L’ornitofobia è la paura degli uccelli. Il termine deriva dal greco “ornithos” (uccello) e  “phobos” (paura) e sta ad indicare l’ansia persistente e irrazionale che sorge nel momento in cui ci troviamo a contatto con questi animali, ma in realtà potrebbe bastare anche solo un’immagine affinché si scateni la reazione fobica. Non stiamo parlando di un semplice fastidio o disgusto nei confronti dei volatili (chi, almeno una volta, non si è sentito seccato dalla presenza di piccioni che si avventano sui tavolini di un bar?), e non è neanche un normale e transitorio timore. È molto comune, infatti, che i bambini sviluppino fobie che poi si risolvono spontaneamente con il passare del tempo, ma anche in età adulta, in realtà, è possibile provare apprensione in presenza di uccelli senza che sia necessario parlare di ornitofobia.

Si tratta, infatti, di un vero e proprio disturbo, la fobia specifica, inserito nel DSM-5 (la quinta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association) nella sezione relativa ai disturbi d’ansia. Anche se la risposta fisiologica allo stimolo fobico, ovvero l’oggetto o la situazione temuta, è variabile, spesso i soggetti affetti da fobia, e specialmente nel caso in cui si tratti di una zoofobia, possono sperimentare un’attivazione del sistema nervoso simpatico nel momento in cui si trovano in presenza di uccelli. Sarà quindi possibile che la persona manifesti dei sintomi fisici come accelerazione della frequenza cardiaca e respiratoria, tensione muscolare, sudorazione etc. Ancora, è molto probabile che chi è affetto da ornitofobia metta in atto delle condotte di evitamento al fine di non entrare in contatto con questi animali: siccome volatili come ad esempio i piccioni o i passerotti sono molto presenti nelle nostre città, risulta particolarmente invalidante poiché chi è affetto da questa zoofobia potrebbe negarsi una giornata all’aria aperta o una passeggiata nel proprio quartiere.

Quali sono le cause dell’ornitofobia?

Anche se molti individui non ricordano come e perché hanno sviluppato l’ornitofobia, ci sono alcune cause che, più probabilmente di altre, concorrono all’emergere del disturbo. Prima di tutto, bisogna prendere in considerazione gli eventi traumatici vissuti in relazione ai volatili, ricordando che non devono necessariamente aver coinvolto il soggetto in prima persona: potrebbero anche essere capitati ad altri mentre la persona in questione assisteva alla scena. L’ornitofobia potrebbe sorgere anche dopo aver visto le reazioni fobiche di altri individui, attraverso un meccanismo (molto frequente nei bambini) per il quale si prende a modello il comportamento di un’altra persona, e successivamente lo si imita e lo si interiorizza, facendolo proprio. Tra le cause del disturbo, non bisogna trascurare il ruolo della trasmissione delle informazioni: apprendere che i piccioni possono contagiare l’uomo con svariate malattie, ad esempio, favorisce l’insorgere dell’ornitofobia, specialmente se ci troviamo in presenza di soggetti che già nutrono forti preoccupazioni nei confronti delle patologie fisiche. Potrebbero esserci casi in cui le informazioni che si ricevono sono distorte e le caratteristiche dei volatili esasperate e ingigantite, si pensi ad esempio al film “The birds” di Hitchcock, in cui gli uccelli iniziano ad assalire le persone in tutti i modi possibili, arrivando anche ad ucciderle.

Come curare l’ornitofobia?

L’ornitofobia può diventare invalidante al punto che non ci si concede più del tempo all’aria aperta per evitare di incontrare qualunque tipo di volatile. Una delle conseguenze di questo disturbo, infatti, è che gli individui finiscono per uscire poco di casa o addirittura non uscire affatto. Nel caso in cui se ne avvertisse il bisogno, si può prendere in considerazione la possibilità di rivolgersi ad uno psicoterapeuta per iniziare un percorso al fine di comprendere le cause della propria fobia e farla recedere. Potremmo anche scoprire che la fobia non è direttamente connessa agli uccelli, ma a qualcosa di più profondo e lontano dalla parte cosciente della nostra mente. La teoria psicoanalitica individua alla base delle fobie un conflitto inconscio: in quest’ottica il disturbo può essere compreso alla luce del rapporto con il proprio psicoterapeuta, quello che in psicoanalisi viene definito transfert. Dato che la reazione fobica può essere scatenata anche da un’immagine, si può superare la fobia imparando ad affrontare gli uccelli senza che siano realmente presenti. Grazie a nuove tecnologie di realtà virtuale è infatti possibile creare un ambiente in 3D, al quale si accede grazie ad un visore. Il vantaggio è quello di imparare a tollerare gradualmente la presenza dei volatili in una situazione controllata in cui l’individuo si sente protetto, fino a quando non diventa del tutto indifferente a questi animali. Successivamente, poi, sarà in grado di trasferire la capacità acquisita a situazioni della vita reale.

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