A partire da febbraio fino ad arrivare ad agosto, le richieste di cessione di cani al canile di Monza e Brianza, sono aumentate del 30-40 per cento. Il presidente di Enpa Monza e Brianza, Giorgio Riva lancia un allarme forte e chiaro: «Sia chiaro, richieste del genere ci sono sempre state, ma quest'anno la crescita di persone che improvvisamente non potevano più tenere il cane è stata davvero fuori dal normale».

Non si tratta di abbandoni veri e propri, orribile comportamento peraltro ormai praticamente impossibile in Lombardia, dove il 90 per cento dei cani è microchippato e quindi facilmente identificabile, ma della volontà di cedere il proprio animale domestico per una serie di motivi: «Le richieste di cessione per problemi economici le abbiamo sempre avute e con il Covid e le conseguenze disastrose che ha portato, è chiaro che siano aumentate. Le persone si sono trovate a non riuscire più a sostenere le spese per il proprio cane o gatto, si sono ritrovate a dover cambiare casa per andare in appartamenti molto più piccoli. E per gli stranieri che potevano tornare a casa, di certo è molto improbabile che riescano ad accollarsi le spese del viaggio anche per il proprio compagno. Naturalmente ci sono anche le persone che purtroppo muoiono, che vengono ricoverate, persone che hanno problemi con la giustizia».

L’allarme però è stato lanciato perché la media è aumentata esageratamente: «Il numero di queste richieste, però, erano poche decine nell’arco di un anno. Quest’anno le dico solo che ad agosto, complici come al solito le ferie, sono arrivate ad essere 25 nel giro di 25 giorni. Una al giorno. È chiaro che ci abbia lasciato molto perplessi, tanto da rendere impossibile non pensare che questa crescita sia legata all’aumento del 20 per cento di adozioni, dato nazionale, che c’è stato nel secondo lockdown nei canili di tutta Italia. Ora io non voglio pensare che una persona possa essere stata così miserabile da essere andata nel canile a prendere un cane per poter uscire, visto che era l’unico modo per aggirare le norme di sicurezza che imponevano di restare a casa. Penso però, che nella maggior parte dei casi, le persone si siano avvicinate ai cani o agli animali da compagnia attivate da motivazioni sbagliate, come solitudine, maggior tempo, insomma una serie di motivi comunque legati al lockdown e che finito il periodo duro, si siano resi conto di essersi presi un impegno che non riuscivano a mantenere. Un avvicinamento quindi dovuto ad una leggerezza, oltre al fatto che in molti casi hanno proprio sbagliato la scelta del tipo di animale».

Il canile di Monza, rispetto alla maggior parte degli altri che si occupano solo degli animali abbandonati, quindi trovati vaganti sul territorio comunale, ha ottenuto una convenzione con 17 comuni che prevede anche il ritiro di animali di proprietà: «Essendo Enpa, l’Ente Protezione Animali, siamo riusciti ad ottenere una convenzione particolare, che ci permette di occuparci di tutti gli animali. Quindi il nostro, più che un canile è un centro di accoglienza per cani, gatti cavalli, pecore, conigli, galline, tartarughe… Perché nella convenzione fatta ci impegniamo a soccorrere e accogliere qualunque animale trovato sul territorio».

Riva però ci tiene a sottolineare un fatto: «Voglio precisare che non accettiamo ogni richiesta di cessione che arriva. Anzi. Non è che se uno dice non voglio più il cane viene e lo lascia qui. No, il procedimento è molto attento. Si ascoltano i motivi, ovviamente, ma poi si fanno indagini sulla veridicità delle cause. A quel punto se il problema è economico, cerchiamo di sostenere le spese di cibo o veterinarie, se è di tipo comportamentale, molto frequente, perché si è fatta la scelta sbagliata, perché si cresciuto e allevato senza le dovute conoscenze, diamo una mano, ma il cane non lo prendiamo. Il canile, insomma, diventa l’estrema ratio. Solo se non ci sono altre possibilità allora accettiamo la richiesta. Inoltre, ci tengo a dire anche che i cani di ritorno, non sono i cani che abbiamo affidato noi, sono animali che le persone si sono procurate in una serie di maniere tipo annunci su Facebook, acquisti azzardati, cucciolate domestiche».

Purtroppo la situazione, pur se migliorata negli ultimi due mesi, è questa: «Settembre e ottobre le richieste sono calate, come ci si aspettava del resto perché, è inutile, d’estate c’è il problema delle ferie, una vecchia e pessima storia contro cui noi lottiamo ogni anno con campagne di sensibilizzazione. Fortunatamente qui da noi il fenomeno del randagismo è completamente scomparso, però di gente che invece adotta un animale senza la giusta consapevolezza di ciò che significa, ce n’è ancora tantissima, direi troppa».

Il patto tradito: nemmeno la pandemia ha fermato gli abbandoni