Articolo a cura Dott.ssa Giorgia Inferrera
Dottoressa in Scienze e tecniche psicologiche

Il termine ailurofobia deriva dal greco “ailouros”, gatto, e “phobia”, fobia, e sta ad indicare, letteralmente, la paura dei gatti. L’ailurofobia non è un lieve e transitorio timore che si avverte in relazione ai gatti, ma è caratterizzata da paura o ansia intensa e persistente che in alcuni casi sfocia perfino in un attacco di panico. Si tratta di una zoofobia, una fobia specifica, inserita nella sezione relativa ai disturbi d’ansia del DSM-5 (la quinta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association). I soggetti affetti da ailurofobia tipicamente mettono in atto condotte di evitamento, al fine di non imbattersi in questi animali o in situazioni in cui possono essere presenti, ma a volte l’ansia è così forte da impedire loro anche di vedere immagini, film o documentari che riguardano i gatti. In alcuni casi i sintomi si manifestano anche in relazione a tigri, leoni o pantere poiché la fobia può essere estesa a tutti i felini o riguardarne uno in particolare.

Ovviamente, non stiamo parlando di una sana e naturale preoccupazione che uno di questi animali possa farci del male: specialmente quando percepiamo che l’animale è nervoso, mantenere le distanze è una reazione del tutto appropriata. Teniamo sempre a mente, infatti, che le paure hanno un carattere adattivo e le abbiamo ereditate dai nostri antenati. Gli individui che temevano (e quindi evitavano) gli animali potenzialmente pericolosi avevano più probabilità di sopravvivere e tramandare questa caratteristica ai discendenti. È superfluo sottolineare che non si sta dicendo che i gatti sono cattivi, come ben sappiamo gli animali hanno i loro buoni motivi per reagire, talvolta, in maniera aggressiva.

Quali sono le cause della fobia dei gatti?

Prima tra tutte, una delle possibili spiegazioni alla base della ailurofobia sono le esperienze traumatiche: si potrebbe sviluppare la fobia per i gatti dopo essere stati graffiati, soffiati o morsi da uno di loro. I bambini, in particolare, spesso non sanno come comportarsi con gli animali, che di conseguenza potrebbero reagire in maniera aggressiva perché si sentono minacciati o spaventati. È per questo che è necessario spiegare che un gattino, non essendo un pupazzo, potrebbe percepire il comportamento impulsivo, tipico dei più piccoli, come una provocazione. Se l’adulto è disposto, per i primi tempi, ad assumere il ruolo di mediatore, si garantisce il benessere e la serenità del gatto, ma anche del bambino, che crescerà libero da fobie e timori. Si potrebbe sviluppare l’ailurofobia anche a seguito di un’esperienza traumatica che non ha coinvolto in prima persona il soggetto, ma è successa ad altri, oppure dopo aver osservato il comportamento fobico di un’altra persona. Ancora, tale disturbo potrebbe insorgere dopo aver appreso informazioni attraverso un documentario, un film, un post su Instagram o il racconto di un amico. Si pensi, ad esempio, alle molteplici superstizioni legate ai gatti, e in particolare alla credenza popolare secondo cui quelli neri portano sfortuna.

Trattamenti terapeutici

Alcuni convivono con l’ailurofobia semplicemente evitando l’animale e le circostanze in cui è presente. Ad esempio, potremmo trovarci costretti a rifiutare l’invito a casa di amici dove sappiamo che incontreremmo uno o più gatti. Tuttavia, qualora se ne avvertisse la necessità, si potrebbe anche pensare di intraprendere un percorso con un professionista per provare a sconfiggere la propria fobia.

Lo psicoterapeuta, in questo caso, aiuterà il soggetto affetto da ailurofobia a indagare le cause della propria paura, poiché spesso questi individui non ricordano la ragione specifica per la quale temono i gatti. In particolare, secondo la psicoanalisi, alla base di tutte le fobie ci sarebbe un conflitto inconscio: in quest’ottica non è importante il rapporto che si ha con il gatto a livello cosciente, ma cosa rappresenta per noi ad un livello più profondo. Le tecniche più utilizzate per la cura delle fobie sono quelle di stampo comportamentista.

Nel loro insieme si parla di trattamenti di esposizione perché gli individui vengono esposti all’animale, fino a quando non riescono a superare l’ansia e la paura ad esso associate. La desensibilizzazione sistematica, ad esempio, è una tecnica attraverso la quale gli individui imparano a rilassarsi gradualmente ogni volta che sono messi di fronte ai gatti. Si comincia con un training di rilassamento, in cui i soggetti imparano a rilassare volontariamente tutti i muscoli del loro corpo (una delle possibili reazioni fisiologiche alle zoofobie, infatti, è proprio la tensione muscolare). Successivamente, è necessario stilare una gerarchia delle paure, un elenco di oggetti o situazioni temute, che va dalle più lievi a quelle più angosciose. Gli individui imparano, quindi, ad associare il rilassamento prima agli oggetti posti più in basso all’interno della gerarchia (ad esempio un cucciolo di gatto) fino ad arrivare a quelli posti più in alto, come ad esempio i gatti adulti.

Che cos’è l’ofidiofobia?