La parola melissofobia deriva dal greco “melissa”, ape, e “phobos”, fobia, e significa, letteralmente, paura delle api. Anche se molti di noi possono avere timore di un’ape, che questo animale possa avvicinarsi e magari pungerci, sono solo alcuni a sviluppare la fobia vera e propria. Non basta, infatti, provare disgusto, esserne infastiditi o mettere in atto condotte al fine di allontanare l’ape: la melissofobia è la paura o ansia intensa, persistente e irrazionale, di tale insetto.

I sintomi della melissofobia

Si tratta di un vero e proprio disturbo, la fobia specifica e, in quanto tale, è inserito nel DSM-5 (la quinta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association) nella più ampia categoria dei disturbi d’ansia. Non ha niente a che vedere, quindi, con il timore del tutto ragionevole che l’animale possa pungerci, considerato che in alcuni casi una puntura d’ape può anche indurre una reazione allergica. Spesso, per chi è affetto da melissofobia, non è necessario che l’animale sia presente ma può bastare anche vedere un’immagine, ad esempio sullo smartphone, affinché si scateni una reazione di ansia intensa, che in alcuni casi potrebbe anche sfociare in un attacco di panico. Inoltre, non si tratta di una paura passeggera o transitoria, ma generalmente si parla di fobia se tali sintomi persistono da almeno sei mesi. Specialmente nei bambini, infatti, è comune maturare paure per alcuni animali che, crescendo, svaniscono autonomamente.  È importante, quindi, evitare di patologizzare ogni comportamento o timore temporaneo: il rischio è che proprio questa eccessiva attenzione ad un fenomeno in realtà banale faccia successivamente insorgere il disturbo.

Perché si ha paura delle api?

Molti individui non sono in grado di risalire all’evento o la situazione connesse all’insorgenza della melissofobia, ma generalmente si possono individuare quelle che sono le cause più comuni. Prima di tutto, se abbiamo vissuto un evento traumatico in relazione a tale animale è molto probabile che questo si ripercuota significativamente sulla probabilità di sviluppare la fobia. L’evento traumatico non deve necessariamente essere qualcosa di estremo: per un bambino piccolo, ad esempio, anche essere punti da un’ape può avere risvolti piuttosto negativi. L’evento non deve per forza essere capitato a noi in prima persona, ma potrebbe anche essere occorso ad un familiare, un amico, o anche un passante. L’apprendimento osservativo, infatti, può avere un impatto sulla nostra relazione con tale animale. Ancora, se si ha un’esperienza spiacevole in presenza di un’ape, potremmo involontariamente associare i due elementi, e di conseguenza temere l’animale perché ci ricorda quella situazione. Ad esempio, è comune sviluppare una fobia se l’animale era presente mentre l’individuo in questione stava avendo un attacco di panico. Anche la trasmissione di informazioni può avere un ruolo cruciale, specialmente se consideriamo la fonte affidabile: se veniamo a sapere che l’ape, ad esempio, è un animale pericoloso e che può pungere, potremmo essere più esposti al disturbo. L’informazione può perfino non essere corretta, spesso, infatti, quando si parla di animali si tende ad esasperarne alcune caratteristiche.

Trattamento

La maggior parte degli individui affetti da melissofobia riesce a rimanere tranquilla se evita qualunque pensiero o contatto con le api ma, nonostante ciò, questi soggetti sono angosciati all’idea che la loro fobia possa interferire seriamente con la loro vita. Solitamente è questa la causa principale per la quale si rivolgono ad un esperto per affrontare la paura delle api. I trattamenti, in questo caso, dipendono fondamentalmente dal tipo di orientamento dello psicoterapeuta. Le tecniche più utilizzate sono, generalmente, quelle di stampo comportamentista: nel loro insieme si parla di trattamento di esposizione perché gli individui vengono esposti alle api fino a quando non riescono a superare la loro fobia ed entrare in contatto con l’animale senza provare ansia, o almeno tenendola sotto controllo. A questo proposito, un possibile strumento di cui ci si può avvalere è la realtà virtuale, che permette di simulare un ambiente artificiale realistico e in 3D.

Recentemente sono stati messi a punto dei software grazie ai quali si possono riprodurre immagini, suoni e sensazioni e in tal modo si permette al soggetto fobico di “incontrare” l’animale senza che esso sia realmente presente, in una situazione protetta e non pericolosa. Attraverso questo sistema non si nuoce in nessun modo all’ape poiché essa non è realmente presente e non è sottoposta ad alcun tipo di stress. Ricordiamo, infatti, che tale insetto non è interessato a pungerci, al contrario lo fa per difesa, e l’incontro con un essere umano può essere destabilizzante per lei almeno quanto lo è per noi. Per quanto riguarda, invece, le psicoterapie a orientamento psicoanalitico, la melissofobia può essere compresa e superata attraverso la possibilità di rivivere e riconoscere i conflitti all’interno della relazione con il terapeuta, grazie all’analisi dei sentimenti inconsci che il paziente prova verso di lui, ovvero il transfert. Anche se ogni percorso di psicoterapia è a sé e ogni individuo è unico, solitamente si tratta di un tipo di psicoterapia che permette di raggiungere buoni risultati dopo tempi un po’ più lunghi rispetto alle tecniche di esposizione, proprio perché si va ad approfondire la causa della fobia.

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