°/200°, mentre nel cane si arriva anche a 250°/270°. Certo, in talune razze, questo può variare, dipende dalla struttura del cranio e, come sappiamo, la selezione artificiale dell’uomo ha prodotto razze con morfologie craniche molto differenti cambiando, tra le altre cose, la posizione degli occhi che possono risultare più o meno frontali.

Vediamo con il cervello

Come detto poco sopra, è il cervello che ci consente di vedere attraverso gli occhi, e come tutte le cose che il cervello sa fare prima le deve imparare. Il processo di elaborazione degli input visivi richiede esperienza, richiede esercizio e tempo. Un individuo posto in una situazione di privazione sensoriale fin dalla più tenera età potrebbe non imparare mai a vedere anche se tutto l’apparato è funzionante. In sostanza non basta avere gli occhi, ci vuole soprattutto il cervello allenato ad utilizzare quel particolare strumento. Possiamo dire, a questo punto, che non si vede quello che c’è nel mondo, si vede quello che serve, ma soprattutto quello che si sa del mondo.