Rumori forti, improvvisi e sconosciuti. Se possono uccidere animali domestici e selvatici, i botti di Capodanno fanno del male anche ai bambini. E non solo per il bollettino che ogni Primo gennaio arriva dagli ospedali con la triste conta dei danni provocati da questa usanza, ma soprattutto per gli effetti psicologici sui più piccoli. Ogni bambino appartiene ad un universo proprio, molto dipende dal carattere e dal contesto in cui è cresciuto. Se è vissuto dentro una famiglia in cui ansia e preoccupazione regnano, potrà infatti più facilmente lasciare spazio alla paura durante la notte del 31 dicembre. Ma sono in gioco molte altre questioni tra cui l'indole del piccolo, la sua autostima o l'aver avuto esperienze traumatiche legate a scoppi.

Quella della paura, però, è l'emozione principale, spesso condivisa proprio con gli animali di famiglia che per fisiologia (a causa del loro super udito) e per genetica percepiscono sensibilmente questi stimoli e hanno una risposta amplificata. Tra le specie animali si stima che ogni anno, in Italia, a causa dei botti ne muoiano almeno 5000 di cui l’80% selvatici, soprattutto uccelli che spaventati perdono il senso dell’orientamento.

Come avvicinarci allora a bambini e animali di famiglia quando fuori casa esplodono i botti di Capodanno? Kodami ha intervistato la formatrice e consulente educativa Paola Cosolo Marangon.

Dottoressa anche i bambini soffrono per i botti?

«Sicuramente i bambini sotto ai dieci anni sono molto condizionati dall'ambiente che li circonda, non hanno una capacità di comprendere cose di cui non hanno esperienza: quello che non riescono a elaborare razionalmente li spaventa. È quindi probabile che un evento inaspettato e non naturale come lo scoppio dei petardi possa allarmarli».

Quali possono essere le reazioni?

«Se l'animale può tremare, abbaiare e arrivare a mordere per la paura, il bambino può spaventarsi, avere crisi di pianto, gridare. La reazione è istintiva ed è dettata dalla non comprensione razionale dell'evento».

Ma non tutti i casi sono uguali…

«Certo, non tutti i bambini – così come non tutti gli animali – hanno la stessa sensibilità; ci sono bambini che possono stare a guardare i botti alla finestra, altri no. Molto dipende dalle abitudini della famiglia e come quest'ultima reagisce a questo evento, se con curiosità e gioia o se con apprensione».

Come comportarsi di fronte a una reazione di paura?

«Prima di tutto rassicurare, non esporre il bimbo all'evento ma accompagnarlo, magari andare in camera sua e raccontargli una favola; farlo sentire in un contenitore protetto dove non può succedere niente».

Una specie di "cuccia"?

«Sì la stessa modalità che usa l'animale che ha bisogno di essere messo in sicurezza: va a cercare la cuccia, quel luogo dove si sente protetto».

Importante però è anche non eccedere con la rassicurazione?

«Esatto, perché quando c'è un eccesso di rassicurazione si crea un sospetto. Se il genitore continua a dire "non devi aver paura" vuol dire che è in ansia e la trasmette al bambino».

Cosa succede quando un bambino vede star male il cane o il gatto?

«Va in sintonia. Si attiva quel codice dell'essere cuccioli e infantili che non appartiene agli adulti».

E cosa può fare l'adulto?

«Non farsi vedere spaventato, agire con fermezza, spostare l'attenzione. Molto utile usare una categoria già conosciuta al bambino: "Ti ricordi quella volta che hai avuto l'otite? Anche Fido ha tanto male alle orecchie adesso". Ricondurre con semplicità a un'esperienza vissuta».