A cura di Sonia Campa
Membro del Comitato Scientifico di kodami
Consulente per la relazione uomo-gatto

La solitudine di un gatto è un problema che, solitamente, si pongono coloro che vivono in appartamento, se lui o lei non ha modo di intrecciare relazioni sociali diverse da quelle con gli stessi pet mate.

Ci sono sicuramente dei segnali che ci dicono che il gatto vive una vita un po’ troppo solitaria però attenzione: questo non significa che la soluzione sia necessariamente adottare un nuovo gatto. Come vedremo in fondo a questo articolo, la solitudine del gatto è un problema di stile di vita più che di assenza di relazioni sociali.

È agitato

L’aggettivo “agitato” è molto vago e soggetto ad interpretazione, ma diciamo che un gatto sempre molto frenetico, che si controlla difficilmente nel gioco, che riposa poco o male e che si attiva proprio mentre tutti in casa vorrebbero dormire, potrebbe segnalare un certo livello di solitudine.

Disinteresse verso il gioco

D’altra parte, anche un gatto troppo poco attivo, che ha perso entusiasmo ed interesse nei confronti di qualunque attività gli venga proposta potrebbe ritrovarsi in una condizione depressiva dovuta alle troppe ore trascorse da solo in casa.

Dorme sempre

Un altro segnale che dovrebbe preoccupare è il fatto che il gatto passi tutto il suo tempo a dormire, soprattutto se lo fa isolandosi e rinunciando a qualunque altra attività che non sia andare in ciotola o, al più, in lettiera.

Ha problemi di peso

Anche l’eccesso di cibo può essere un sintomo di solitudine, perché alcuni gatti compensano lo stress e la monotonia di una vita solitaria mangiando più di quel che realmente necessitano o, banalmente, non riescono a bruciare le calorie che ingeriscono e, quindi, ingrassano.

Fa i bisogni fuori dalla lettiera

Alcuni gatti, soprattutto se molto emotivi e stressati, possono arrivare a fare i bisogni fuori dalla lettiera, sia in presenza che in assenza dei pet mate.

Cosa fare se il gatto si sente solo

Il senso comune tende a credere che la solitudine di un gatto si affronti mettendogli accanto un suo simile. L’aspettativa è che, con la presenza di un nuovo individuo, il primo avrebbe qualcuno con cui giocare, con cui trascorrere il tempo, condividere giochi e attività, trovare conforto anche e soprattutto durante le ore di assenza dei pet mate. Pensiamo questo perché siamo animali fortemente sociali e comunitari. Ma i gatti tendono a vedere i propri simili prima di tutto come dei competitori di risorse: non è mai scontato che, inserendo un secondo gatto, il residente lo percepisca come una “compagnia” e non, piuttosto, come un invasore contro cui scatenare una guerra che può durare anche per sempre. L’inserimento di un secondo gatto, quindi, soprattutto se il residente è già adulto, non è la migliore strategia adottabile e, certamente, non la prima a cui pensare.

Il problema dei gatti che vivono come animali unici in casa non è tanto la mancanza di un compagno felino con cui fare bisboccia. Anzi, sul piano sociale i gatti trovano totale gratificazione nella relazione con gli esseri umani di famiglia, i quali sono in grado di appagare il bisogno di relazioni personali.

I problemi nascono quando in casa non c’è nessuno per la gran parte della giornata, quando per ore non accade nulla, non c'è niente da fare, da curiosare, da esplorare, nessuna novità che regali un momento di sorpresa o di interesse, tutto resta invariabilmente piatto e immobile. Non a caso, molti dei "sintomi" che qui ho attribuito alla solitudine coincidono con quelli della noia.

Un altro gatto può sicuramente arricchire la sfera sociale di un micio ma questo, statisticamente, avviene solo se i due crescono insieme sin da piccoli e, soprattutto, non soffrono singolarmente la noia e la monotonia. Perché un appartamento noioso ha il potere di far sentire soli anche due gatti che crescono insieme.

Per mantenere attivo e in salute psicofisica un gatto è necessario entrare nell’ottica che il nostro impegno nei suoi confronti non termina quando chiudiamo la porta di casa per andare al lavoro. Abbiamo la responsabilità di preoccuparci ed occuparci di quello che potrà fare o meno durante la nostra assenza ed è una responsabilità che prosegue anche quando rientriamo e, pur stanchi, gli dobbiamo le attenzioni e il tempo che ci richiede.

Si dice che i gatti siano meno impegnativi dei cani ma è un falso clamoroso. Nel momento in cui gli forniamo un ambiente artificiale in cui le possibilità di "essere gatto" dipendono al 100% da noi, far stare davvero bene un gatto è una sfida che si rinnova ogni giorno.