Una foto sul Web e un cane diventa poi parte di una famiglia. E' l'inizio di una storia importante: perché nasce da un clic, nella maggior parte dei casi, la scelta di adottare un soggetto che, spesso, proviene da un luogo molto distante rispetto a dove vivono le persone che lo hanno visto per la prima volta spuntare da un monitor.

Il fenomeno delle staffette è stato il primo tema che abbiamo affrontato nel nostro format "L'ora blu", le video inchieste di Kodami. Ma non è la prima volta che ne parliamo e, soprattutto, non è l'ultima. L'analisi dei profili social, delle pagine e dei gruppi più attivi degli staffettisti in Italia e poi il seguirne diversi anche nella realtà e vedere come operano ci ha consentito di fare una stima, in assenza di dati ufficiali, di quanti cani e gatti vengono spostati ogni settimana sulle strade italiane da Sud a Nord. Ogni mese vengono movimentati  almeno 4000 individui. C'è chi lo fa con competenza, professionalità e attenzione al benessere degli animali e curando sin da subito il percorso adottivo e chi invece arriva anche a lucrare, passando dal cuore al portafoglio delle persone. Nella video inchiesta abbiamo messo in evidenza entrambi i profili ma il fine è solo quello di far emergere il lavoro di chi spende davvero gran parte della vita sui territori in cui gli enti preposti sono assenti e carenti.

Per comprendere ancora di più, però, come e quanti cani sono arrivati nelle famiglie degli italiani da una parte all'altra del Paese e quindi spostare il focus proprio su chi effettivamente poi ha deciso di accogliere un nuovo membro nelle proprie case, Stray Dogs International Project – che ha collaborato alla realizzazione della nostra inchiesta – ha lanciato un questionario diretto agli adottanti.

«Hai adottato un cane dal sud Italia? Ci serve il tuo aiuto! Purtroppo non esistono statistiche, studi e numeri sulla movimentazione dei cani dal sud al nord Italia.Una tematica avvolta ancora nella nebbia che negli anni è diventata sempre più grande e che include davvero tanti ambiti diversi e su cui è giunto il momento di fare luce. Non siamo soliti scoraggiarci e siamo convinti che unendo le forze si possano ottenere grandi risultati. Per questo abbiamo pensato che solo le persone che hanno vissuto in prima persona tutto questo, gli adottanti, possono  aiutarci a raccogliere informazioni dettagliate su come inizia, si sviluppa e si conclude tutto questo meccanismo».

E' questo l'appello dell'associazione che studia i cani randagi in Italia e all'estero cercando scientificamente e, appunto, attraverso lo studio delle diverse aree geografiche, la collaborazione con volontari, gli enti locali, le altre associazioni e i proprietari di trovare un modo per consentire una convivenza equilibrata tra uomo e animale. Ecco dunque il questionario a cui partecipare per continuare sul percorso tracciato anche dalla nostra inchiesta e per andare oltre le opinioni: bisogna analizzare con cura tutte le informazioni necessarie per agire affinché vengano in luce tanto gli aspetti negativi e dunque provare a cambiare la situazione ma anche quelli importantissimi del duro lavoro delle persone che operano sul campo e di coloro che hanno scelto di condividere la vita con un animale.

Il questionario è stato lanciato ieri sera e già sono arrivate 983 risposte in meno di 24 ore. Il primo dato evidente che emerge, a conferma di quanto dimostrato nella nostra video inchiesta, è che la scelta avvenuta appunto attraverso i social network è preponderante rispetto alle altre ipotesi previste.

Le domande del questionario, però, vanno ben oltre questo primo importante step. Si cerca davvero di comprendere quali e quanti passaggi a livello principalmente di comunicazione corretta nella gestione del cane siano avvenuti tra chi ha proposto l'animale e chi poi lo ha accolto nella propria casa. A questionario chiuso torneremo sull'argomento pubblicando tutti i dati emersi.

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