Una guardia zoofila ha sottratto un cane anziano a un clochard con cui viveva da 17 anni e il giorno prima ha prelevato un'Amstaff ad un senza fissa dimora nonostante avesse il libretto sanitario della cucciola. Nel primo caso il cane è deceduto in clinica senza il suo pet mate affianco e l'uomo ha poi fatto un esposto ai Carabinieri, nel secondo la cagnolina è stata restituita al pet mate che ha sporto denuncia e portato due testimoni ai militari per segnalare un abuso di potere.

Due episodi avvenuti entrambi a Genova e ravvicinati nel tempo che hanno infiammato i social e che, al di là dei contorni grigi delle vicende che saranno eventualmente indagati dalle autorità, permettono di immergerci in quel "terreno sacro" che è la relazione tra un cane e il suo umano anche se questi è un senza fissa dimora. Un tuffo che costringe a trattenere bene il respiro prima di dare giudizi per comprendere a fondo cosa significhi prendersi cura di qualcuno e raggiungere la consapevolezza che esistono tante realtà diverse da quelle che ciascuno di noi può vedere o pensare. E non per questo sono sbagliate. Di sbagliato, e penale, c'è solo il racket e lo sfruttamento di animali da parte di criminali che usano i cani per impietosire quando chiedono l'elemosina.

Kodami ha parlato del rapporto tra cani e senzatetto con Sara Turetta, presidente e fondatrice di Save the Dogs and Other Animals, che ha lanciato il progetto “Amici di strada, compagni di vita”, per dare una mano ai cani e agli umani che vivono in strada. Sviluppato insieme con Fondazione Progetto Arca Onlus si rivolge ai cani dei senza dimora, persone che hanno perso tutto, ma non l’amicizia del proprio cane, spesso l’unico legame affettivo della loro vita.

Sara Turetta come viene visto un binomio cane-clochard?

La relazione tra un cane e un senza fissa dimora è sicuramente al di fuori degli schemi in cui molte persone con cui normalmente un cane vive o dovrebbe vivere. Questo spesso provoca reazioni emotive che portano a prendere iniziative che non sempre hanno poi fondamento. É vero che spesso chi vive in strada ha delle problematiche ma questo non equivale a dire che queste persone non sono in grado di occuparsi del proprio cane.

Come si fa a capire quando c'è davvero una relazione?

Chi si occupa di benessere animale dovrebbe essere in grado di capirlo, al di là dell'emotività. Quello che noi di Save the dogs spesso riscontriamo anche nei volontari e negli attivisti è un atteggiamento poco lucido e che tende a concentrarsi unicamente sull'animale e a non vedere il valore che un animale ha per la persona. Di conseguenza sfugge anche la comprensione del potenziale trauma che può avere sottrarre un animale a queste persone senza cercare invece di migliorare una situazione che non richiede per forza una separazione. Sta dunque all'intelligenza delle associazioni animaliste che operano sul territorio, nella loro capacità di distinguere quando l'accudimento dell'animale ha dei limiti dovuti al non accesso alle risorse o quando sfociano invece in un maltrattamento o in una mancanza grave di benessere.

Sì, ma dove si tira la riga?

Il punto è spostare l'asse da un'attenzione unicamente intorno all'animale, separandolo da tutto, togliendolo dalla relazione e cercare invece di allargare l'orizzonte e di inserire la persona andando oltre i pregiudizi e le convinzioni sociali, non è facile, è uno sforzo perchè significa mettere in dubbio quello che noi consideriamo essere l'ottimo per un animale ma è uno sforzo che bisogna fare, che chi opera all'interno delle associazioni deve fare.

Più che agire, conoscere e prevenire dunque

Ritengo che prima di chiedere la confisca, prima d'intervenire a gamba tesa sia fondamentale che il cittadino si rivolga a delle associazioni che operano sul territorio e che le associazioni abbiano delle persone formate ad uno sguardo inclusivo che non veda solo l'animale ma anche la persona. Parliamo tanto d'inclusività, chiediamo alla nostra società di includere gli animali nelle leggi, nelle tutele, nei diritti e poi, però, alcuni attivisti per gli animali non riescono a includere i fragili, i deboli, i senza fissa dimora e questo è gravissimo. Alle associazioni serve un vero e proprio shift culturale rispetto alla componente umana.

Manca una corretta formazione delle guardie zoofile?

Sono davvero convinti di aver fatto il bene dell'animale allontanandolo nei momenti finali della vita da chi è stato suo compagno umano per tantissimi anni? Io non credo che la risposta sia sì. Negare a una persona che ha vissuto anni e anni con il proprio cane, negare il diritto di accompagnare quell'animale alla morte anche eutanasica, è una violazione di un diritto umano. Come ci sentiremmo noi se ci venisse tolto il nostro animale e non potessimo vivere con lui quei momenti? Sarebbe una tragedia. In qualche modo viene giustificato solo perché questa persona vive secondo altri criteri che non sono i nostri o vive un momento di difficoltà o fa una scelta di vita, quindi è un'intolleranza crescente nella nostra società purtroppo verso certe manifestazioni di povertà estrema che evidentemente ci disturbano, vediamo più la parte di decoro che è la forma e non tanto la sostanza che invece bisogna andare a vedere, lo sforzo che va fatto è andare alla sostanza della relazione e alla sostanza del benessere.

Come si può fare nella pratica?

«A Milano ad esempio abbiamo introdotto anche dei veterinari volontari nella nostra operatività e stiamo microcippando gli animali in modo da dare una maggiore stabilità a quel legame, una maggiore ufficialità e una maggiore responsabilizzazione della persona senza dimora, perchè il fatto di non avere una casa non vuol dire che non si possa avere il possesso di un animale, convivere con lui e assumersene anche la responsabilità. In molti casi queste persone vanno aiutate, in altri casi dove c'è un evidente maltrattamento allora lì bisogna essere severi e rigorosi, poi ci sono anche delle situazioni grigie e lì l'intelligenza sta nel capire le intenzioni di quella persona che magari ha semplicemente una difficoltà a gestire una situzione ma non vuole far soffrire il proprio animale.

Approva la decisione di alcuni comuni di vietare l'elemosina con i cani?

«È inaccettabile. Le associazioni del territorio dovrebbero ribellarsi, un conto è lo sfruttamento dell'animale per impietosire o l'animale che viene passato a più persone e quindi parliamo di racket, di criminalità, un conto è una relazione di valore affettiva tra una persona e un animale, quindi è sbagliato mescolare questi due piani. Quando c'è una relazione un cane non è mai uno strumento per ottenere l'elemosina, è davvero un valore affettivo e allora questo rapporto va tutelato ovviamente con il benessere dell'animale che deve essere sempre protetto e cercato in tutti i modi.