Alzi la mano chi non trova irresistibilmente adorabili i cuccioli di panda. Goffi, morbidi e paffuti i panda giganti spaccano lo schermo come pochi altri animali al mondo. Nelle ultime settimane una cucciola di sei mesi, Fu Bao, ospitata nello zoo di Everland in Corea del Sud, ha raccolto in pochissimo tempo quasi 5 milioni di visualizzazioni su YouTube. Nel video si vede la cucciola di panda che non vuole proprio saperne di staccarsi dalla caviglia del custode, che con non poche difficoltà riesce poi a liberarsene per continuare il suo lavoro nel box del plantigrado.

In realtà la rete è piena di video del genere, a quanto pare attaccarsi alle gambe dei custodi sembra essere un'abitudine piuttosto diffusa tra i cuccioli di panda. Questi teneri e amabili orsi, però, sono molto di più che semplici e grassocci peluche, sono una specie incredibilmente particolare da un punto di vista evolutivo, che abbiamo rischiato di perdere per sempre.

Il video di Fu Bao alle prese col suo custode

Un orso che non voleva essere un orso

I panda giganti (Ailuropoda melanoleuca) vivono nelle regioni montuose del Sichuan, nella Cina centrale. Sono animali solitari che, pur appartenendo all'ordine dei carnivori e alla famiglia degli ursidi, nel corso delle ere geologiche "hanno deciso" di imboccare una nuova e tortuosa direzione evolutiva, rinnegando il loro passato da mangiatori di carne. Questa svolta vegetariana, spesso usata per denigrare e prendere in giro i poveri panda, li ha portati a sfruttare con successo una nuova e abbondante risorsa alimentare composta quasi esclusivamente di bambù, facile da trovare e poco contesa da altre specie. C'è solamente un piccolissimo problema, però.

Avendo uno stomaco originariamente carnivoro non riescono a digerire con facilità la cellulosa e ad assimilare in maniera efficiente i nutrimenti. Per far fronte a questo piccolo intoppo i panda sono quindi costretti a mangiare una quantità enorme di bambù ogni giorno, mediamente dai 9 ai 14 Kg di foglie e germogli, ma posso arrivare fino a oltre 40 kg. L'ingestione di una quantità tanto elevata di cibo scarsamente digeribile li porta così, inevitabilmente, a dover defecare mediamente circa 40 volte al giorno.

Una dieta erbivora tanto povera di nutrimenti necessità un limitatissimo spreco di energie, e così l'evoluzione ha donato ai panda un utilissimo e geniale strumento perfettamente adattato per afferrare le canne di bambù e facilitargli la vita: un pollice in più. In realtà si tratta di un falso pollice, e questo sesto "dito" è il risultato della modificazione dell'osso sesamoide radiale, che sporgendo dal polso consente una presa salda e decisamente comoda.

Le stranezze non si fermano certo qui: di recente è stato scoperto che alcuni panda combattono il freddo rotolandosi nella cacca di cavallo, che poi si spalmano con cura e attenzione su tutto il corpo. E se tutto ciò vi sembra già piuttosto singolare sappiate che i maschi, fanno la pipì in verticale, mantenendosi solamente sulle zampe anteriori. In questo modo riescono a raggiungere punti più alti dove marcare il territorio dimostrandosi superiori agli altri maschi.

Perché i panda si rotolano nella cacca di cavallo

La proverbiale pigrizia del panda

A causa della loro dieta erbivora a scarso apporto energetico i panda sono animali pigri e indolenti. Questa spiccata tendenza a evitare sforzi e fatica sembra caratterizzarne anche la loro vita sessuale: apparentemente questi orsi pare non vogliano affatto riprodursi. I tassi di natalità di questa specie, infatti, sono incredibilmente bassi e lenti, sia in natura che in cattività. Il motivo principale è che le femmine sono fertili solamente due o tre giorni durante tutto all'anno, e questo rende davvero difficile la crescita della popolazione.

Ogni femmina, poi, riesce a crescere solamente un piccolo per volta, che può restare con la madre per un periodo molto lungo che può arrivare anche a 18 mesi.

Per questi motivi la riproduzione in cattività è sempre stata molto difficile, anche perché pare questi animali perdano ancora di più la voglia di riprodursi quando sono in un ambiente artificiale, tanto che qualcuno ha provato addirittura a stimolarli con Viagra (sì avete capito bene) o facendogli guardare video di accoppiamenti di altri panda. Tuttavia l'inseminazione artificiale resta ancora la tecnica più utilizzata per la riproduzione in cattività.

Simbolo di conservazione

A causa dei suoi bassi tassi di natalità e dello stretto legame con le foreste di bambù i panda hanno seriamente rischiato di sparire per sempre. Deforestazione e perdita di habitat avevano ridotto il numero degli esemplari in natura a poco più di mille alla fine degli '80 del secolo scorso. Questa specie, tanto carismatica e irresistibile, è diventata così portavoce di tutte le specie a rischio estinzione al mondo, aiutando a far aumentare in maniera decisiva la consapevolezza e la sensibilità dell'opinione pubblica.

Questo ha portato a investire una quantità di soldi ed energie nella salvaguardia dei panda senza precedenti. Sforzi non sempre condivisi da tutti, ma che hanno allontanato in maniera decisiva questa specie tanto particolare e unica dal baratro dell'estinzione. Oggi ci sono più di 2000 panda giganti in natura, e la popolazione è in lenta ma costante crescita, tanto che l'IUCN nel 2016 ha ricalcolato il rischio di estinzione promuovendo questa specie da "In pericolo" a "Vulnerabile", la categoria di rischio meno allarmante.

Il loro aspetto amabile e indifeso e i loro atteggiamenti pigri e impacciati così simili ai nostri hanno reso questa specie l'animale più amato al mondo. Tuttavia le sue "scelte" evolutive vengono spesso fraintese e additate come la causa principale del suo drammatico calo verso l'estinzione.

Questi animali sono molto di più che semplici peluche da coccolare oppure orsi che "non vogliono" mangiare carne. Le loro caratteristiche evolutive li rendono perfettamente adatti all'habitat in cui vivono e dove hanno vissuto per milioni di anni. Dobbiamo ricordarci che, se mai estinzione ci sarà, non sarà di certo colpa dei loro ma solamente, neanche a dirlo, a causa nostra.

Guida tascabile alla sesta estinzione di massa